Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Finzioni > Memorie di un imbecille (7)

Memorie di un imbecille (7)

di Roberto Chilosi

(continua da Memorie di un imbecille 6)

E pensare che ero sposato.
Io, K, sposato a 25 anni! Ma veramente? Non ci credeva nessuno, neppure io.
Infatti dopo 6 mesi ci odiavamo profondamente, non ci sopportavamo più, ma separarci dopo così poco tempo ci sembrava troppo difficile.
Ho ucciso mia moglie.
Non fisicamente, ma psicologicamente.
Lei era molto più sanguigna (da buona maremmana) focosa e rumorosa, io invece sono più tranquillo, odio litigare, odio le persone che alzano la voce, che coinvolgono altri (genitori e amici) nelle discussioni e sono un maestro dell’indifferenza.
L’ho ignorata, anche fisicamente, per due anni.
Tanto la tradivo.
Mi sono sposato perché credevo che fosse la cosa giusta, senza pormi troppi perché, soprattutto senza pensare al futuro, da perfetto immaturo.
Pensavo che l’amore sarebbe venuto dopo e che i problemi li avremmo risolti convivendo.
Suona il campanello.
Lo invito a salire.
Non penso a nulla, cerco di assumere un’aria rilassata, ma decisa.
Lo aspetto sulla porta.
“Ciao”
“Ciao, entra”.
Sembra un pò a disagio anche se ha sul viso quel sorrisetto ebete, a dispetto della sua intelligenza, che è l’unica cosa che non sopporto di lui.
Quello che devo evitare sono i silenzi.
Non ci sono convenevoli o parole inutili.
Ancora sull’ingresso mi avvicino a pochi cm da lui.
“Ti ho chiamato perché dobbiamo chiarire quello che è successo l’altro giorno”
Azzarda un “non voglio sapere niente” ma non gli do il tempo di finire la frase.
“Quello che è successo è una cosa molto spiacevole, io capisco quello che puoi aver pensato tu e, di conseguenza, quello che devi aver provato, ma sei stato molto impulsivo, se rimanevi ti avremmo spiegato”
“Per me la C è una persona molto importante, lo è sempre stata, mi è sempre stata vicino, anche quando eravamo bambini, mi difendeva se litigavo con qualcuno, era sempre dalla mia parte, mi è stata e mi è molto vicino adesso che mi sono separato, mi aiuta, mi ascolta mi capisce, io le voglio un bene tremendo”
“Però non è la mia amante e tu più di una volta lo hai pensato, dicendolo a lei e non a me, cosa che non è molto corretta visto che siamo amici.
“Questo per me è stato motivo di imbarazzo perché non mi sembra di averti mai dato modo di pensarlo.
“Il rapporto che abbiamo adesso lo avevamo anche prima che conoscesse te e, anche se capisco che possa darti fastidio, allo stesso tempo penso che tu le debba del rispetto.
“Io ho pensato molto a quello che è successo e ho deciso che se devo essere d’intralcio alla vostra storia o motivo di rottura, benissimo, mi dispiace, ma allora non frequenterò più ne lei ne te”.
“Non ho da dirti altro, se te vuoi andare ciao, e buon anno”
Tutto d’un fiato, senza esitazioni, fissandolo, parlandogli, stile sergente maggiore, a pochi centimetri dal suo viso.
Mi giro e vado in sala, non lo guardo neppure, non aspetto la sua risposta.
Poco dopo mi segue, adesso sono scocciato e vorrei che se ne andasse, gioco col telecomando del televisore.
Inizia:
“Io ho sempre pensato che tra di voi ci fosse un rapporto speciale e di questo sono sempre stato geloso perché avrei voluto condividere io quello che hai vissuto tu con lei, dalla vostra infanzia in poi e, pur rendendomi conto dell’irrazionalità di questo pensiero, allo stesso modo, non posso sfuggire ad un senso di provvisorietà, dato che la conosco e frequento solo da due anni.
“Non mi sono mai posto il problema di voi due come amanti fino all’estate scorsa, durante la vacanza.
“Lì pensavo aveste una storia, vi vedevo troppo vicini e in confidenza. Io la amo, la amo da morire, non posso pensare di perderla.
“L’altro giorno, quando vi ho visto abbracciati, pensavo di aver trovato conferma a tutte le mie paure, volevo andarmene prima che vi svegliaste, ma volevo che sapeste.
“Io adesso ti chiedo scusa se ho pensato male di te e chiederò scusa a lei.
Io voglio continuare a frequentarti”.
Mi sento una merda totale, non riesco più a guardarlo in faccia, ma oramai devo tenere la parte.
La loro storia durerà ancora due anni e io continuerò a frequentarli.


1.08.2007 Commenta Feed Stampa