Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Letteratura sudamericana: Luis Sepultura

Letteratura sudamericana: Luis Sepultura

di Cav. Marcello Stacchia

Storia della capinera e del capitone che le insegnò a girare uno spino con le cartine a metro
di Luis Sepultura

Luis SepulturaL’autore: Luis Sepultura, scrittore cileno, è la seconda scoperta del Cavaliere nelle lontane terre della Meso-America e dell’America del Sud. Nato a Omontagna circa sessant’anni orsono, il Sepultura deve il suo nome ad una iniziale passione per il trash metal, che lo porta a viaggiare per anni con l’omonimo gruppo, i cui membri Luis aveva conosciuto casualmente in un viaggio-premio a Belo Horizonte. Il giovane Sepultura (all’epoca ha appena 42 anni) sulle note di “Septic Schizo” ha una visione: sogna di essere il Messia che, al ritmo del metallo più trash che si possa immaginare, redime le genti schitarrandogli davanti per ore, fino allo sfinimento. Quando però, una sera, confida questo suo progetto a Paulo Pinto, bassista del gruppo, Paulo lo guarda negli occhi fisso per circa 12 minuti, e poi gli fa:

P.P.: Luis, te possu diri una coji?
L.S: Sì, Paulo, tuci queji che vuoi…
P.P.: Seconji me, sei pazu.
L.S.: Pazu? E perché? Solu perché voji salvare l’umanitaji?
P.P.: Eccu, ora che ci pensu, vedu che non sei pazu: sei proprio un gran coglionji!

Per Luis è un colpo terribile: intuisce che forse Paulo non lo stima, che quell’intesa fatta di gare di rutti, di peti sincronizzati e esibizioni al parco (a scapito dei bimbi della locale scuola materna) è solo un’illusione: si ritira dunque in sé stesso, torna a Omontagna e comincia a scrivere. Il tema, uno solo: l’amore può salvare l’umanità.

L’opera: Il vecchio e saggio Pedro trascorre i suoi giorni in maniera assai semplice a Jujujuruju, ed ama molto gli animali; in particolare, forse per via del carattere autoritario, predilige gli animali che cominciano con la parola ‘capi’. Purtroppo, nonostante enciclopediche ricerche, ne trova solo due: una capinera e un capitone. Dopo vari tentativi di far convivere i due simpatici animali, tutti falliti, forse per via del diverso habitat che gli è proprio (“Per quanto la capinera sott’acqua resiste ben 2 minuti e mezzo, e senza conseguenze significative”, sottolineava l’arguto Pedro), capisce che le cose sono belle così come sono, nella loro primigenia purezza, e lascia che i due animaletti trovino da sé la loro strada. La capinera rimane molto colpita da questa decisione, e va dal capitone e gli propone di unirsi a lei nella “ricerca della Via”. Il capitone, che non sente molto bene stando sott’acqua, capisce la “ricerca della Zia”: e per non offenderla, acconsente, pur non capendo perché debbano penare tanto per un parente, e neppure in linea retta.

Comincia così un lungo peregrinare, che conduce i due animaletti per lande desolate e lontane, fino ad incontrare tanti nuovi e simpatici amici: in sequenza, fanno amicizia con: il gallo e la gallina; il topo e la topa; il coguaro e la coguara; la cinciallegra e la cinciatriste. Nasce così una bella comunità, unita dalla ricerca della purezza dell’anima, nella quale si scambiano saperi antichi, come l’uso accorto delle Rizla ed i molteplici impieghi dei cartoncini delle pubblicità.

D’un tratto, una improvvisa notizia viene ad interrompere l’idilliaca parentesi: da Jujujuruju si viene a sapere che il vecchio Pedro, in un attimo di scoramento per l’andamento di alcuni derivati, sui quali il suo broker gli aveva fatto investire somme considerevoli, ha deciso di vendere tutto ad un fondo pensioni tedesco per ritirarsi a vivere al Kempinski Grand Hotel des Bains di Sankt Moritz!

“Amante della vita semplice un ca**o”, sarà il laconico commento del capitone.

La critica: Con la “Capinera” si torna bambini, si ride e si piange, e si ritorna a provare emozioni che si credevano perdute per sempre… (Shirley Temple, attrice).


6.08.2007 3 Commenti Feed Stampa