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Quella cosa che finisce per ”no”

di Stefano Sgambati

Guardavo, anzi spiavo, la teatralit del corteggiamento in un esemplare di maschio adulto. Sedeva a un tavolino tondo piccolo e occhieggiava la sua femmina come si fa in questi casi, con lo sguardo necessariamente subdolo di chi fa quello che fa per arrivare ad altro misurando con dovizia la concessione di quel sentimento, trattenendolo od elargendolo a seconda delle reazioni del suo obiettivo.

Osservato cos, nel suo tentativo d’essere piacente, affabile, sensuale e ammiccante, l’esemplare di maschio adulto risulta puntualmente ridicolo. Un maschio che sta corteggiando una femmina bruttissimo, assai pi sconcio di quanto possa essere nella pi perversa pratica erotica: quello stesso maschio, pi tardi, quando impegnato sar in un brutale coito con lei, ancora indossando i calzini, ebbene manterr tuttavia una dignit ben maggiore. E’ pur vero che anche io corteggio, ma ci non toglie, ahim, che il corteggiamento, oggi come oggi, sia una gravosissima perdita di tempo: temo il corteggiamento come temo certa forma di idealismo. Il corteggiamento, come l’idealismo esasperato, pu concorrere a far perdere di vista il reale obiettivo che, nel caso dell’idealismo pu essere uno qualunque – dalla rivoluzione politica, a quella culturale, molto difficile a dirsi – mentre nel caso del corteggiamento non pu che essere uno soltanto: scopare.

Scopare l’unico e reale motivo per cui un maschio decide di parlare con una femmina. Perci io penso che il corteggiamento, anzi pi precisamente la cavalleria, ecco penso che questi meccanismi siano il pi grande esempio di maschilismo possibile. Quando vedo un maschio aprire la portiera a una femmina, vedo un maschio che sta compiendo qualcosa di ipocrita che solo uno dei tantissimi passi necessari perch, alla fine della storia, o pi concretamente alla fine della serata, possa trovarsi a letto con la propria preda. Tutti quei gesti, quei gorgoglianti versi che escono dalla bocca di lui, mentre le versa il vino nella maniera che ha visto fare su Raisat Gambero Rosso, qualcosa di raggelante: la donna, se donna fosse, e spesso donna non , invece, alzarsi dovrebbe – mentre lui ancora l, con quell’atteggiamento che trasuda “credo che tu non sia minimamente in grado di servirti da sola, quindi lo faccio io al posto tuo, basta che poi me la dai” da tutti i pori – e andarsene dal locale lasciando sul tavolino due banconote da 50 euro e una scia di profumo insieme all’eco dei tacchi alti sul pavimento.

Ma questo non succede: la donna si fa prendere per il culo dall’inizio della serata alla fine e poi pretende di scendere in piazza a manifestare contro la fallocrazia il sabato successivo. Dico che il corteggiamento dovrebbe essere bandito per legge come l’amore eterno: tutti questi flute di vino che tintinnano, tutto questo sushi scadente che viene fatto passare per eccelso, tutto questo irretirsi di convenzioni sociali inebetenti dovrebbe essere passato al vaglio di particolari inquirenti incaricati. La sera, in giro, dovrebbe essere un continuo vedere irruzioni da parte delle forze dell’ordine dentro ai locali “in” e assistere alle contorsioni disperate dei poveretti catturati che non ci vogliono stare a farsi incriminare.

Le poesie, le rime baciate, i bei vestiti, i trucchi, le gonne, le portiere che vengono aperte, le sedie che vengono cavallerescamente allontanate dai tavoli sono tutte azioni finalizzate all’atto sessuale. Se io fossi femmina, afferrerei per il bavero della giacca il maschio che sta facendo ticchettare la propria carta di credito sul bordo del bicchiere in attesa del cameriere e lo rovescerei nell’acquario delle aragoste; se io fossi donna girerei armata, non per difendermi dagli stupratori, ma per offendere fisicamente il compagno che pretende d’essere gentile.

Tanto.
Quello.
Vuole.
Scopare.

I maschi ce l’hanno scritto in fronte: perfino la musica che scelgono per la macchina analiticamente ponderata per agevolarsi la strada. La pi grande storia d’amore dell’umanit cominciata perch lui voleva scoparsi lei: nient’altro. Prendete Romeo e Giulietta. Li avete presi? Tutto quel sudare amore, tutto quel sognarsi, tutto quel parlare di luna e di bellezza, tutto quel morire d’amore, tutto quel dramma, nel senso di azione pura, di fatica, intorno all’amore, nato perch un bel giorno, vedendo Giulietta passare, a Romeo venne in mente che ancora pi bella sarebbe stata nuda e ansimante. Ha voglia a fare Shakespeare: il lirismo assoluto della sua poesia non pu nascondere questo dato di fatto. Il maschio vuole scopare tutte le donne che incontra. Secondo voi a cosa stava pensando Leo Di Caprio, sulla prua del Titanic, mentre urlava, per farla contenta, (santa pazienza) “Sono il re del mondo“?


23.01.2008 6 Commenti Feed Stampa