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Dialogo sulle lettere e sugli alfabeti

di Giorgio Tesen

Personaggi.
Il Gioioso Lettore.
Il Maniaco.

GL: Carissimo, ti auguro il buon giorno.
M: Un buon giorno anche a te, carissimo, cos’è che ti porta qui quest’oggi?
GL: Sarò sincero, più volte ho pensato di venire a trovarti negli ultimi mesi, problemi di lavoro mi allontanarono da questo luogo, ebbi da fare alquanto, tuttavia mi sono ripromesso di non andare in vacanza prima di incontrarti…
M: Vacanza? Ma come, ancora quest’abitudine delle vacanze, ancora rotoli di corpi e ciccia distesi sotto il sole come fettine di carne, lì ad arrostire senza riposo per ore e ore, addirittura per settimane?!? Non pposso credere che nel vostro paese questa nefanda abitudine continui a protrarsi a guisa di una peste nera…eppure l’ultima legge sulle pensioni darebbe quasi da pensare che il vostro sia un paese di condannati al lavoro…che ci sia ancora qualcuno costretto ad andare in vacanza per far fede al motto che l’eccezione conferma la regola?
La mania per l'alfabeto GL: Caro mio, non vorrei risultarti petulante, ma molti di noi osano andare in vacanza proprio per pareggiare il conto con tutti i giorni di lavoro che hanno accumulato durante il loro ultimo anno, non esageriamo, basta fare come quei soldati che ne uccidevano dieci per pareggiarne uno! Anche quest’anno non partirò per le Mauritius, quest’anno siamo da mia suocera a Capracotta; ma non importa, prima di partire voglio dirti cosa penso di un libro che ho letto, “La mania per l’alfabeto”, di Marco Candida, mi andrebbe di suggerirtene la lettura, se mi è permesso.
M: Il nome non mi è nuovo, dovrei conoscerlo?
GL: Ti rispolvero un po’ la memoria, qualche tempo fa, per essere più preciso il 19 dicembre del 2005, il mio amico Giorgio Tesen lo aveva eletto personaggio dell’anno di Time, proprio lui, Marco Candida. Chi conosce Giorgio sa che egli è parco di giudizi, il che significa che eleggere come personaggio dell’anno Marco significava la sua stima e l’apprezzamento per la sua scrittura, prima ancora che ciò si traducesse nella fattura di un romanzo…
M: Stringi, ti prego, ho una certa fretta…
GL: Va bene, va bene. Allora, Proprio qualche mese fa il nostro Marco ha esordito con il suo primo romanzo, lo ha pubblicato con Sironi.
M: Ah, quelli di Perceber
GL: Non divagare, ebbene, questo libro tu devi leggerlo, e per più di un motivo.
M: Dimmene uno.
GL: Il primo di tutti è che in questo libro sono contenuti quasi tutti i pensieri e quasi tutti i discorsi circa la letteratura, lo scrivere in bello stile e la scrittura in genere che io e te andiamo menando da quasi un decennio, come dire, un vademecum di ciò che ci siamo detti senza trovare un’applicazione a tanto discorrere…nevvero, quando siamo insieme riusciamo ad essere proprio pigri.
M: Vuoi forse dire che Marco la pensa come noi?
GL: Non proprio. Voglio dire che la sensazione che ho provato leggendo questo romanzo – ahimè, la parola è riduttiva – è stata la stessa che ho provato in tutti questi anni, accumulando i miei pensieri sulla scrittura. Marco Candida è riuscito a mettere ordine in una materia che fugge via dall’ordine per definizione, ovvero sia l’ispirazione.
M: Un romantico, dunque.
GL: A suo modo sì. C’è tanto romanticismo in questo romanzo. La prima parte del romanzo, quella che Marco dedica al rapporto con Savemi, è piena di romanticismo. C’è lui che cerca di sostenere lei in tutti i modi possibili, anche quando il suo modo di fare e pensare viene confuso con la pazzia, Michele (è nientemeno che il nome del protagonista), cerca di svolgere per Savemi il compito della lampada a olio accesa sulla falsità e sull’ipocrisia del mondo, un compito arduo, da Diogene, dovresti saperne qualcosa…
M: Certo. Non venire a dirmi nulla di ciò… Dunque il solito romanzo post-adolescenziale dell’autore che ha vissuto nel suo bozzolo anni e anni prima di venire al mondo?
GL: Non credo proprio. Marco Candida è solito organizzare diversi incontri culturali, è mia convizione che il suo tempo a disposizione per tali cose sia diminuito di gran lunga dopo la pubblicazione di questo suo libro, anche se credo con fermezza che Marco sia agitato da un fuoco, è difficile immaginarselo fermo, pensa che se vai sul suo nuovo blog lo troverai addirittura con la chitarra al collo mentre canta Celentano, se non è avanguardia questa!
M: Parli di questo autore come se il tuo interesse per l’individuo sia presso di te più importante dell’interesse nei confronti dell’opera, non credi di peccare?
GL: Caro Maniaco. Con te sono onesto, è il mio peccato.
M: Ti ricordo che sono un Maniaco, quando sei nei miei paraggi devi stare sempre all’erta, sbrigati, vado di fretta, non ho tempo per i romanzi d’amore…
GL: Va bene, va bene, se non mi sbrigo non vorrei tramandarti un’immagine pessima di questo libro, ebbene, “La mania per l’alfabeto” non si esaurisce certo nelle prime cento pagine, continua, continua e continua, altro che amore, il tuo Gioioso Lettore si è trovato in mezzo ad una fabbrica di Asfalto, di quello che si stende nelle strade, in questa fabbrica ne succedono di tutti i colori, in realtà il nostro protagonista, Michele, si trova alle prese con uno zoo variegato di dipendenti niente male.
M: Ma allora, ti è piaciuto o no questo libro?
GL: Con te voglio essere onesto, se non fossi un ottimo lettore difficilmente sarei riuscito ad appassionarmi a questa storia, che in diversi punti richiede di essere lettori forti, tale è la crudezza e l’urgenza di alcuni tra i temi trattati, ad essere sincero era molto tempo che avevo bisogno di leggere un libro simile, intendo dire, qualcosa di così inquietante da riuscire a mettere in discussione la mia stessa idea di scrittura, l’ipotesi di mettersi lì con un computer, un foglio di carta, una penna, e scrivere una storia. Sarà, credo che questo sia il miglior complimento che io sia in grado di rivolgere a Marco Candida, “La mania per l’alfabeto” è uno di quei libri che ti fanno pensare due volte prima di metterti nuovamente a scrivere, è un libro che ti cambia la prospettiva. Certo, siamo ancora lontani da capolavori come “Canti del caos” di Antonio Moresco, cioè i libri che ti fanno smettere di scrivere, però è vero che siamo sulla buona strada, attendiamo con piacere il prossimo parto di Marco, l’uomo dell’anno di Time.


30.07.2007 Commenta Feed Stampa