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Perù (prima parte)

di Roberto Chilosi

Arequipa, un mercoledì sera.
“Cosa ci fai davanti a quello che schermo fuori c’è un inferno tu rimani fermo te ne pentirai non perdere tempo usa il tuo talento al 100% stai pur certo che questo non basta tu passa la busta a chi ha mani in pasta non è onesto ma piaccia o non piaccia è così che si fa allena la lingua e la doppia faccia. So che cerchi come sfogarti ed avvicinarti a chi è come te ma che tu sogni amanti diamanti tanti contanti e un posto al prive…
vuoi la tua opportunitaaaa? Il tuo giorno da leone
vuoi la vita di una staaaar? Una folla che grida il tuo nome…etc etc”
‘Azz come picchia ‘sta musica, che ritmo! Sò ffforti i Gemelli Diversi, tremano i muri…
I muri però tremano davvero, mi tolgo le cuffie del lettore mp3 dalla testa e guardo i vestiti e il lampadario, trema tutto, Federica che è in piedi non sente nulla, dorme già?
Dopo un po’ però si sente anche il rumore dei vetri delle finestre che scricchiolano.
Meglio uscire dalla camera.
Sulle scale dell’albergo con gli altri clienti, ci guardiamo con aria interrogativa e preoccupata, mentre il proprietario ci dice che “Aqui el sismo es normal”, la moglie con in braccio un bimbo di pochi mesi però è meno tranquilla e scendiamo in strada.
Tutto questo mentre la terra continua a tremare, non si ferma più.
E pensare che a casa mi si rizzano i capelli sulla testa anche solo per una scossetta di 3 secondi, qui è durata 2 minuti.

Tra poco dovremmo prendere il nightbus per Nazca e poi Pisco.
Mentre saliamo sul bus un poliziotto ci dice che il sisma nell’epicentro ha avuto un’intensità di 7.9 gradi della scala Richter.
Nooooo…mamma mia…oddio…io non sono un sismologo ma mi pare che possa corrispondere ad un decimo grado della scala Percalli, ovvero distruzione totale di città, cose, strade e ponti o qualcosa del genere.
Mi viene da piangere, ma non per me, ma per tutta quella povera gente che immagino essere rimasta sotto le macerie.
Noi siamo tranquilli perché in autobus, a parte l’ imperizia o follia dell’autista, non ci può succedere nulla sono solo preoccupato perché penso che la notizia verrà data anche in Italia e vorrei avvisare mia madre.
Dopo 9 ore arriviamo a Nazca: non c’è luce, il paese sembra disabitato.
Trascinandomi il borsone con l’hydro e tutto il bagaglio entro in un hostal gestito da un ragazzo, giusto di fronte al terminal del bus.
E’ ancora notte e lui ha una candela accesa, gli chiedo se ha una stanza, ma lui mi dice subito che il terremoto ha distrutto linee elettriche, acquedotti, case, ponti, strade, un sacco di morti, anche turisti, che c’è stato lo tsunami a Paracas, che l’oceano si è ritirato di 100 mt e poi ha spazzato via tutto, tutto d’un fiato.
Io rimango senza parole. Vedo un telefono, mi ci avvento e, Dio a volte c’è davvero, riesco a prendere subito la linea e chiamare mia madre prima che la comunicazione cessi per un paio di giorni.
Amen.
Adesso sono più calmo, anche se sono incredulo.
Il ragazzino continua dicendomi che non esiste più un collegamento con Lima e che se vogliamo tornare nella capitale per rientrare in Italia dobbiamo tornare ad Arequipa e prendere un volo.
Mentre siamo lì che valutiamo il da farsi, siamo anche storditi dalle 9 ore di viaggio notturne, la terra continua a tremare: questa volta dà uno scrollone breve, ma forte e lo sento bene anche se sono in giardino, gli alberi si piegano
Ma porc….
La decisione è presto presa: aspettiamo qui, non facciamoci prendere dal panico o dall’ansia che non serve e cerchiamo comunque di godere degli ultimi giorni di vacanza nella convinzione che i collegamenti via terra verranno ripristinati abbastanza in fretta e che non avremo problemi a raggiungere Lima per il rientro.
A Nazca però, a parte le linee omonime, un cimitero pre-incaico, il deserto e la duna di sabbia più alta al mondo (2078mt), non c’è nulla.
Non c’è acqua, quindi bisogni piccoli e grandi si fanno nel deserto, ma nei locali del centro cucinano polli alla griglia buonissimi e questo ci basta.
La mattina dopo aver tentato di dormire un po’ andiamo a fare il volo sulle linee. Io non sono molto convinto per la mia nota paura di volare, e salire su quei trabiccoli da 5 posti non mi entusiasma molto, ma le linee o le vedi dall’aereo o te le guardi in foto, da terra non si vede nulla.
E andiamo…
Il pilota è un 21enne peruviano ridanciano della compagnia aerea Aereoparacas, tsè.
Gli chiedo quante ore di volo ha alle spalle e ogni quante ore fanno la revisione a questi piccoli Cessna.
Ride ancora e non risponde il pischello.
Giuro che se fa cadere l’aereo con me sopra lo ammazzo.
Partiamo, l’aereo è così piccolo che basta starnutire per farlo sobbalzare. Io mi tengo così stretto alla maniglia che dopo mezz’ora ho il crampo al braccio.
Iniziamo a volteggiare sulle 15 figure più importanti, prima ci gira sopra mano destra e poi mano sinistra per dar modo ai 4 passeggeri di vedere bene le linee.
Mentre vira lascia la cloche con le mani e indica quel che dobbiamo vedere e urla “Mano izquerda el astronauta, mano izquerda el astronauta”.
E metti le mani sul volante ragazzino!
“mano derecha el perro, mano derecha el perro”
Si si bravo guarda avanti che ci sono le montagne e poi quelle cazzo di mani sul volante porca troia!
C’è vento e l’aereo sbatte parecchio, la Fede è bianca, non per la paura ma per il mal d’aria.
Dopo un po’ atterriamo e a me verrebbe da dare un pugno o un bacio al pilota, non so, devo ancora decidere adesso.
Comunque siamo vivi.
Un bel brodo di pollo (caldo di gallina come lo chiamano qui) e passa tutto, anche la nausea.
Il pomeriggio leggiamo e dormiamo, poi dormiamo e leggiamo, poi dormiamo e leggiamo anche.
La sera mega pollo al buio.
Tutto molto romantico e a lume di candela in questi giorni, non c’è luce del resto…
La mattina dopo si parte per il cimitero di Huanchilla, allegriaaaaa.
L’allegro sito si trova proprio in mezzo al deserto ad una trentina di km dalla città ed è molto particolare.
Nelle sue tombe, aperte, ancora sono conservati, perfettamente conservati dal clima arido, i resti di donne vecchi e bambini, alcuni mummificati.
Il tassista è simpatico e molto gentile e ha la benzina…mica come quel cretino, Gustavito, dell’altro giorno che doveva portarmi sul Rio Colca (nella parte finale del canyon) e a metà strada si è fermato e mi ha detto che non aveva benzina.
ABOMINIO!!!!!
Ma cosa gli fai a uno così? Il Colca mica lo posso venire a fare il prossimo week end, non è mica come partire per la Val Sesia.
Vabbè che facevo la parte finale e non tutto il canyon, ma insomma, almeno lo smarcavo… eh eh eh.
Invece niente, grazie a questo tonto faccio solo il Rio Majes, con l’hydro.
Ah già è meglio che parli un po’ di canoa…
Io sono un canoista!
Eccheccazzz….


12.09.2007 3 Commenti Feed Stampa