Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Maj Sjöwall e Per Wahlöö

di

roseanna.jpg uomobalcone.jpg poliziotto.jpg assassino.jpg

Po’ sinni stetti a liggirisi fino alle unnici un bello romanzo poliziesco di dù autori svidisi che erano marito e mogliere e indove non c’era pagina senza un attacco feroce e motivato alla socialdemocrazia e al governo.
Montalbano mentalmente lo dedicò a tutti quelli che si sdignavano di leggiri gialli pirchì, secondo loro, si trattava sulo di un passatempo enigmistico.
(Andrea Camilleri, La vampa d’agosto)

I coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno scritto dieci romanzi, dal 1965 al 1975, con protagonista l’ispettore Martin Beck e la squadra omicidi di Stoccolma. Quattro di questi romanzi sono pubblicati in Italia da Sellerio. Sono: il primo, Roseanna, il terzo, L’uomo al balcone, il quarto, Il poliziotto che ride, il nono, Un assassino di troppo. Credo, e spero, che presto anche gli altri sei saranno tradotti. Perché sono romanzi splendidi.

Sono gialli letterari, classici e procedurali, scritti con grande maestria. Non sono thriller mozzafiato, i colpi di scena sono pochi e spesso la trama è prevedibile. Il ritmo è lento, niente azione cruenta. La lingua è scarna, essenziale. Certo non come il grandissimo Manchette, comunque senza i fastidiosi orpelli che, ad esempio, funestano molti gialli del loro erede Mankell, trasformandoli in mattoni di cinquecento pagine.

I romanzi di Sjöwall e Wahlöö sono anche romanzi di forte critica al welfare state svedese, critica che s’inasprisce al passare degli anni e dei romanzi e mai appare pretestuosa (come, ad esempio, negli ultimi Camilleri). L’ulcera di Martin Beck, dal primo all’ultimo romanzo, si trasforma da mal di pancia dovuto a disagio familiare a sintomo di un malessere del vivere nella società svedese (che poi io, questi che si lamentano del welfare svedese, li inviterei a venire a vivere in Italia, ma è un altro discorso).

Roseanna comincia con il ritrovamento, in un lago, del corpo di una ragazza morta per strangolamento. Ci vorrà tempo per risalire alla sua identità: è una turista americana. Martin Beck inizia così una minuziosa ricerca nel passato della vittima.

L’uomo al balcone inizia all’alba del 2 giugno 1967, a Stoccolma: un uomo fuma sul balcone e osserva il palazzo di fronte. Si fa mattina e una bambina bionda esce dal portone dall’altra parte della strada. E’ il centro del libro, ed è subito chiaro, ma il romanzo rimane avvincente fino all’ultima riga.

Il poliziotto che ride: un massacro su un autobus, otto morti e un ferito grave. Fra i morti un giovane poliziotto. E’ l’azione di un folle o il killer aveva uno scopo preciso? Martin Beck si mette sulle tracce che l’agente ucciso seguiva.

Un assassino di troppo: una donna aspetta l’autobus sul ciglio della strada. Passa un’auto, le offre un passaggio. La donna conosce il conducente e accetta. Fa male: non tornerà più a casa. Poco dopo tre poliziotti inseguono dei ladri: scontro a fuoco, muoiono un poliziotto e un ladro. Le due storie si intrecciano.

Quattro gialli, dal sottotitolo comune romanzo su un crimine, eccellenti.


18.07.2007 1 Commento Feed Stampa