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Jay McInerney e il minimalismo

di Cav. Marcello Stacchia

le mille luciMolti ritengono, a torto, che Jay McInerney sia l’epigono della scuola minimalista americana: l’erede spirituale di Hemingway, di Salinger, di Carver. Nulla di più sbagliato.

Se un modello McInerney ha avuto, ha ammirato, ha emulato, quel modello ha un italianissimo nome e cognome: Rossano Fiunda. È infatti sulle primissime, acerbe opere dello scrittore calabrese che il giovane McInerney si forma: “Mani d’amianto” (Ed. Stacchia, 1982) e “Solo sul silos sulla Sila” (Ed. Stacchia, 1983) sono le sue stelle polari. Nonostante il Fiunda sia più giovane di lui di un decennio, McInerney lo considera un Vate, un idolo, e fa di tutto per conoscerlo personalmente.

Si procura, tramite l’Interpol, l’indirizzo dell’italiano e gli scrive una lettera appassionata e vibrante di ammirazione, ma sottovaluta un fattore decisivo: il Fiunda non conosce una parola di inglese e cestina la lettera.

Per nulla scoraggiato McInerney tempesta Fiunda di lettere: nel solo gennaio del 1984 gliene scrive 78! Lusingato da cotanto interesse e sbalordito da tale perseveranza, Fiunda decide di acquistare presso l’unica edicola di Rossano Calabro l’intera opera “English for you” della De Agostini.

La modestia, si sa, non e’ il pane quotidiano dei geni. Fiunda non fa eccezione a tale regola e presume, dopo un unico ascolto della prima audiocassetta del corso, di poter interloquire con l’indefesso ammiratore statunitense.

Il primo febbraio 1984, nella sua abitazione newyorkese, Mc Inerney riceve la tanto agognata lettera di risposta del Fiunda ma resta sgomento alla lettura di essa: un’unica frase, vergata dalla ferma mano del maestro italiano, si staglia sul foglio immacolato:

the pen is“The pen is on the table. R.” (v. foto).

Inizia un convulso scambio epistolare:

Mc Inerney: “The pen? What do you exactly mean, maestro?”
Fiunda: “The car is red”
McInerney: “The car? What fuckin’ car? I don’t have any car!
Fiunda: “Please, would you like some tea?”
McInerney: “I only drink bourbon! What’s you’re problem, man?”
Fiunda: “Mary and Paul go to school”
McInerney: “Mary? That motherfuckin’ bitch! I should have known!”

Credendo che il Fiunda si riferisca alla sua fidanzatina dell’epoca, Mary Rutherford, e sospettando una tresca con il piacente scrittore italiano, McInerney parte per l’Italia: destinazione Rossano Calabro.

Lo scenario che lo accoglie, a partire dalla fatiscente stazione ferroviaria, sconvolge lo scrittore americano, abituato agli imponenti landscapes di New York City: Rossano, per dirla con le parole di McInerney e’ “Il piu’ fottutamente orrendo, devastato, alienante, puzzolente buco di culo del mondo che abbia mai visto in vita mia!”. L’accoglienza, poi, è di quelle indimenticabili: dopo soli 10 minuti di permanenza in terra rossanese, viene malmenato, rapinato di ogni avere e legato sulle rotaie del treno da un branco di malavitosi locali, guidati da un losco figuro. Il malvivente riuscira’ a scappare ma un passante farà in tempo a rubare una sua foto (il volto coperto da un fazzoletto, purtroppo ne rendera’ impossibile l’identificazione. v. foto)

malavitoso localeTravolto da cotanto scempio, McInerney purtuttavia non si abbatte, anzi: scrive di getto, guidato dai saggi consigli del Fiunda (“Onthi muovi, cazzhone!”, “Va cugghiulivi, focu meu!”) il suo primo capolavoro: “Low lights small town”.

Il libro verrà pesantemente stravolto dall’editor americano, ed uscirà pochi mesi dopo con il titolo “Bright lights big city” (in Italia “Le mille luci di New York”, Bompiani). Ma l’opera originale, salvata dall’oblio dal Fiunda e da questi consegnata al Cavalier Marcello Stacchia, vedrà la luce solo 23 anni dopo, intatta e scintillante come il suo titolo.
“Le mille luci di Rossano Calabro” è finalmente in libreria!

La storia: L’aspirante scrittore Cosimo, dopo aver coltivato sogni di gloria, si ritrova povero in canna e disilluso a Rossano Calabro. Per campare svolge la mansione di verificatore di notizie per un misero giornaletto locale, “L’eco di Soveratho”. Piantato dalla moglie Concetta (scappata con un produttore di film porno e avviata alla carriera di intrattenitrice nei sordidi lapdance bar di Reggio) e licenziato, Cosimo cade nella morsa della depressione e dalla ‘nduja alla cocaina il passo e’ breve. Il richiamo della famiglia e l’amore di una giovane ed ingenua fanciulla, Ilona (detta Cicciolina) gli ridaranno fiducia nel futuro e lo riporteranno sulla retta via.

La critica: Una gemma sepolta, una meraviglia sommersa: come ha fatto a rimanere nel limbo per piu’ di 20 anni??? Viene voglia di andare a Rossano Calabro e raderla al suolo!!! (Mario Borghezio, europarlamentare)


20.06.2007 8 Commenti Feed Stampa