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Kaddish ’95 e altre storie

Kaddish '95Lunedì 16 luglio è uscito il mio libro Kaddish ’95 e altre storie [1], per peQuod [2]. Chi mi conosce, sa in che misura io abbia agognato questo momento, e immagina quanto io possa essere contento in questi giorni.
Kaddish ’95 è un libro di racconti. Alcuni risalgono a tre o quattro anni fa; altri sono molto più recenti (credo di aver scritto il più recente, Sospiro, all’incirca un anno fa – c’ho una memoria che lèvete).
I pochi che mi hanno seguito su Scrittors [3] (quasi tutti li conosco personalmente) si saranno resi conto di che diavolo di fatica facessi, inseguendo il sogno della pubblicazione. (Non il sogno di “fare letteratura”, eh; proprio di, prosaicamente, PUBBLICARE: di vedere il libro stampato, distribuito, recensito e, eventualmente, venduto. Arriva un momento in cui sei talmente esausto di tutta ‘sta storia dello scrivere che vorresti solo vedere il libro fatto e finito.) Credo che il sudore e la frustrazione siano traspirati dal monitor, in questi anni.

Anni in cui ho importunato decine e decine di operatori dell’editoria, dagli editori in persona ai giornalisti, dagli scrittori ai correttori di bozze ai titolari di agenzie agli amici degli amici… ho in testa scene apocalittiche di me con lo zaino colmo di manoscritti che mi aggiro per la Fiera di Torino come un tarantolato, sputando giudizi rancorosi su tutti, di me che distribuisco copie mezze sbertucciate di una raccolti di racconti intitolata Nervoso d’amor, di me che partecipo a centinaia di presentazioni e reading al solo svelato scopo di conoscere la gente giusta*, di me che vado a cene, convegni, dibattiti, corsi di scrittura, conferenze, happening, happy hours, proiezioni, videoinstallazioni, fiere e inaugurazioni e feste dell’Unità (tutto questo al solo svelato scopo di conoscere la gente giusta), con Giulietta paziente al mio fianco che segue e condivide e consola passo passo le mie frustrazioni, che si subisce le depressioni e gli sconforti e che poi alla fine mi accompagna ad Ancona a parlare, finalmente, con l’editore al quale i miei racconti seriamente non sono dispiaciuti, anzi: FACCIAMONE UN LIBRO, mi disse, l’editore di Ancona.

E così abbiamo fatto questo libro. A Nervoso d’amor sono stati aggiunti dei testi, ne sono stati sottratti altri, è stato fatto un lavoro concettuale, un taglia e cuci pensato, alla fine Nervoso d’amor è diventato Kaddish ’95 e altre storie. In copertina, come forse avete letto, c’è l’illustre “strillo” di Alessandro Piperno (che conobbi intervistandolo quando uscì il suo libro, a cui ho dato l’assillo in questi anni ma che – spero! – non si sarebbe speso con tanta generosità se avesse reputato i miei racconti orrendi.)

Ed è ben presente in me il ricordo di questi anni durissimi, durante i quali l’ossessione per la scrittura e il pubblicare è diventata a tratti davvero insostenibile, anni in cui gli unici pensieri che mi davano sollievo erano quelli rivolti alle parole positive spese nei confronti della mia scrittura dall’esperto in libri di turno – parole che sono state una vera e propria linfa alla quale ho attinto per non perdermi di morale, e che hanno significato per me moltissimo. Molte di queste parole mi venivano dette via email, io le stampavo e ci avevo tappezzato un’anta dell’armadio e io guardavo l’anta tappezzata di fogli A4 con sopra una frasetta di incoraggiamento e tenevo duro. Tutto ciò è ben presente in me, ed è per questo che per quanto possibile tenterò di non fare quello che se la tira, con gli esordienti che mi capiterà di conoscere.

E insomma, alla fine a fare questo libro ci sono riuscito. Ne sono felice. Credo sia un libro onesto. O almeno, ho fatto del mio meglio perchè lo fosse. Staremo a vedè che succede. Una info di servizio: oggi 20 luglio, sul Venerdì di Repubblica, Gian Paolo Serino [4] mi dedica una recensione.

* Il mio spassionato consiglio a chi è in cerca di un editore è: conosci la gente giusta. Se la tua roba non vale una cicca, non vale una cicca comunque; ma se le cose che scrivi hanno un valore, sappi che un editore, in quanto essere umano, tende a farsi rimanere impresso, più che un anonimo manoscritto, il faccione speranzoso della persona che c’è dietro (e la faccia nota di chi l’ha introdotta, ovviamente); essere introdotti da qualcuno, ecco qual è il segreto per pubblicare (oltre a leggere moltissimo, e scrivere bene, e avere qualcosa da dire, e dirlo con forza e passione, e tentare di imitare il meno possibile i tuoi eroi letterari, e – ecco – arrivare dopo alcuni anni di studio e applicazione a diventare una personcina in grado di dialogare da pari a pari con chi lavora nell’editoria, in grado di non dire grosse ingenuità e anzi di saper articolare un discorso di senso compiuto su letteratura & vita & mondo eccetera, insomma: l’editore si accorge al volo, e ciò trapela subito anche dal manoscritto, se l’autore è un semianalfabeta oppure se è uno con una visione, un mondo e una sufficientemente solida preparazione alle spalle) (ciò vale per gli editori di qualità, ai quali si spera l’aspirante scrittore in questione punti: se punta a pubblicare un libro di barzellette, o pornografico, o solo e semplicemente furbo, io non lo chiamo aspirante scrittore ma uno che vuole concludere un affare.)