Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Società > Il gelatino di Buttiglione

Il gelatino di Buttiglione

di Filippo Bologna

Buttiglione Gelato al LamponeDa repubblica.it

“Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E’ possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti”.

Sen. Rocco Buttiglione e sen. Albertina Soliani, prodiana emiliana.

Il documento è stato indirizzato ai questori di Palazzo Madama e sottoscritto da un nutrito gruppo di senatori bipartisan.

E’ uno sketch da cabaret? No. Io non ci rido. Mi viene da piangere. Impotenza e rabbia. La rabbia che ci portiamo dentro tutti. Solo che spesso diventa nausea. E allora non riusciamo nemmeno più a indignarci. Il paese va allo sfascio, sì lo so, sarà un discorso da qualunquista ma fatemelo fare – anzi d’ora in poi sarò un cabarettista qualunquista, sarò Alberto Sordi e mi meriterò di esserlo – il paese va allo sfascio e i signori senatori chiedono il gelatino alla buvette.
Perché non possono alzare le loro monumentali chiappe dalla poltrona e prenderselo al bar come tutti i miseri mortali? “La normale vita quotidiana delle persone” dicono. Questi signori non hanno la minima idea di cosa sia la “normale vita quotidiana delle persone”. Vivere con uno stipendio da precario di seicento euro, tirare la cinghia per arrivare a fine mese, andare a letto pensando alle rate del mutuo, levarsi il pane di bocca per mandare i figli all’università a laurearsi in disoccupazione, lavorare in nero in un cantiere, prendere un autobus zeppo come un uovo, passare ore a bestemmiare nel traffico, fare la spesa al discount con un occhio ai prodotti in offerta. Questa è la “normale vita quotidiana delle persone”. Non la vita di Buttiglione, di Briatore, di Corona, di Nina Moric e di quel circo di Gangster&Zoccole.
Perché del calo dei sondaggi, della disaffezione alla politica, del ritorno d’immagine, degli avvisi di garanzia, del partito democratico e del protocollo di Kyoto a questi onorevoli signori non gliene frega una sega. A lorsignori importa solo mantenere i loro privilegi del cazzo. Una volta la politica governava l’ecomomia. Poi l’economia ha governato la politica. Oggi il potere governa il potere, indifferente a tutto il resto.
Mentre il Signor Marco Trochetti Provera era in barca con l’onorevole Ministro Massimo D’Alema a godersi la Louis Vuitton Cup, lo sport più stupido e anacronistico al mondo dopo il trotto e l’hockey su prato, l’Italia andava, va, allo sfascio. E migliaia di persone a spasso licenziate da Telecom mentre Luna rossa strambava per inseguire un filino di vento sul lato destro del percorso di gara, mentre Torben Grael – un brasiliano con un nome da catalogo Ikea – era ancora indeciso se scegliere il lato destro o quello sinistro, milioni di risparmiatori se la prendevano dignitosamente nel culo con le scatole cinesi di Olimpia. Magari venissero i cinesi, ma quelli veri, no quelli dei ristoranti, quelli di Mao e della Lunga Marcia. Allora sì che ci sarebbe da ridere. A vedere Tronchetti Provera svuotare il pitale nell’orto alle prime luci dell’alba, perché ogni cittadino deve contribuire coi suoi bisogni, ai bisogni di tutti.

Se mai mi capiterà di incontrare Buttiglione cercherò di sputargli. Un normale sputo quotidiano.


11.06.2007 5 Commenti Feed Stampa