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Quella sla di Gregory Roberts

di Filippo Bologna

greg roberts
La persona che vedete nella foto non Hulk Hogan, ma Gregory Roberts, australiano, alto, prestante, biondo, capellone, ex tossico, spacciatore trafficante, mujaheddin, carcerato, torturato, evaso e, infine, scrittore. Autore di Shantaram, bestseller planetario, amico di Johnny Deep, filantropo, benefattore, estimatore di Stendhal, George Eliot e Mary Anne Evans (che poi sono la stessa persona), Roberts, pare abbia fondato un gruppo rock in Germania, abbia suonato nella metropolitana di Milano, abbia combattuto a fianco dei fratelli musulmani in Pakistan e Afghanistan, sia evaso da un carcere di massima sicurezza, si sia improvvisato medico per guarire i diseredati della terra e risieda pi o meno stabilmente in India. Quell’avanzo di galera di Roberts in questi giorni a Roma, ospite del Festival delle Letterature che, diciamolo, quest’anno, un po’ scarsino. Apertura da casalinghe con la Allende, per proseguire con dei semisconosciuti, prima di virare al giallo – De Cataldo, Carofiglio – e dopo un breve sipario sull’avventuroso (il nostro buon Roberts), chiudere in fascia protetta con Saviano. Ora, questo Roberts, io non l’ho letto.
Ha scritto un romanzo fiume di un migliaio di pagine di cui mi hanno parlato sospettosamente quasi tutti bene. Una sorta di Odissea autobiografica con i campi lunghi dell’India e le dissolvenze al nero delle galere australiane.Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dellamore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire lessenziale, per, mi bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro la frase pi citata del libro e se non ricordo male anche quella della quarta di copertina. Un amico mi ha raccontato che, ospite al Festival di Mantova, Roberts ha tenuto una conferenza su “Come si uccide un coccodrillo col pugnale“. Di pi non potrei dirvi, ripeto, il libro non l’ho letto. Ieri per sono andato nel baretto dove vado a fare colazione quando sono di buon umore. E’ l’unica occasione che ho nella vita di entrare in contatto con Il Messaggero. Nella pagina della Cultura, scusate il termine, ho trovato lo stralcio dell’intervento che Roberts dovrebbe tenere alla Basilica di Massenzio. Secondo occhiello e catenaccio era un pezzo sulla malavita romana: che ne sapr Roberts della malavita romana? Inizio a leggere. Ci sono tre marinai trafficanti che trasportano un carico di turchesi su una bagnarola attraverso l’oceano. Secondo l’autore, uno di loro romano, e si chiama Valentino Tedesco detto Tino. A me mi puzzava subito, fin dal nome. Cio sembrava il classico pezzo che quando ti telefonano per invitarti al Festival Letterature di Roma e ti dicono che il tema la malavita romana te prendi tempo e dici: “Forse dovrei avere qualcosa… devo controllare.” Poi vai al pc, prendi un vecchio racconto, o un capitolo tagliato da un romanzo, con la funzione trova sostiuisci di Word prendi il primo personaggio che passa che magari si chiama chess Roderick Spaulding (ho preso questo nome dal cestino dello spam, che se non lo sapete un ottimo serbatoio nomi di personaggi romanzeschi tipo Leona Quintero e Travis Parrish, che mi vuol vendere del Viagra) poi fai salva con nome, e scrivi massenzio.doc e torni al telefono: “Lei fortunata signorina. Ho proprio quello che fa per lei…”, dici.

Ripeto, io Shantaram non l’ho letto. Per questo stralcio su Il Messaggero s. Tralascer la parte in cui Tino dice di essere un commercialista che ha rubato tutto allo studio del padre e si messo a contrabbandare pietre preziose. Andr direttamente al punto in cui scrive che Tino aveva una “mascella volitiva“, che io pensavo che oggigiorno fosse vietato scrivere certe cose. E invece si vede che si pu.


6.06.2007 12 Commenti Feed Stampa