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Guasti

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Di Luca Fumagalli

Fuori, oltre il finestrino appannato, ricomincia a piovere. La vecchia con la faccia da corvo, appollaiata sullo strapuntino, sgrana imperterrita un rosario di legno.
(In treno / Sono in treno / Dove cazzo vuoi che sia a quest’ora)
Ogni dieci Ave Marie bacia un santino appiccicato sul quaderno ingiallito che tiene aperto sulle ginocchia.
(Ancora con questa storia / Ma la vuoi smettere una volta per tutte?)
Il bergamasco col cranio rasato, che sale a Cusano, dice la sua ad alta voce. Come tutte le mattine. Ha il tono fastidioso e pedante di chi crede di sapere sempre tutto. “Sono saltate le linee. Mi sembra evidente”.
(NO / La risposta è NO! / Quante volte te lo devo dire?)
L’S4 diretto a Milano Cadorna, partito da Seveso alle 7.50, è fermo da 20 minuti in un punto imprecisato tra Affori e Bovisa. “Mettiamoci il cuore in pace, da qui non ci muov-”.
(Ah… ma davvero / Tu sei geloso)
D’un tratto il treno si sposta in avanti, molto piano. Per qualche secondo dà l’impressione di ripartire. Poi arretra di una decina di metri. La frenata è brusca. La massa dei pendolari oscilla come l’asta di un metronomo.
(Scordatelo / Come no…/ Adesso sarei io quella che si dovrebbe calmare)
Pressato contro la schiena di Cristiano c’è un tizio che puzza di sudore. S’abbassa per raccogliere il cellulare e gli piazza una testata nelle reni. Si rialza e bofonchia una scusa.
(Prova a ripeterlo! / Bastardo che non sei…)
Cristiano non ci fa caso, distratto dal resto di starnuto incollato sui baffi dell’uomo che gli sta a 30 centimetri dal naso. Avrebbe fatto meglio a rimanere a casa, con sua moglie, che tra due giorni finisce la maternità, e i bambini.
(Mi fai schifo / Ma come ho fatto io…)
Dovrebbe avvisare in ufficio che è in ritardo. Non lo fa. Infilare la mano nella tasca destra per prendere il telefono, passando lo zainetto nella sinistra senza attorcigliare il filo delle cuffie, è improponibile. Sgomiterebbe il tizio che puzza e la bionda col piercing all’ombelico che, da quando è salita, gli sgocciola l’ombrello sulle scarpe.
(Stronzo / Sai cosa ti dico?)
Dopo mezzora gira voce che è deragliato un treno. Due morti. Lo dice una donna in fondo alla carrozza. Dieci minuti e arriva la smentita. Nessun incidente, solo un guasto. Tutto bloccato. “I treni subiranno ritardi imprecisati” annunciano di solito.
(Hai proprio ragione / TI-HO-TRADITO)
Il rasta che finge di dormire con la fronte contro il finestrino apre gli occhi quando qualcuno gli chiede di abbassare il vetro. Il primo soffio d’aria che entra sembra una benedizione.
(Allora / Contento?)
Cristiano sbircia dal finestrino. Scopre che il vagone è fermo davanti alla baracca di lamiera da dove il giorno prima ha visto uscire un vecchio con un materasso.
(E adesso vaffanculo!)
Poco prima delle 9, senza preavviso, si aprono le porte del treno. Il primo a scendere, con l’andatura di un sopravvissuto, è un uomo elegante. Un promotore finanziario, forse.
(Pronto? / Pronto! / BASTA! / Sparisci dalla mia vita!)
Incastra la ventiquattrore tra le gambe, apre l’ombrello, s’accende una sigaretta. La fuma per metà, avidamente, poi segue la massa dei pendolari, diretta a piedi verso Milano.
Ultima è la ragazza che ha litigato per un’ora al telefono. Mette la borsa a tracolla e s’incammina dietro gli altri, fissando il display del cellulare come una bussola. Cristiano li osserva allontanarsi. Si volta, risale il treno fino all’ultima carrozza, scavalca il binario e s’avvia in direzione opposta. Dopo un chilometro, superata la stazione di Affori, smette di piovere.