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Pregiudizi

letteraturaNella vita non si finisce mai di imparare. E non esistono più le mezze stagioni, anche. Ma io vorrei oggi concentrarmi più sulla prima perla di saggezza che sulla seconda. Mi scuserete.

A cosa è riferita la frase? Al fatto che non si dovrebbe mai giudicare un libro dal posto che gli assegnano nelle librerie, e in special modo in quelle Feltrinelli. Mi spiego. Io ho diversi pregiudizi, come tutti. Per me, ad esempio, se voti Lega Nord sei un razzista. Che ci vogliamo fare? Nulla, per me è così. Fini pensatori come Borghezio non aiutano certo a sfatarlo, questo pregiudizio, ma devo dire che a me, in definitiva, m’importa anche una ricca sega se qualche leghista si offende (ma non credo). Si iscriva all’Arci o diventi un Missionario Comboniano, e poi forse ne riparliamo, di razzismo. Un altro pregiudizio che ho è quello che mi fa comprare o meno i libri a seconda di dove siano messi in libreria. Esempio: i libri che da Feltrinelli a Pisa sono nel reparto “gialli [1]” (c’è scritto sulla targhetta), sono tutti più o meno valutabili. Si possono prendere in mano, cioè; possono essere sfogliati, leggiucchiati, annusati: non è peccato, né perdita di tempo. Via libera anche per quelli che stazionano sotto la targhetta “cinema”, “storia” e “terrorismi vari” (la materia mi appassiona, ma il nome preciso della targhetta non me lo ricordo). Anche quelli che sono nel reparto “fantascienza” vanno bene. Naturalmente, tra essi ci sarà il libro bello, il libro brutto e il libro medio: è comunque cosa buona e giusta soffermarsi davanti ad essi (i libri o i reparti: fate voi) e prendersi un pochino di tempo per scegliere.

Dove è invece assolutamente inutile (secondo il mio pregiudizio) fermarsi, è davanti al reparto “letteratura [2]”. Letteratura generica, voglio dire. Il mio limitato intelletto, infatti, ogni volta che passa davanti a quella targhetta, perde un pochino di lucidità. I miei occhi non leggono “letteratura”, ma “libri loffi”. E il mio cervello invia al corpo il seguente ordine: “TROPPO GENERICO: PERDITA DI TEMPO IN AGGUATO. PASSARE OLTRE. DA ORA IN AVANTI, SILENZIO RADIO”. E silenzio radio è, in effetti. Nella mia testa non vola più una mosca e vado diretto nei miei reparti preferiti, nelle mie riserve indiane letterarie (sai che, e son senza metafore). Il fatto è che il reparto delle letteratura tout court è troppo ampio. Ad esempio ci sono insieme D’Annunzio (che mi sta sui coglioni) e Calvino (che amo); Baricco (del quale me ne stracatafotto) e Pennac (che invece mi piace abbastanza). Allora? Allora che? Niente. Questo è un blog, e quindi è scritto per soddisfare il mio ego, mica per fare discorsi di senso compiuto. E’ finito qui, il post, non devo dire altro. Che vi credevate? Finito.

Anzi no. Vi volevo dire che in questi giorni ho letto un libro di quelli loffi. Si chiamava “Troppo buoni con le donne”, di Raymond Queneau. Mi è stato consigliato da una persona speciale, i cui gusti sono al di sopra di ogni sospetto, e mi sono fidato. E, porca puttana, non è per niente loffio. Mi sono divertito parecchio a leggerlo. Scoppiettante, dissacrante, esilarante. Porca miseria, se non me lo avessero messo praticamente (se da qui alla fine del post dovessi scrivere un’altra parola con desinenza in -ante o -ente vi autorizzo a clonarmi la carta di credito) in mano, quel libro, io mica mi sarei divertito. E questo mi fa venire dei dubbi: ma non è che, effettivamente (cazzo!), mi perdo qualcosa? Cioè: passo spesso davanti a libri che si chiamano “Il petalo cremisi e il bianco”, “Narciso e Boccadoro”, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, eccetera, e la mia reazione varia di solito da “pfui” a “yahwn”; ma io non credo che questo sia un atteggiamento intelligente. Vuoi vedere che ci sono un mucchio di libri belli anche al di fuori del reparto “gialli” o da quello “terrorismo anni ‘70″?  Fantascienza? Sì, anche fuori da quello. Mi pareva di averlo detto, prima.