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Domina Editrice Vs Stampa Alternativa

di Edo Grandinetti

[Ho deciso di postare integralmente la sentenza del Tribunale di Foggia sul contenzioso tra Domina Editrice e Stampa Alternativa. Il testo, infatti, è un’attenta descrizione del fenomeno delle case editrici a pagamento. La sentenza è tratta dal libro “Esordienti da spennare” di Silvia Ognibene che l’editore Terre di Mezzo manderà in libreria a ottobre e.g.]

Sentenza del Giudice di Foggia in merito al contenzioso tra Domina Editrice e Stampa Alternativa

Fasc. 55/03 S
Ord. 12/03 MD. 11
Cron.595/03
Rep. 117/03
n. 55/03/S

Il Giudice
letti gli atti, sciogliendo la riserva che precede, affermata l’incontestata propria competenza avuto riguardo alla presenza in Trinitapoli della sede legale della società asseritamente danneggiata dal comportamento denunciato come lesivo (si rimanda alla motivazione di Cass. Civ sez. III ord. N. 6591 dell’8.5.2002 in tema di forum commissi delicti, fissabile ermeneuticamente nel domicilio del soggetto offeso, dove si sarebbero verificati i danni patrimoniali e morali, intesi quali danni – conseguenza), ritiene di dover separare l’indagine in due ambiti, esaminando prima l’articolo pubblicato sul quotidiano locale e poi il testo diffuso su internet.
L’ARTICOLO DI STAMPA: “La truffa degli editori del nulla”
Le SS.UU. Penali della Suprema Corte, nella recente decisione n. 37140/2001, hanno chiarito che “alla scriminante del diritto di cronaca non può attribuirsi una natura statica e immutabile, dovendosi riconoscere ad essa una struttura dinamica e flessibile, adattabile di volta in volta a realtà diverse”, con la conseguenza che “la soluzione, caso per caso, della sussistenza o meno, della responsabilità del giornalista intervistatore per avere pubblicato dichiarazioni diffamatorie dell’intervistato deve essere necessariamente demandata al giudice del merito, il quale dovrà tener conto, in primo luogo, dell’effettivo grado di rilevanza pubblica dell’evento dichiarazione, considerando poi – al fine di verificare se davvero il giornalista si sia limitato a riferire l’evento piuttosto che a divenire strumento della diffamazione- in quale contesto valutativo e descrittivo siano riportate le dichiarazioni altrui, quale sia la plausibilità e l’occasione di tali dichiarazioni”.
Si è precisato nell’autorevole pronunzia che, “rispondendo al quesito se sia configurabile, ed in quali limiti, la responsabilità penale del giornalista che riporti il testo di un’intervista nella quale il soggetto intervistato abbia rilasciato dichiarazioni lesive della reputazione di terzi, occorre precisare che l’aver riportato “alla lettera” nel testo dell’intervista le dichiarazioni del soggetto intervistato, qualora esse abbiano oggettivamente contenuto ingiurioso o diffamatorio, non integra di per sé la scriminate del diritto di cronaca. Il giornalista che assuma una posizione imparziale può tuttavia essere scriminato in forza dell’esercizio del diritto di cronaca quando il fatto “in sé” dell’intervista, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più generale contesto dell’intervista presenti profili di interesse pubblico all’informazione, tali da prevalere sulla posizione soggettiva del singolo. In tal caso, il giornalista potrà essere scriminato anche se riporterà espressioni offensive pronunciate dall’intervistato all’indirizzo di altri, quando, ad esempio, per le rilevanti cariche pubbliche ricoperte dai soggetti coinvolti nella vicenda o per la loro indiscussa notorietà in un determinato ambiente, l’intervista assuma il carattere di un evento di pubblico interesse, come tale non suscettibile di censura alcuna da parte dell’intervistatore”.
L’articolo discusso, inserito a pagina 13 del quotidiano locale La Grande Provincia nell’edizione del 11.3.2003, trae origine da una “denuncia” di Marcello Baraghini ed è legato alla sottostante recensione del libro Editori a perdere di Miriam Bendìa e Antonio Barocci; esso si occupa del “malcostume” dell’editoria a pagamento aprendo con una descrizione generale del fenomeno censurato e proseguendo con l’esame di un caso, siccome descritto Marcello Baraghini, personaggio indicato come “fondatore e direttore editoriale della casa editrice militante romana Stampa Alternativa“, quale autore di “un libro che è diventato un best seller” e come l’inventore dei libri Millelire” nonché promotore della “campagna nazionale denominata ‘Libri Puliti’, per il risarcimento giusto da editori e agenti letterari”.
Nella parte generale volta ad inquadrare il prefato fenomeno l’autore dello scritto descrive la tipologia di condotta della categoria degli “editori a pagamento”, i quali “usano i mezzi disparati per farsi conoscere” e, “dopo aver carpito la buona fede del giovane scrittore/poeta di turno, ecco che ti propongono una scheda. Qualche aggancio, una firmetta e via”, “capaci di pretendere anche ottomila euro per un libro che spesso esiste soltanto nelle velleità di chi l’ha scritto”; si parla altresì di fatturato che raggiunge cifre miliardarie e del fatto che il fenomeno “è maturato in un sordido sottobosco pieno faccendieri e praticoni che, molto spesso, nulla hanno a che vedere con l’editoria”; si introduce, in chiusura di tale premessa, una lode nei riguardi di Baraghini (“non poteva restare insensibile”) a proposito della “truffa contro sensibilità individuali da parte delle Wanna Marchi della letteratura” ed infine si sottolineano la moltiplicazione delle denunce, l’emissione di una sentenza favorevole del Giudice di Pace di Roma ed il coinvolgimento di “tutto il paese” nella “crociata contro gli editori a pagamento”.
Nella parte specifica dell’articolo che riguarda la parte ricorrente si rimarca che “tra gli ultimi casi di ‘sciacallaggio’ denunciati sul sito di Stampa Alternativa” vi è da segnalare quello della piccola casa editrice che ha sede in Trinitapoli”, a questo punto l’autore dell’articolo riporta solo il contenuto delle denunce arrivate alla redazione di Stampa Alternativa e le dichiarazioni di Baraghini presenti nel sito internet a proposito della condotta dell’amministratore unico della società Domina, Gianfranco Paparusso, il quale “avrebbe contattato molti autori presenti con loro opere, a titolo gratuito, nello “Spazio autori” dell’editrice romana, proponendo loro, con insistenza “con successivi interventi pieni di arroganza, di pubblicare, naturalmente a pagamento, il loro racconto o le loro poesie”, è riportata tra virgolette una dichiarazione di Baraghini che denunzia “lo spamming a tappeto sui loro indirizzi proponendo un contratto, “contratto che, una volta che l’autore ‘abbocca’, rientra nel solito binario che porta alla richiesta economica per la pubblicazione”; a seguire è trascritta una dichiarazione di Miriam Bendìa: “potreste essere contattati, nei prossimi giorni, da un tal Gianfranco Paparusso”; “costui vi aggredirà verbalmente (o a mezzo email) insultandovi o minacciandovi perché vi siete permessi di raccontare sul sito di Stampa Alternativa come la Domina srl ha cercato di farvi cadere nella sua trappola a pagamento”; accanto all’articolo è riportata, così citata nell’occhiello, “la trappola”, descritta poi con il titolo “Attenti alla lettera”.
Ebbene, riportati i passi salienti dell’articolo in esame, il giudicante ritiene che l’autore non debba essere giudicato responsabile di una abuso diffamatorio ma si sia limitato, da un lato, a fornire una lucida e caustica ricostruzione della diffusione di un fenomeno commerciale prevalentemente ripudiato e, dall’altro, a rendere noto il conflitto specifico sorto tra la ricorrente editrice ed i resistenti esponenti di Stampa Alternativa.
Il diritto di cronaca e di cronaca su una collaudata catena commerciale tesa ad approfittare delle speranze ed
Aspettative di giovani autori e poeti e mirata unicamente al profitto e non anche alla finalità della valorizzazione delle capacità creative individuali va pienamente riconosciuto in quanto assorbito dall’art. 21 Cost.
Non commette diffamazione a mezzo della stampa chi denunzia un fenomeno pubblico, purché vi sia la verità oggettiva della notizia pubblicata
, la verità che rileva può intendersi sia come verità del fatto oggetto della notizia, sia come verità della notizia indipendentemente dal suo contenuto, in quanto rientra nel compito informativo della stampa riferire che una determinata notizia circola pubblicamente, allorquando sia citata una fonte dell’informazione che risulti pure importante per il pubblico.
L’autore dell’articolo colora l’iniziale descrizione del fenomeno aggiungendo la notizia del proseguimento della campagna pubblica avviata dal Baraghini e riportando i passaggi della denuncia mossa sul sito internet da quest’ultimo e da alcune persone contro la società ricorrente.
Mentre i richiami sul caso specifico, con tratti virgolettati legati alle dichiarazioni di Baraghini e di Bendìa, contengono la mera narrazione de contrasto generatori tra gli operatori di Stampa Alternativa e la Domina Editrice, la prima parte del pezzo pubblicato esprime valutazioni personali dell’articolista sul detto fenomeno commerciale e sono tese a fornire lumi sui meccanismi utilizzati dagli “editori a pagamento”; il tutto è senza dubbio reso con una connotazione fortemente critica.
Sull’interesse pubblico dell’informazione avente ad oggetto l’esistenza del denunciato fenomeno non vi sono perplessità, atteso che il caso generale risulta affrontato anche in altri noti quotidiani a tiratura nazionale, come comprovato dalla parte resistente documentalmente.
Il Giornale, in data 24.9.2001, pubblicava nella pagina dedicata alla cultura un articolo di Paolo Bianchi che conteneva vari riferimenti: riportava l’opinione raccolta dalla ormai famosa scrittrice Susanna Tamaro, la quale sollecitava appunto l’abbandono delle “case editrici a pagamento perché di solito sono un vicolo cieco”; citava inoltre proprio “l’editore idealista e genialoide di Stampa Alternativa”, Marcello Baraghini, ed il lavoro di quest’ultimo collegato con il volume Editori a perdere –manuale per non farsi pubblicare; denunziava infine la “rete acchiappacitrulli”, descrivendo in sostanza come con un sito internet “ci si spaccia per agenzia letteraria o per esperti di scrittura creativa”, “si promettono mari e monti e si chiede allo scrittore in pectore un contributo anticipato”.
Il Corriere Lavoro del Corriere della Sera del 14.2.2003 riportava inoltre un articolo di Raffaella Camocini sul “mestiere di scrittore” dal titolo “Aspiranti narratori, chi scrive paga? E i cocci sono suoi” ed anche in tale pubblicazione vi era la descrizione di vari aspetti: la sorte di aspiranti romanzieri e poeti “inesperti e talvolta un po’ingenui”, con il rischio di diventare preda di case editrici e agenti letterari”; la richiesta rivolta nei loro confronti di “un contributo economico” per la pubblicazione; infine, la campagna “Libri Puliti” intrapresa da Stampa Alternativa, coltivata anche con l’edizione Editori a perdere; accanto all’articolo era stato inserito un “decalogo” contenente le regole fondamentali da seguire per evitare i cennati pericoli. Vi sono altri articoli della stampa nazionale (Messaggero del 3.1.2003: “E Baraghini sferza gli editori a pagamento”; Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino: Vuoi pubblicare il tuo libro? Paga…” di Roberto Davide Papini, sempre sulla campagna di Bendìa e Baraghini) relativi allo stesso ambito, come si ricava dalla prodotta ricca rassegna stampa del sito di Stampa Alternativa (v. produzione di parte).
Sembra dunque evidente che l’agitata questione dell’editoria a pagamento aveva avuto una risonanza sociale notevole già prima della pubblicazione effettuata da La Grande Provincia ed aveva imposto riflessione adeguata sulla portata del fenomeno richiedendo anche seri richiami dell’attenzione pubblica per evitare che incauti scrittori potessero esporsi.
La denunzia non sembra di certo infondata.

I giovani autori si trovano dinanzi a varie strade comunque percorribili: affrontare una libera e consapevole pubblicazione di un’opera a proprie spese puramente per fini edonistici strettamente personali; ottenere che un proprio libro possa diventare un successo letterario perché fiutato come tale da una casa editrice disposta pertanto alla pubblicazione gratuita; affrontare direttamente quelle spese di pubblicazione per una tiratura apprezzabile, affidandosi comunque ad una casa editrice che sia munita si una rete distributiva ampia e capillare e di servizi pubblicitari efficienti, unica via per aspirare ad una reale affermazione sul mercato. Tuttavia il fenomeno prima denunziato sfugge a tali tre ipotesi ed abbraccia invece l’editoria con spese di fatto a totale carico di un autore impegnatosi nell’opera solo per conquistare il riconoscimento dei lettori, il quale si trovi tuttavia costretto a sostenere esborsi a favore di una casa editrice per ottenere la stampa di un quantitativo cospicuo di copie di certo non smaltibile nella sola personale rete affettiva, senza che peraltro vi siano garanzie di una adeguata pubblicizzazione e di una distribuzione commerciale ramificata dell’opera medesima.
In tale contesto fattuale il diritto di manifestazione del proprio pensiero dell’articolista anche attraverso una generale critica mordace e pungente dell’attività di quelle società editrici è stato reso possibile dall’art. 21 Cost. che consente appunto anche l’uso di toni aspri proprio laddove determinate condotte, più o meno lecite, siano pur sempre dirette a sorprendere la buona fede delle persone.
La parte dell’articolo volta a dare marcata pubblicità negativa all’operato oscuro di persone chiaramente calatesi nell’ambiente dell’editoria senza le necessarie competenze e solo a fini di lucro (in tale senso il tagliente riferimento ai “faccendieri e praticoni”) rimane su un piano estremamente vago, non appare associabile automaticamente al caso della ricorrente, coinvolta di fatto solo nella successiva parte in cui, stante l’estrazione locale della medesima società e la conseguente rilevanza del caso per il quotidiano provinciale, da un lato si nota l’attacco mosso dai noti personaggi Baraghini e Bendìa per l’intromissione della stessa Domina srl sul sito di Stampa Alternativa nei termini prospettati ( non smentiti nemmeno in giudizio) e risultano accompagnate in internet dagli interventi di denunzia di diversi autori, che si sono avvalsi a tal fine dello spazio informatico del forum messo a disposizione dal Baraghini. Le dichiarazioni di quest’ultimo acquistavano inoltre particolare valore pubblico per il giornalista proprio perchè, per quanto emerso alla luce degli elementi dianzi evidenziati, lo stesso Baraghini era ben noto nel settore per le pubblicazioni, le denunzie pubbliche e le positive iniziative commerciali di massa e non a caso la sua protesta contro gli editori a pagamento aveva suscitato un clamore non trascurabile ed aveva altresì giustificato interviste sul punto rese da scrittori molto conosciuti, pubblicate su giornali a diffusione nazionale (v. articoli prodotti dalla parte resistente).
Vi era dunque spazio per l’esercizio del diritto di diffondere informazioni, siccome sancito anche dall’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e vi era la necessità che il pensiero dei personaggi pubblici fosse riversato interamente nell’articolo, senza censure del giornalista.
La correttezza del comportamento del giornale nei riguardi della ricorrente si apprezza anche nella pubblicazione, a distanza di soli tre giorni, di un intervista all’ins. Alba Filomena Bove, esponente di spicco proprio della Domina Editrice in quanto “socia”, attivista interna ed autrice di due libri pubblicati,
Con tale articolo di adeguate lunghezza e larghezza, inserito a pag. 11 in posizione laterale rispetto a quella del primo articolo, con caratteri inferiori nel titolo ma comunque in neretto rispetto all’altro testo per il dovuto risalto, in sostanza la testata ha voluto offrire lealmente alla parte attaccata da Stampa Alternativa uno strumento per fornire la propria versione della polemica in atto, garantendo un obiettivo contraddittorio ed una sana informazione.
Il titolo dell’articolo, “Accuse ingiuste”, dona anche il giusto equilibrio alla replica offerta, tanto per bilanciare l’accusa mossa da Stampa Alternativa e per rendere chiara la posizione della società travolta dall’attacco mediatico.
Non vi è prova agli atti del fatto che sia stata chiesta una rettifica sa parte della Domina prima della pubblicazione dell’intervista della Bove, per cui deve ritenersi che l’articolo di replica sia stato il sereno frutto di una unilaterale scelta editoriale del giornale mirata a sollecitare l’articolata difesa della casa editrice.
La domanda cautelare avanzata nei riguardi del giornale va pertanto respinta.
IL SITO INTERNET DI STAMPA ALTERNATIVA: “Il caso Domina”.
Corre l’obbligo di chiaramente rimarcare che in questa sede ci si deve occupare della reputazione commerciale della sola società editrice, unica parte ricorrente in causa, risultando irrilevanti espressioni potenzialmente ingiuriose adottate nei riguardi delle persone fisiche pur legate alla società, laddove le accuse siano state rese per colpire la reputazione umana dei singoli e non abbiano potuto comportare apparenti riverberi significativi sull’ente al quale essi appartengono.
Ciò posto, appare opportuno soffermarsi sull’attività della Domina Editrice, società che opera nel settore dell’editoria da “pochi mesi” (v. pagina 2 del ricorso introduttivo) e le cui iniziative sono state documentate francamente in maniera alquanto scarna nel corso del procedimento cautelare.
Sono stati forniti i seguenti documenti: un invito di partecipazione ad una manifestazione tenutasi il 5.4.2003 presso il Teatro Mercadante di Cerignola per la presentazione di cinque libri, con lettura di brani ed intermezzi musicali (giova sottolineare che due dei cinque libri erano della citata ins. A.F. Bove e che si ignora se i restanti autori siano o meno figure estranee all’assetto societario); un invito di partecipazione, a nome della Bove e per conto della società, alla manifestazione dal tema “Scene di vita cortese – Musica canti e poesie” per il giorno 13.12.2002 presso la “sala incontro” di Trinitapoli con alcuni interventi di musica classica e lirica (nell’invito si dà atto della “presenza” dei componenti della Commissione esaminatrice del “I Premio Nazionale Letterario e Narrativo FEDERICO II” tra i quali figura sempre l’ins. Bove); un catalogo descrittivo di quindici libri pubblicati dalla casa editrice, di cui due della Bove; un invito per la presentazione di 14 opere nell’occasione del 13.12.2002, opere già incluse nel detto catalogo; alcune fotografie relative alle manifestazioni del 13.12 e del 5.4; alcuni prospetti, comunque all’evidenza non tratti da contabilità fiscale e pertanto irrilevanti sul piano dimostrativo, contenenti un riepilogo dei costi delle pubblicazioni sostenuti dai singoli autori e dalla casa editrice.
Nonostante il tenore delle denunce relative al fenomeno dell’inutile editoria a pagamento, sarebbe stato opportuno addurre un quadro probatorio volto a rendere percepibile la struttura operativa dei canali di distribuzione commerciale delle opere oggetto di stampa da parte della Domina.
Poiché il contratto proposto agli autori (v. contratto tipo allegato dalla parte resistente, siccome tratto da una email) reca l’indicazione di un numero minimo di 1500 copie, sarebbe stato onere della parte ricorrente, unica in grado di fornire le relative informazioni, spiegare documentalmente quali fossero i piani organizzativi predisposti per la pubblicità e per la diffusione delle varie opere.
Obiettivamente la presentazione di alcuni libri in due sole manifestazioni, l’una a Trinitapoli e l’altra a Cerignola (a pochi chilometri da Trinitapoli), con la partecipazione di un pubblico di ignota provenienza, non lascia trasparire una idonea incisività della società nel mercato del libro ed una sua capacità di piazzare almeno 1500 copie nelle migliori librerie, rendendo le opere appetibili e ricercate attraverso una efficace e diffusa attività promozionale.
Gli scritti presenti nel sito internet di Stampa Alternativa sono inseriti in un contesto contrassegnato da un titolo di apertura: “Il caso Domina. Le lettere che raccontano”.
Il primo scritto, la cui paternità non è stata disconosciuta da Marcello Baraghini, parte da una pubblica “diffida” rivolta a Paparusso (erroneamente indicato come “Tatarusso”) e Bove per la cessazione della turbativa del lavoro della casa editrice Stampa Alternativa e di coloro che si sono rivolti al suo sito.
La “diffida”, di impronta univocamente personale, accompagnata dalla volontà di denunziare il comportamento ai CC ed alla Guardia di Finanza, nasce dalla constatazione che la turbativa sarebbe stata posta in essere proprio nei riguardi della “gente che lavora e scrittori che fanno una battaglia quotidiana contro gli editori a pagamento”.
Certamente la formale sollecitazione è accompagnata da tono particolarmente accentuati ed inevitabilmente offensivi (“si può essere più dementi, più stupidi – e dico poco – di Tatarusso e Bove a infastidire… comportandosi da villani – e dico poco – nei confronti di tutti quelli che, sacrosantamente, li mandano a quel paese?”), ma, a parte la considerazione che riportato tratto realmente ingiurioso non avvolge l’ente societario bensì scivola su un livello chiaramente individuale travolgendo con epiteti ultronei le personalità dei singoli soggetti additati quali turbatori che comunque non sono ricorrenti nel presente procedimento, non può omettersi di segnalare come la scomposta ma comprensibile reazione, nella parte rivolta realmente alla casa editrice Domina, sia derivata motivatamente da una condotta chiaramente scorretta di quest’ultima.
Nello scritto si spiega infatti che gli scrittori dello Spazio Autori del sito di Stampa Alternativa avevano denunziato lo “spamming a tappeto sui loro indirizzi” da parte della Domina proponendo
un contratto conducente al “solito binario che porta alla richiesta economica per la pubblicazione”.
A tale documento fa seguito uno scritto dì Miriam Bendìa (pure non disconosciuto) in cui si lancia un avvertimento ai detti autori denunzianti: “potreste essere contattati nei prossimi giorni, da un tal .Gianfranco Paparusso, che si qualificherà come amministratore unico della Domina Editrice” e
“costui vi aggredirà verbalmente (o a mezzo email) insultandovi e/o minacciandovi poiché vi siete permessi di raccontare sul sito di Stampa Alternativa come la Domina srl ha cercato di farvi cadere nella sua trappola a pagamento”, il testo contiene alcuni suggerimenti diretti a porre in evidenza la violazione della privacy e la natura “ingannevole” della pubblicità sull’attività della Domina. Ebbene, quanto sostenuto da Baraghini e Bendìa sembra rispondere alla realtà:
è stato prodotto il racconto reso da “Mirko Dominici” di Tivoli, il quale aveva ricevuto la proposta della Domina e, dopo le prime illusioni legate anche all’asserzione della Domina in ordine all’estensione della pubblicazione “a livello nazionale”, aveva deciso di denunziare l’accadimento sul sito di Stampa Alternativa ed era stato poi raggiunto telefonicamente dal Paparusso che lo aveva “offeso verbalmente, pesantemente” ed aveva anche “detto che la telefonata era stata da lui registrata per usarla contro”; analogo episodio risulta riferito da Federica Pasqualetti di Parma in altra email; la denunzia del cd spamming risulta compiuta proprio da coloro che avevano pubblicato loro scritti sul sito di Stampa Alternativa, come Pupi Bracali, Michele Cuoccio, Matteo Capozza e Marco Bonaiti (v. email in atti).
Tanto esposto, è chiaro che i giovani autori, unici responsabili delle loro affermazioni nel forum telematico, sono stati contattati solo dopo aver pubblicato sul cennato sito internet i loro scritti; del resto la gratuità della relativa pubblicazione da parte di Stampa Alternativa nello Spazio Autori emerge dalla lettura dell’articolo di stampa della Grande Provincia e dalle email di Bracali, Bonaiti e Capozza, che parlano rispettivamente della propria qualità di “ospite da qualche tempo del vostro spazio autori”, di “sito che ci ospita” e della circostanza che “gratuitamente” è consentita la lettura delle opere per l’eventuale apprezzamento; tutti confermano quindi fino a prova contraria una ospitalità non retribuita e le deduzioni di segno contrario della ricorrente non risultano comunque supportate da prove concrete in giudizio.
Ebbene la slealtà dell’operato della Domina rilevante probabilmente pure ai sensi del n. 3 dell’art. 2598 cc sta nel fatto che essa ha tratto indirizzi dal sito e raggiunto la posta elettronica dei singoli, comunque senza il necessario consenso degli interessati, ed ha quindi proposto contratti proprio agli stessi giovani inseriti nell’orbita informatica dell’altra casa editrice, appunto Stampa Alternativa (v. la ricostruzione dei fatti nella lettera informatica di Bonaiti), la quale verosimilmente vantava un interesse alla diffusione delle opere in internet anche per valutare le reazioni del pubblico in ordine ai singoli scritti per eventuali affari da concludere con i relativi autori; d’altronde sono stati attinti dati personali proprio dal sito di una società editrice che paradossalmente si occupa pure della campagna contro l’editoria a pagamento.
Altro elemento da non sottovalutare è il comportamento della Domina nell’approccio con gli autori
,
giacché, per un verso, effettivamente, nel primo contatto che rende noto come l’opera risulti “interessante”, essa non compie alcun riferimento ai pagamenti gravanti sullo scrittore (v. primo messaggio) e, per altro verso, come si evince dal racconto reso da “Mirko Dominici” di Tivoli, successivamente promette una diffusione della pubblicazione “a livello nazionale”.
In merito a siffatto ultimo profilo, nel segnalare che non sono stati dimostrati dalla Domina il possesso di una reale competenza in materia dei suoi operatori, l’accesso ad adeguati strumenti di lancio pubblicitario (ad esempio, manifestazioni a carattere non meramente locale, recensioni su quotidiani o riviste, ampie promozioni destinate al vasto mercato) e la disponibilità di validi canali
di diffusione commerciale (rete distributiva in librerie sull’intero territorio nazionale)
, rimane da apprezzare come una simile promessa si ponga in ogni caso in stridente contrasto con l’attività formalmente risultante dalla visura camerale relativa alla stessa società: “edizione di libri, opuscoli, libri di musica ed altre pubblicazioni a diffusione locale” (v. produzione di parte ricorrente).
Alquanto singolare appare dunque una proposta di contratto avanzata nei riguardi di autori accolti nel sito di Stampa Alternativa, dunque provenienti da ogni parte d’Italia, per pubblicazioni destinate “a diffusione locale” nella zona di Trinitapoli: non si vede quale sbocco possano avere simili iniziative per il futuro degli autori di altre regioni, chiamati a contribuire economicamente in maniera davvero significativa per la stampa di ben 1500 copie dell’opera.
La solidità e l’efficienza della rete organizzativa di vendita di una casa editrice si rivelano come qualità necessarie sul mercato ed acquistano nella fattispecie esaminata ulteriore importanza proprio per la constatazione che nell’esibito contratto predisposto dalla Domina, alla clausola n. 7, è previsto espressamente il diritto dell’editore, trascorsi appena 24 mesi dalla prima edizione, “di
procedere alla macerazione o alla svendita sotto costo del numero di copie che riterrà opportuno”; nella previsione negoziale si aggiunge che “in tale ipotesi nulla sarà dovuto all’autore”, salvo un preavviso “per permettergli di procedere all’eventuale acquisto delle copie giacenti”; l’ imposizione del “contributo” trasferisce quindi i rischi del1’intera operazione economica sull’autore senza la creazione di consistenti garanzie di mezzi e di durata da parte dell’editore.
Trova allora spiegazione la tumultuosa opera di denuncia e di divulgazione di Baraghini e Bendìa, da intendersi quale legittima vigorosa reazione contro la Domina, ed infatti l’uso di termini come “sciacallaggio delle case editrici a pagamento”, “trappola a pagamento” c “pubblicità ingannevole” rientra nell’alveo di una difesa critica, ruvida ed esasperata ma giustificabile, espressa con una articolata motivazione non solo nell’interesse degli autori ospitati nel proprio sito ma anche a vantaggio della propria posizione pubblica, anche nella veste di fervida e tenace sostenitrice della campagna contro quella categoria editoriale, che nel caso specifico della Domina si era per giunta permessa di reperire indirizzi di autori proprio da quel sito, minando sfrontatamente alla base l’attività commerciale ed informativa delle persone che avevano avviato l’attacco al fenomeno commerciale dianzi menzionato.
Non appartiene invece all’ambito della presente indagine una pronunzia positiva sulla verifica della
sussistenza di una lesione della reputazione personale di Paparusso e Bove dal momento che, si ribadisce, la parte che ha agito in giudizio è la sola società.
La domanda cautelare va perciò interamente respinta.
In tema di regolamentazione delle spese del procedimento cautelare il giudicante reputa di far leva sull’integrale compensazione tra tutte le parti alla luce della particolarità del caso e dell’oggettiva difficoltà della valutazione.

PQM
Visti gli artt. 669 septies e 700 cpc. rigetta la domanda cautelare e compensa integralmente le spese del procedimento tra le parti.
Si comunichi.
Trinitapoli 21.5.2003,

Dott. Lorenzo Gadaleta

21 maggio 2003
Il cancelliere dirigente
Dott. Losito


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