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Gino & Vussip (parti 4,5)

di Marco Di Porto

(le parti 1, 2, 3 qui)

Quattro

La situazione, nei giorni che seguirono, non sembrava cambiare. Gino scendeva con Vussip a fare la spesa, a comprare le sigarette. Una cosa era certa: l’arrivo dei bagherozzi aveva generato un esodo senza precedenti. Sembrava che la città si fosse svuotata completamente. Per paura. Ma i bagherozzi – attraverso quello che sembrava essere il loro capo – avevavo esplicitamente dichiarato di non voler in alcun modo intralciare le attività umane. Fattostà che la gente aveva paura e fuggiva, mentre Gino continuava tranquillamente a convivere col suo amico. Anzi, la sua vita era addirittura migliorata, perchè Vussip cucinava, puliva e faceva i piatti – sosteneva che gli piacesse fare le faccende di casa – e lui poteva continuare a scrivere, anche meglio visto il taglio straordinario che avevano preso gli eventi. Gino pensava di assumere Vussip a tempo pieno, anche dopo che lo stupore della gente fosse passato.

Si abituò alla situazione: Vussip era una buona compagnia, sebbene un po’ nevrotico; ma bastava saperlo prendere. Non si doveva mai offenderlo, neppure scherzando. Era un tipo un po’ strano, ma tutto sommato un buon diavolo. Cucinava bene, anche. Alla sera, un buon bicchiere insieme: vino, birra, quel che capitava. Non facevano i raffinati, anche perchè la città era ancora semideserta, e bisognava prendere quel che il destino serviva. Fu un periodo felice per Gino e Vussip. Parlavano molto. Il senso della vita era il loro argomento preferito.
“Per me era molto diverso, prima”, diceva Vussip. Egli era un bel bagherozzo: alto più della media, pochi peli – specie sul dorso – e un aspetto piuttosto distinto. Così lo definì gino, e Vussip arrossì per il complimento.
“Prima”, raccontava a Gino, “la mia vita era fra quattro mura, quelle del tuo cesso. Non che ci stessi male, ma tu hai tentato innumerevoli volte di uccidermi, e questa cosa non è che mi facesse stare tranquillo.”
“Eh, lo so…”, sospirava Gino.
“Ma ora va meglio. Faccio le cose di casa, mangio bene, sto in buona compagnia. Perchè, lo devo confessare, un bel maschio d’uomo come te non si trova ovunque.” E sorrise.
“Un bel maschio…in che senso?”, chiese Gino sospettoso.
“Beh, un bell’essere umano.”, disse lui.
“Ah”, disse Gino.
Il discorso cadde più d’una volta su queste affermazioni ambigue di Vussip, che un po’ preoccupavano Gino, ma neanche tanto. Per tutta risposta, ogni volta che si cadeva su un discorso del genere, Vussip sorrideva e ammiccava. Sorrideva e ammiccava.

Cinque

E insomma, di lì a due settimane la strana mutazione dei bagherozzi finì. D’improvviso, così com’erano cresciuti, così rimpicciolirono. Sembrava che “l’epidemia”, così come del tutto insensatamente si era propagata, così si ritirasse.
“Pazienza”, pensò Gino. Non gli dispiaceva affatto in realtà, da quando Vussip era diventato visibilmente omosessuale. Gli faceva avances, anche.
Gino gli diceva: “metti che il mondo fosse completamente deserto, mai andrei con un enorme bagherozzo, specie del mio sesso!” Vussip sembrava frustrato da queste parole. E proprio il giorno prima del rimpicciolimento, spiegò di come per anni avesse atteso il momento sublime in cui lui, ogni giorno, si faceva la doccia.
Gino era disgustato da queste affermazioni, e l’aria nella casa era diventata irrespirabile, a causa dei suoi continui rifiuti. Ormai tornava a casa, dopo aver sbrigato qualche commissione o aver incontrato il suo editore – il lavoro di scrittura sulla sua disgrazia procedeva a gonfie vele, tanta da pensare di farne un best- seller – e Vussip assumeva l’aria imbronciata della moglie insoddisfatta. Proprio il giorno prima lo aveva intravisto piangere, girato di spalle verso il lavandino: gli si strinse il cuore, ma proprio non aveva intenzione di avere rapporti sessuali con un bagherozzo di un metro. E poi ci fu il giorno dopo.
Tornò a casa a casa, aspettandosi l’ennesima lamentela di Vussip perchè era uscito “come al solito la mattina presto, lasciandolo tutto il giorno da solo”, quando l’enorme coso nero gli s’avventò contro.
“Da oggi avrai finito di umiliarmi!”, gridava. Brandiva un grosso coltello da pane. Fu colto di sorpresa, ma quasi gli venne da ridere per la situazione: “un bagherozzo di un metro mi sta assalendo perchè non volgio scopare con lui!”, pensò. Vussip indossava la parannanza da cucina, e sembrava sconvolto.
“Cerca di ragionare!”, gli disse. “Capisci le mie ragioni, Vussip!”
Non ne voleva sapere.
“Mi hai fatto soffrire, cattivo!”
Muoveva le zampone-braccia, e tremava. I bagherozzi, è noto, hanno una forza incredibile. Gino ebbe un sussulto di paura, quando il bagherozzo scartò e gli si fece addosso.
“T’ammazzo!”, gridò.
Ma fu l’ultima parola che disse, perchè un secondo dopo era ridotto alla normale statura di insetto, pochi centimetri. Il coltello cadde con un tonfo in terra, e la parannanza svolazzò sul pavimento per il semplice effetto della forza di gravità.
Gino tirò un sospiro di sollievo, mentre l’insetto correva all’impazzata sul pavimento, come aveva sempre fatto. Cacciò un urlo, ma preso da un sadico senso di liberazione, ci saltò sopra e lo schiacciò. Fece “crunch”.
Stette a fissarlo per un minuto, pentito per l’avventatezza del suo gesto, poi prese un tovagliolo, lo raccolse da terra, lo gettò con una punta di rammarico nel water, e tirò lo scarico.
Andò in finestra e vide tutti gli altri bagherozzi, per le strade, rimpicciolirsi improvvisamente. Un signore-bagherozzo che leggeva il giornale su una panchina, vi sparì improvvisamente dietro. Un altro fece andare fuori strada un automobile, perchè improvvisamente svanito sul sedile.
“Un gran casino”, pensò Gino, che ormai si era abituato agli insettoni.
Andò in bagno, prese la schiuma da barba e iniziò a radersi: “end dis is maaaiiii ueeeiiii”, gli venne da canticchiare.

Post scriptum: Il best seller di Gino Traversi “la mia vita con Vussip” fu un successo. La critica vi riconobbe uno “straordinario documento sull’inspiegabile invasione dei bagherozzi giganti dell’estate 2002.


10.09.2007 Commenta Feed Stampa