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Perù (seconda parte)

di Roberto Chilosi

[Segue dalla prima parte]

Allora… stavolta non mi sono portato la canoa perché la compagnia aerea non me l’avrebbe caricata e poi dicono tutti che in Perù se ne trovano un sacco a noleggio, seeeeee maddaiiiii.
Effettivamente qualcosa c’è, c’è soprattutto una bella Zulu blu, lasciata da non so chi a Cuzco.
La pagaia, quella me la sono portata, ma, bedda matri, affonda.
Antefatto: in aereo le maltrattano e, se riesco a farmela fare smontabile e metterla dentro il saccone con l’hydro, avrò solo un bagaglio.
Muble muble…viene in mio soccorso un mio amico che fa il meccanico: “te la faccio ioooo la pagaia smontabile, sochmel”.
Sicché gli consegno la mia cara Tempest: me la ridà perfetta, l’ha tagliata in due e ha inserito all’interno due perni di acciaio inox, filettando le estremità.
Perfetta a parte che pesa 3kg e, nel primo laghetto dell’Apurimac la mollo per chiudere bene il paraspruzzi, e la vedo affondare.
E noooooo.
Sicché farò il suddetto Rio con la pagaia praticamente saldata alle mani, ma questo dopo.
Prima, appena arrivati a Cusco da Lima (ma quanto lontano è il Perù?), andiamo a Machu Pichu che è proprio fico, una meraviglia, sull’Urubamba.
L’Urubamba è tostarello, a vederlo dal trenino che porta alla città perduta, ma io sono uno tosto e mi programmo la discesa in hydro per uno dei giorni a venire.
A Machu Pichu e dintorni iniziamo a fare la conoscenza con la vera calamità del Perù: i mosquitos (sandy flies, pappataci, come vi pare): terribili, piccoli, ma proprio piccoli, tanti, ma proprio tanti e affamati.
Un bagno de sangue.
Però il tratto dell’Urubamba (o Vilcanota) sotto il paesino di *****, è un po’ troppo tosto per un hydro solo e decido che ne scenderò solo una decina di km.
Quanti sifoni, ‘rco diaz!
Ma il problema non è tanto la difficoltà quanto il fatto che appena entro in acqua mi accorgo che l’acqua puzza di fogna e che il colore scuro è dovuto alla sporcizia, il fiume sacro del resto è a valle di Cuzco che conta 500.000 anime, e tutte quante scaricano i loro bisogni lì evidentemente.
Fatto sta che mi imbarco sopra Ollantaytambo (città sacra anche lei) e sbarco a..a? poi guardo, comunque sono circa 8km di ww IV-IV+ molto manovriero, le vere difficoltà iniziano da qui però, fino alla diga di Aguas Calientes.
Il recupero è a piedi (ma l’hydro è leggero) perché la strada non c’è e il treno va prenotato prima.
Il rientro a Cuzco con il taxi è folle. Il tipo ha fretta e si lancia con la sua scassa Toyota sulle strade curvose dell’altopiano. Ogni tanto, quando fa “cicciare” le gomme in curva o sorpassa un’altra macchina, si gira e mi guarda fiero.
Anche lui con lui, come col pilota dell’aeroplanino, vale la regola: se facciamo un incidente ti ammazzo di botte.
Dopo l’Urubamba sono un po’ deluso, però ho già prenotato la discesa sull’Apurimac.
Prenotato perché per fare scendere anche la Federica in gommone, andremo con la compagnia.
L’ Apurimac, considerato tra i 10 più bei percorsi al mondo, è il Rio delle Amazzoni quindi, secondo gli ultimi rilevamenti di un team di geografi sudamericani, il fiume più lungo al mondo, 6800 km contro i 6645 del Nilo: noi ne faremo 65 km, accontentiamoci.
L’ Apurimac, dal quechua Apu=signore, Rimac=parlante, nasce in Perù, dal vulcano Colca, lo attraversa da sud a nord, alla confluenza con l’Urubamba prende il nome di Ucayali, poi Rio Maranon, poi, finalmente, Rio delle Amazzoni.
Se volete saperne di più potete comprarvi, se lo trovate, “Sfida al Rio delle Amazzoni” di Joe Kane (in inglese si trova, in italiano non più) o “I fiumi scendevano a oriente” di Leonard Clark, o “River Gods” di K. Allen (in inglese).
Insomma l’Apu è uno dei miei sogni canoistici e l’avvicinamento, via bus, in una valle sperduta e lontanissima da qualsiasi insediamento umano inquinante, pare confermare le mie speranze di una discesa indimenticabile.
La strada è a strapiombo sul fiume che scorre 2000 metri più in basso, la Federica fa parte del viaggio ad occhi chiusi per non guardare di sotto.
Oltre alla canoa che ho noleggiato, mi sono portato comunque anche l’hydro, che farò trasportare al gommone cargo, che qualche rapida voglio farla anche con quello.
Il fiume, a parte i mosquitos che, calorosissimi, ci accolgono all’imbarco degnandoci dei loro mozzichi di benvenuto, si presenta bene: acqua pulita, portata sui 70/80 m3.sec, manovriero, gola profonda, enormi massoni levigati o completare una cornice paesaggistica maestosa.
L’imbarco è a 2400 mt, il clima secco.
Gli occupanti dei gommoni sono per la maggior parte ragazzi e ragazze israeliani, le guide tutte peruviane, alcuni dei veri fighetti, ammiratissimi dalle ragazze (ammiratissimi e trombatissimi alla fine dei 3 giorni ehm ehm).
Il primo giorno facciamo una 15ina di km, abbastanza facili, con qualche rapida di quarto, ma che meraviglia!, ho i brividi.
Il primo campo si fa sulla riva destra su una piccola spiaggetta prima di un bel rapidone.
Mangiamo come dei porcelli e dormiamo bene.
Madonna che buio!
Il fiume scorre lontanissimo, come detto, da qualsiasi insediamento umano, stasera non c’è nemmeno la luna e la stellata è fenomenale, non fosse per i mosquitos sarebbe da dormire a cielo aperto.
E poi il canyon è profondo, un abisso, mi sento piccolo piccolo e solo solo, ma sto proprio bene.
Mi sveglio che sto camminando sulle rocce a strapiombo sul fiume, scalzo, al buio, la cengia su cui mi inerpico si restringe e assottiglia poco a poco e io mi trovo a volare giù, non vedo nemmeno il fondo.
‘mazza che brutto sogno, sarà che ho mangiato pesante.
La mattina invece mi sveglio prima degli altri e mi vado a fare un paio di rapide in hydro, ancora quasi al buio.
Ci svegliamo noi, ma si svegliano anche i mosquitos, che invece che cappuccino e brioche fanno colazione col nostro sangue.
Puozzano murì, tiè.
La giornata inizia bene, con delle belle rapide, tecniche, potenti in mezzo a massoni enormi che creano rulli discretamente forti.
Ma quanti sifoni anche qui, è un vizio in Perù!
Poi il primo vero rapidone: il fiume sfiora la parete levigata, giallo ocra e strapiombante di destra e rimbalza un po’ sotto e un po’ sopra un masso grande come casa mia, prima di questo due rulloni, dopo di quello altri due rulloni.
Calda emozione!
Sono un po’ rigido (sifoni in carriere ne ho già passati due), ma la passo, ma l’ultimo bucotto mi frulla un tantino.
Subito dopo un’altra rapidona, non difficile ma insidiosissima, già teatro mi dicono le guide di diversi incidenti.
Seguo fedele il safety della compagnia e passo senza problemi. I gommoni trasbordano entrambe le rapide tra il disappunto generale.
Ma sa una sega la gente che porti in gommone!!!
Sono 12 anni che guido i gommoni e quello che non cessa mai di stupirmi è la perfetta ignoranza, ove non proprio arroganza, di chi non conosce un fiume e si trova a navigarci sopra la prima volta.
Sembra tutto facile, sembra che non possa succedere nulla, che le guide siano lì solo per passare il tempo e che avresti potuto fare la rapida anche da solo.
Invece…l’apprendimento di come affrontare l’acqua bianca racchiude una fase di impietoso ridimensionamento. Nella maggior parte degli sport “adrenalinici” si raggiunge la padronanza della disciplina o l’illusione di essa, dopo un lungo apprendistato, innumerevoli cadute e ruzzoloni, il faticoso adattamento all’uso di muscoli prima inoperosi e con il metodico sviluppo di un complesso di tecniche nuove, in un primo tempo estranee e ardue da apprendersi.
Scendere sulle rapide di un fiume con un gommone è tutta un’ altra cosa. Con un po’ di fortuna anche un principiante può fare rapide impegnative, la forza di gravità, al contrario che nell’arrampicata o alpinismo, è a favore e anche i tronchi scendono a valle in qualche modo…
Dato che tutto il lavoro lo fa il fiume ci si dimentica da dove provenga tanta forza, come un neofita alla guida di una mega moto che non si rende conto della propria velocità finchè non deve fermarsi improvvisamente perché ad un incrocio un camion non ha rispettato lo stop.
L’arroganza regna sovrana: il fiume sembra tutto vapori e specchi, un sacco di fumo e niente arrosto, un cane che abbaia e non morde.
E allora uno pensa di essere invincibile.
Poi magari il gommone si ribalta, si incastra o tu ti trovi comunque nell’acqua a nuotare.
Il risultato è lo stesso: la luce si spegne, il fiume ci sbatte come panni in una centrifuga, ci succhia l’aria fuori dai polmoni, ci riduce all’impotenza, pensare di nuotare in certe situazioni è puro delirio e, per la prima volta, l’arroganza di cui sopra cede il campo al terrore che si manifesta come un mostro liquido nelle cui mani siamo caduti. Magari siamo in un rullo e non riusciamo nemmeno a mettere la testa fuori, magari siamo nell’acqua alta 60 cm e non riusciamo a stare in piedi e continuiamo a scendere, magari il gommone è incastrato in 50 cm d’acqua ma non riusciamo a spostarlo di un millimetro.
Se veniamo ripescati ci trasciniamo a riva con un sorrisetto imbarazzato e, negli occhi, un’espressione che è un misto di confusione e nuda e cruda paura.
Questa è la prima lezione che dovrebbero capire quelli che si incazzano quando gli fai trasbordare una rapida, quelli che si lamentano perché la discesa in rafting non è stata abbastanza emozionante, quelli che “non ci siamo nemmeno ribaltati”.

Miiiiiiiiiii che severo che sono.
Vabbè.
Insomma trasbordano e io invece la faccio, mica tanto sereno ma la faccio.
Il fiume comunque è meraviglioso, paesaggio a parte è proprio bello tecnicamente, discretamente continuo, mediamente impegnativo.
Tutte le rapide hanno un nome ma io non me ne ricordo manco uno a parte il “Purgatorio” che è la rapida più fotografata, perché la foto la fai dal sifone che ostruisce il fiume a fine rapida in una gola stretta, profonda e strapiombante.
La rapida sarà di IV+, ma è meglio non mancare la morta a destra.
Poco dopo entra un affluente, il Vilcabamba, e l’Apu, raddoppia quasi la portata.
La giornata prosegue calda , ma non troppo ventosa, tra rapide e mosquitos, fino quasi alle 17.30 quando, abbastanza stanchetti, ci fermiamo in un bello spiaggione in riva destra.
Il giorno dopo ancora rapidoni (2 trasbordi per i gommoni) e grandi sifoni, ma senza sussulti, nessuno cade, tutti contenti, tutti bravi tutti belli.
Invece lo sbarco…
Suonano le sirene, l’attacco sta per iniziare, i bombardieri sono in formazione, preparate la contraerea, nascondete i vecchie i bambini: i mosquitos!!!
Sono così tanti e affamati che l’autan non fa niente e veniamo pizzati abbondantemente, tanto che la Federica la sera dovrà prendere l’antistaminico.
Rientriamo a Cuzco e partiamo subito per Arequipa.
Il viaggio è bello, tranquillo e rilassante e arriviamo ad Arequipa la sera.
Subito mangiamo un bel pollo arrosto e poi nanna.
Nanna un cazzo, abbiamo la stanza confinante con una discoteca ed è sabato sera: fino alle 5.30 è un continuo TUM-TUM-TUM, anticipo del terremoto.
Dovrei andare a fare il Rio Colca in Hydro, ma non ho la tenda e comunque portarmela nello zaino con l’hydro non mi convince molto (causa peso) e dormire all’aria aperta alla mercè dei piccoli succhia sangue ancora meno. (“anche l’esploratore più spinto, muore, dove gli può capitare e neanche troppo convinto” G. Gaber, ndr).
Farò la parte bassa in giornata e il Colca Canyon lo farò un’altra volta in canoa.
Però vado a vedere i condor. Partiamo alle 01.00 am.
Ecco la diretta.
Ron-fiiiiiiiiiiiiiiii…..rrrooonnn-ffiiiiiiiiiiiiiiii….DDDRRRRIIIIIINNNNNNN!!!!!!
Eh?
ECCHECCAZZZZZ…vabbè, vabbè mi alzo.
Li per lì penso che sono un cretino, penso che i condor li ho già visti, penso che posso comprarmi un bel dvd e vedermeli in tele o magari qualche documentario su NG channel..penso che vedrò dei puntini alti nel cielo che potrebbero essere qualsiasi cosa, però alla fine andiamo.
Arriviamo alle 7.30 alla Cruz de Condor e l’autista ci dice che tornerà a prenderci alle 9.30.
Non c’è nemmeno un bar per un cappuccio.
Bisogna aspettare che l’aria si scaldi perché i pennuti hanno il nido in fondo al canyon e aspettano che l’aria si scaldi per farsi portare su dalle correnti ascensionali.
Io non credo che vedrò niente, ma insomma in posto è bello.
Invece dopo un po’ eccone uno e lo vedo arrivare dal basso, e lo fotografo da molto vicino, poi un altro, un altro ancora.
Strafico!!!!
Maschi, femmine, giovani, vecchi, un trionfo di condor, valeva veramente la pena.
La mattina dopo partiamo per il Colca basso. Autobus (3h 30) fino ad Aplao (meravigliao?)
Poi taxi fino a la central, o anche più su.
In teoria, molto in teoria.
Trovo un taxi che è una vecchia Dodge con motore cambiato guidata da Gustavito. Tratto il prezzo e andiamo.
La valle è meravigliosa, un canyon profondo e ampio con le montagne colorate di rosa, risaliamo il corso del Rio Majes con Gustavito che mi racconta di lui, di Aplao, del campionato di calcio peruviano finchè, più o meno a metà strada, si ferma e spegne il motore.
Beh?
Ho capito, vuole trattare sul prezzo della corsa.
Gli offro 10 soles in più (2.50 eur).
Muto testa bassa, sembra in trance.
20 soles.
30
5 minuti così.
E’ scemo?
Poi parla.
“Senor no tengo gasolina”
eeehhhh??????????
E allora?
Allora niente, entro in fiume qui, non ci sono molte alternative.
Ne scendo un po’, una decina di km di ww III+, poi esco faccio l’autostop e torno ad Aplao dove Santa Federica mi aspetta, mangiando empanadas.
Il giorno dopo ancora scendo, su indicazioni di Marco Panebianco, il Rio Chili che arriva ad Arequipa (sbarco in città)
WW III-IV divertente, manovriero, pendente, ma sassoso, così sassoso che con l’hydro dopo qualche km prendo una mina totale alla coscia e dopo poco devo uscire per il dolore.
E’ dura l’avventura.


14.09.2007 Commenta Feed Stampa