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Fedeli alla linea

di Marco Di Porto

Sui blog e siti letterari italiani, in particolare su quelli animati da scrittori e critici letterari e professionisti delleditoria, cio da persone sempre pronte a spezzare lance in favore dellimprescindibile diritto alla libert di parola e a firmare petizioni online per appoggiare e diffondere le battaglie democratiche pi disparate, non s visto il minimo accenno allindegna vicenda del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, rea di aver invitato Israele come ospite donore per ledizione 2008.

Trovo assordante il silenzio della lit-blogosfera (specie di quei lit-blog che, per cos dire, contano) in merito. Gli scrittori israeliani invitati alla Fiera, tra i pi importanti e rappresentativi dello Stato dIsraele e, al contempo, notoriamente pacifisti, attivi da anni in una laboriosa quanto paziente battaglia culturale in favore della creazione di due Stati e della cessazione delle ostilit, stanno assistendo al tentativo di negazione del loro diritto di parola, e del loro diritto di esistere: quantomeno di esistere in un tempo preciso (maggio 2008) e in un preciso luogo (Torino).

Israele uno Stato attraversato da mille contraddizioni e mille problematiche: e chiunque abbia una visione della faccenda un minimo scevra da preconcetti, sa che la guerra infinita tra israeliani e palestinesi non basata su un torto buio e oscuro e una ragione limpida e splendente, ma da un complesso e nodoso groviglio di avvicinamenti e distacchi, tentativi e rotture, storie dolorose, ragioni degli uni e degli altri e interessi di soggetti altri da quelli degli abitanti di quelle terre martoriate e delle loro leadership. Non rendersene conto, e addossare tutte le colpe solo a Israele, unoperazione disonesta, nonch rivelatrice di una certa ignoranza della Storia di quei luoghi.

La cosa che pi mi fa incazzare che se alla Fiera del Libro come ospite donore fosse stata invitata la Cina (che perseguita e imprigiona i giornalisti contro, e che quanto a rispetto dei diritti umani non precisamente la Finlandia) o la Russia (idem con patate) nessuno avrebbe detto A. N B. N C.

Non questa la sede per fare il punto sulla questione israelo-palestinese. Ma certo che i nostri intellettuali in bytes, prontissimi nel lanciarsi in veementi e indignati jaccuse trasudanti impegno civile (comodamente seduti sulle poltrone reclinabili Ikea di fronte ai propri Pc, mentre sorseggiano una Coca Cola), sono fedeli alla linea (che quella del conformismo di sinistra) senza neanche interrogarsi sul perch. O comunque senza manifestare, come sono soliti fare, in pubblico, alcuna riflessione in merito.

Eppure sono certo che farebbe loro assai piacere vedere Amos Oz o Avraham Yehoshua a Torino. Per una semplice ragione: perch sono degli stupendi maestri della letteratura.

E parecchio triste che tutti questi scrittori e critici impegnati, per loccasione si siano rivelati bravissimi nel voltarsi dallaltra parte, fedeli alla linea dei loro editori e dei loro partiti di riferimento, in un mutismo che definirei silenzio-assenso.
Dobbiamo pensare sul serio che i coraggiosi pasionari della lit-blogosfera, pronti a sperticarsi di forward per la salvezza della foca monaca o contro il precariato o per la solidariet a Roberto Saviano, credano che sia cosa giusta e ragionevole proibire violentemente agli scrittori israeliani di venire in Italia a parlare di libri e letteratura e, come stato anticipato, del difficoltoso processo di pace al quale provano a dare il loro contributo, da anni, in prima persona e mettendoci la faccia?
Io non credo. Epper questo silenzio decisamente mortificante. E allora, che per favore dicano qualcosa: sono scrittori italiani e letterati che partecipano spesso, in rete, al dibattito anche politico, oltrech letterario. Visto che proprio di libri e di impegno, per una volta seriamente, si parla, che ci facciano sapere come la pensano.


5.02.2008 24 Commenti Feed Stampa