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Ventolin

di Angelo Petrella

VentolinVentolin,
ti adoro perché mi sazi senza mai riempirmi
dopo che mi sono sfondato di canne
o ho urlato come un dannato per avere indietro
i soldi del latte scaduto;
oppure quando nella polvere ci trovo un centesimo
di qualcosa.
Se le piante ingoiassero Ventolin invece di azoto
il mondo sarebbe più dilatato;
devo provare qualche volta, tesoro, a spruzzarmelo
nel culo
quando cerco di avere un rapporto un po’ diverso
e la gente mi ride dietro.
Li farei ridere, sì, a loro, avanti.
Alla perfetta penetrazione si accede solo dopo aver
lubrificato il bronco del piacere per bene.
Per questo, senza sentirmi a disagio,
tra i gas di scarico e una multa beccata per
divieto di sosta, o per non aver comprato il grattino,
mi ti spruzzo nel naso e sento di nuovo gli odori
di quando ero bambino:
gli odori degli scarichi intasati
di quel cesso di fabbrica;
quando anche per respirare dovevo spendere
almeno diecimila lire.
Ma oggi sei un farmaco di fascia A,
sei l’aspirina di chi è più povero dei poveri,
sei il barbiturico di chi già ha troppo sonno,
il sonno di chi è insonne,
l’Ansiolin di chi non ha medico di base,
l’aragosta di chi può mangiare solo tonno in scatola.
Riempimi gli alveoli per bene, tesoro,
perché può essere l’ultima volta che respiro.
Cazzo, da domani devo iniziare a fumare
le sigarette col filtro.


20.09.2007 Commenta Feed Stampa