Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > Il mio superio ed io

Il mio superio ed io

di Ludovica Anselmo

daniel-leeVattene via, vecchio. Via. Sciò sciò. Il vecchio continua a seguirmi lungo la strada. Tra poco attaccherai bottone con una scusa ed io mi fermerò a parlare con te. Ma certo. Che mi costa. Inoltre sei una persona anziana. Ora però basta, no? Devi porti un limite. Mi prendi la mano. Mi fai il baciamano. Va’ via vecchio. Ci viene signorina bella a prendere un caffè con me? Ecco. Ma come si fa a dire di no ad un povero vecchio? Che poi, via, se ti ha chiesto un po’ di compagnia sarà perchè vive in ospizio. I figli l’han lasciato solo, ingrati, e lui ha tanto bisogno di te. Per un’ora soltanto. Non lo puoi fare? Fallo, non ti costa niente. Hai la tua vita di trentenne, la playstationdue, vai al festival del teatro, al festival del cinema, alla biennale, se non hai voglia di cucinare ordini alla rosticceria sotto casa, leggi tutti i libri di Labranca e sì, sei intelligente. Devo continuare? Va’ col vecchio e beviti un caffè perdio, non fare la stronza, quella che ha risolto tutti i suoi conflitti, i suoi sensi di colpa –finalmente a trent’anni mi son resa conto che il senso di colpa è solo un becero retaggio cattolico che io rifiuto in quanto laica. Per cui, al limite, di senso di responsabilità si può parlare– no. Non fare questo discorso imbecille con me, il tuo superio ti fa ancora cacare addosso. E poi un vecchio è un vecchio. Come glielo dici che no, che un caffè con lui non ci vuoi andare a prenderlo? Oh, ma chi è questo qui? Chi lo conosce? E’ una persona anziana caramia, le regole sono quelle che sono sono. Ma certo che sì. Giovedì? Alle sette le va bene nonnino?
Sì pure tu hai ragione però, questo vecchio qui è una piattola. Adesso che hai fatto la buona azione te lo posso dire. Un rompiballe. E non lo dico solo perché se adesso è solo -dico, se dopo ottantanni di vita non ha nemmeno un amico- non dovrà essere un tipo molto simpatico e perchè se i figli sono ingrati, beh, si vede che non è stato un buon padre. Oppure non ha avuto figli e allora che vuole da te, giusto? No. Lo dico perché il vecchio ti ha messo all’angolo, ha sfruttato la ferita della terza età come un Bruno Vespa qualsiasi. “Ci vieni a prendere un caffè con me” non è come “andiamo a farci un caffè”. Ci vieni a prendere un caffè con uno come me? Ma certo nonnino, andiamo, fatti dare tutto l’amore di cui sono capace prima che tu muoia, presto, prima che tu muoia.
Così alla fine ho ceduto, si ci vengo, adesso però togliti di mezzo vecchio che devo andare a lezione di yoga.
Sono una persona orribile. Aveva ragione Massimiliano. Ho mai parlato di Massimiliano? Sei una persona orribile orribile, mi diceva con gli occhi pieni di veleno. E guarda, Massimiliano, ora te lo dico: è vero. Ci avevi ragione a dirmi quelle cose che ad entrambi, a te e al vecchio, ho fatto una promessa che poi non ho mantenuto. In fondo però dai, non sono così male. Voglio dire, non faccio favoritismi, non mi faccio imbietolire dalla compassione. Oops, mi sono scordata. Avevo da fare. Scusatemi tanto. E speriamo che il mio superio non se ne sia accorto troppo.


14.12.2007 1 Commento Feed Stampa