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We’ll meet again

di Edo Grandinetti

We’ll meet again - Dr. Stranamore

Era una visione che poteva provenire soltanto da una delle storie della buonanotte di Dag: un fungo termonucleare, alto nel cielo quanto la distanza che mi separava dall’orizzonte, rabbioso ed enorme, con la cima a forma di incudine, grande come tutta una cittadina medievale e nero come una camera da letto a notte fonda.

Secondo il rapporto “Us nuclear weapons in Europe” dell’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, invece, l’Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano.

L’arancia mi è caduta sul pavimento della macchina. Ho accostato al bordo della strada, accompagnato dal clacsonare di una El Camino arrugginita e carica di pendolari che per poco non mi tamponava. Ma non c’era alcun dubbio: era proprio così, c’era una nuvola all’orizzonte. Non era immaginaria. Era proprio la stessa nuvola che presagivo da quando avevo cinque anni, senza vergogna, quasi con gioia impertinente e malsana.

Tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: “Stone Ax” (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.

Sono stato preso dal panico, e il sangue mi è affluito agli orecchi. Ho aspettato di sentir partire sirene, ho acceso la radio. La biopsia ha dato esito positivo. Possibile che da mezzogiorno, quando avevo sentito il notiziario, potesse essersi verificata una “situazione critica”? Sono rimasto sorpreso di non sentire niente alla radio, solo musica da supermercato e alcune flebili stazioni messicane. Ero forse impazzito? Perché non c’era nessuno che accennasse una reazione? Le auto che andavano nell’altro senso mi incrociavano senza mostrare la minima parvenza di fretta. Per cui non mi restava altra scelta: preso da una curiosità morbosa, mi sono diretto da quella parte.

Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia.

La nuvola era talmente enorme da sfidare qualsiasi legge di prospettiva. Me ne sono reso conto dell’avvicinarmi a Brawley, una cittadini a venti chilometri dal confine. Ogni volta che mi pareva di aver raggiunto la nuvola, mi rendevo conto che era ancora ben lontana. Alla fine mi sono avvicinato tanto che il tronco centrale della nuvola andava quasi da un lato all’altro del parabrezza. Nemmeno le montagne mi erano mai sembrate così grandi, ma del resto le montagne, nonostante le loro ambizioni, non riescono mai ad attenersi l’atmosfera. E pensare che Dag mi aveva detto che le nuvole termonucleari sono piccole.

I risultati dello studio hanno dato forza alle proteste di alcuni esponenti di Rifondazione. “E’ da molto tempo che denunciamo la presenza di bombe atomiche sul territorio italiano”, dice la senatrice Lidia Menapace della commissione Difesa. “Quando siamo stati ad Aviano in missione per la commissione abbiamo chiesto al comandante italiano se era a conoscenza della presenza di armi nucleari nella base e lui rispose che non lo sapeva“. “Stiamo raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare per liberare il territorio dalle armi nucleari americane”, aggiunge il senatore Francesco Martone, capogruppo Prc in commissione Esteri.

Alla fine, al raccordo con la Highway 86, dopo aver svoltato a destra, sono riuscito a scorgere la base del fungo. Mi è bastato vederla e tutto è diventato chiaro di colpo, e allo stesso tempo mi sono sentito riempire di un profondissimo sollievo: gli agricoltori di un piccolo campo stavano dando fuoco a delle erbacce. Il mostro nero stratosferico creato dal debole fuocherello arancione che correva lungo i campi era assurdamente sproporzionato, una nuvola di fumo visibile da ottocento chilometri, addirittura dallo spazio.

Notizia da Repubblica.it. Brani da Generazione X di Douglas Coupland, Oscar Mondadori, pp. 212-213.


17.09.2007 1 Commento Feed Stampa