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Memorie di un imbecille (5)

di Roberto Chilosi

Mi ricordo, mi ricordo
Rio Futaleufu, Cile 3 gennaio 1997.
Ho di fronte un muro dacqua, non riesco pi a evitarlo, troppo tardi mi sono accorto di aver sbagliato la linea dacqua, ho ispezionato la rapida con troppa sufficienza; il fiume enorme, gli americani lhanno definito come un uragano di acqua bianca, un canyon dal quale non posso uscire se non percorrendo il fiume; non devo lasciare che la violenza del ritorno dentro il quale sono finito mi strappi fuori dalla canoa (non devo lasciare la barca!), ma inutile, il vortice tremendo e, anche se mi appiattisco sulla coperta della canoa cercando di offrire la minor resistenza possibile allacqua, ne vengo risucchiato fuori.
Quello che devo fare.
Non ho pensieri, cerco solo di prendere aria, mentre lacqua continua a riportarmi indietro, non ho neppure tempo di avere paura, perch ho solo una priorit: mettere la testa fuori, respirare, non lasciare che lacqua mi trascini troppo sul fondo o troppo vicino alle pareti del canyon.
Mi aggrappo alla canoa, poi la lascio andare perch piena dacqua.
Ma dove sono gli altri?
Le pareti del canyon sono cos vicine e il fiume cos grosso che i gorghi che si formano mi trascinano sotto anche se ho il salvagente, anche se in acqua mi sento come un pesce.
Ho il fiatone, sto lottando come una furia per riuscire a rimanere a galla, ma non ho paura, sto solo reagendo a degli stimoli, sto sopravvivendo, penso che se non riuscir a uscire dallacqua prima della prossima rapida non uscir pi dallacqua, penso che ho freddo, che sono stanco, che voglio dormire, che sono stufo, mi lascio andare, tutto ha perso di interesse, non sento neanche pi il fragore dellacqua, tutto attutito, tutto lontano: dormo.
Lipotermia, la morte pi dolce.
Svengo a testa in su, nellacqua, ma sdraiato sulla schiena e perci non respiro acqua, ma aria e la corrente mi deposita sullultima roccia affiorante prima della rapida successiva.
Martino mi sveglia, spaventato e incazzato per lerrore che ho fatto e quello che poteva comportare, anche se non riesco a muovere un dito e ho un po dacqua nei polmoni.
Sono terrorizzato e ho un freddo pazzesco, Martino e Checco mi abbracciano per riscaldarmi, mi danno qualcosa da mangiare, ma lo vomito subito, vorrei avere la muta lunga, non ho pi le scarpe, il freddo totale, non riesco a fermare i tremiti, non riesco a parlare, continuo a tossire, vorrei accendere un fuoco, vorrei il mio sacco a pelo, c vento, non voglio rituffarmi in acqua per arrivare a riva, sto congelando, sono di colore grigio cenere
Ma sono vivo.


13.07.2007 1 Commento Feed Stampa