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La mattina presto, a Pantelleria

blackLa mattina presto, a Pantelleria.
Sugli scogli ho visto: scarpe spaiate, tubetti di dentifricio, qualche maglietta ridotta uno straccio. A volte, bottiglie vuote.
Poi, prima che passi qualcuno a pulire, arriva la signora milanese in tanga Dolce & Gabbana e fa il bagno.
Guarda quegli oggetti, cerca di starne lontana che non si sa mai qualche malattia.
Nuota a rana, poi si arrampica sullo scoglio. Si spalma la crema Lancaster. Si distende al sole.
Loro, i clandestini, sono passati da lì nella notte.
Disidratati, infreddoliti, esausti, gli sguardi perduti.
E’ estate, il mare era buono: sono sopravvissuti.
Saranno in un centro di accoglienza, adesso. In mille in una camerata, in cento per una doccia. Divisi dal mondo dal filo spinato.
Hanno lasciato tutto dietro di loro. La loro vita sono i vestiti che hanno addosso, una bottiglia di acqua, pochi oggetti in uno zaino consunto.
Basta.
Se la portano dietro, questa vita senza più nome.
Se va bene, vivranno in dieci in una stanza. Sperando di trovare una casa ricca da pulire. Magari quella della signora milanese, che ora ha fatto la doccia e si cosparge di doposole all’aloe vera.
Loro, i clandestini, adesso non sono più persone: sono extracomunitari.
Alcuni laveranno vetri e per noi saranno criminali.
Alcuni venderanno cd e borsette Louis Vuitton, e un giorno un vigile sequestrerà tutto.
Altri saranno rispediti indietro.
Molti no.
Molti sono morti prima di arrivare e saranno un titolo al tg1 e mezza pagina su Repubblica. Se ne parlerà per qualche minuto, poi tocca alla nota politica e c’è Pionati che dice che Prodi tira a campare e l’Italia tira le cuoia.
E Bossi e Fini sono ancora lì.
Nel frattempo, gli abiti made in Italy arrivano clandestini dalla Cina.
Ma questa merce è più pregiata. Non affonda mai e nessuno la rimanda indietro.

(In memoria degli uomini morti in mare)