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Cosa le racconto oggi dottore

di Ludovica Anselmo

baush
Come donna mia madre è molto emotiva. A lei piace quando alla televisione intervistano gli assassini.
Uh, Lorenza, fanno lu toksciò che piaciamme.
Ad un certo punto la presentatrice coi capelli rosso mango li incalza –lei ha sempre negato di essersi fatto aiutare dalla sua amante. Ho qui una foto che vi ritrae insieme. Intende ancora negare?- li giudica –aveva solo trentanni/tutta la vita davanti– li disdegna –l’ha ammazzata come un cane-.
Ecco, in quel momento lì le salgono le lacrime. Si mette a parlare con la donna dai capelli rosso mango.
Uh, porello, si na diaola te! Peccarità, lascialo stà! Allora io, dottore, ecco, io non mi tengo più, mi sale il veleno a vederla così, rattrappita sulla poltrona con la coperta da infermi a lagnarsi come una vecchia rincoglionita qualsiasi. Dottore, quella è mia madre, capisce come mi sento a vederla imbietolita da quelle porcate? Ma per la miseria mamma, sei proprio una cretina! Quello lì ha ammazzato a sangue freddo sua moglie! E mi parte un ceffone. Ma ti sembra il caso di piagnucolare per lui?
Uh, Lorenzamia, niciune ce pole fà gnente, sò sempre stata mpressionabile. Pure lo poro padre tua me sencazzava sempre paciallanimasue. Ma io, Lorenza, nun ce polo fà gnente. Uh, uh. E piange.
Dottore, capisce? Che poi, ne son certa, pure a lei verrebbe su l’odio e riempirebbe di sberle sua madre, no? Siamo tutti figli, giusto? No, mamma, perdonami setelodico, ma tu non sei sensibile, tu sei una boccalona. Questo è proprio il tipo di reazione dello spettatore medio, alla buona.
A quel punto sto già urlando e pare che ci ho le vene varicose al collo per quanto mi dà sui nervi. E più io le strillo addosso e più, pare, ci ha l’aria un pò compiaciuta.
Dottore, secondo lei perchè fa così?
Uh! Ma guarda che robba Lorenzamia. Che robba! Allora io le metto le mani attorno al collo, stai zitta stai zitta, non ti posso sentire più! Ma lei, invece di spaventarsi, continua a guardare la televisione per non perdere il filo.
Capisce dottore? Per non perdere il filo.
E mentre stringo la morsa, sento il suo collo rugoso e piccolo, quasi come quello di una bambina, solo con molte più grinze, e penso ma guarda come s’è rimpicciolita questa madre mia che mi ricordo un collo normale e mani abbastanza forti da prendermi a schiaffi se facevo qualcosa di storto. E poi la guardo tutta e piango anche io, dottore. Piango per le sue ossicine, piango per quella poltrona che la risucchia e lei che non riesce a muovere le gambe, piango perchè le pantofole sono troppo grandi, per quei piedini di bambola rotta e allora penso che non esistono pantofole adatte a quei piedi minuscoli e mi dispiace tanto per lei. Così restiamo, io e lei, a piangere davanti alla televisione che parla di mortiammazzati. Alla fine, dottore, come donne siamo tutte e due molto emotive, mi sa.


16.01.2008 9 Commenti Feed Stampa