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Mascarponi: il premio Nduja d’oro giusto viatico per il Nobel

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ettore mascarponiEttore Mascarponi (nella foto) è il fenomeno letterario del secolo. La settimana scorsa lo ha scoperto anche D’Orrico, che lo ha osannato sul Magazine del Corriere in un articolo di otto pagine, in cui lo definiva il più grande scrittore del millennio. Così il grande pubblico si è accorto di lui. Mascarponi è bravo, determinato, ha mille cose da dire, e soprattutto sa dirle. Abbiamo fatto due chiacchiere con Mascarponi sulla sua ultima fatica “Molteplici sono le ragioni del cuore“, edito dalla prestigiosa casa editrice Stamperia.

Mascarponi è inventore di mondi, ci trasporta attraverso pianeti lontani eppure vicinissimi per le tematiche che affronta. I suoi sono racconti filosofici ibridati alla storia d’amore, storie sofferte ma piene di cuore e di sentimento, dalla prosa ricercatissima e densa, storie che ci fanno riflettere e sorridere. “Molteplici” è la veloce trasposizione di un lungo percorso di maturazione intellettuale, stravolge il punto di vista del lettore con una storia ricca di citazioni, ci mette con le spalle al muro sulle tematiche forti del nostro tempo.
La storia di questo amore impossibile è forse la trasposizione di situazioni che oggi sono sempre duali, sempre difficili e suscettibili di variazioni in funzione dei punti di vista. Le visioni che balzano all’occhio in questa storia sono forse la trasposizione di quello che produce l’intelletto, di coloro che predicano e tracciano le linee del pensiero e poi le usano per le bassezze del vivere e del potere. Un libro lampante e difficile, frutto del giardino segreto di Mascarponi, in cui le visioni che appaiono sono flash che spesso impressionano ma che lavorano anche dopo la lettura lasciando il segno.

In esclusiva mondiale, Cabaret Bisanzio propone dunque questa intensa intervista sul giardino segreto di Mascarponi.

Prima domanda di rito, come è stata la gestazione di questo libro? Qual è stata l’idea che ha scatenato la creazione di questa vicenda? Cosa c’era nel tuo giardino segreto che doveva essere liberato?

Filosofia, filosofia e ancora filosofia. Ribollire dentro e svolgimento di pensiero. La stesura del romanzo in sé è durata poco: due orette. Dopodiché siamo passati alle fasi di editing e correzione di bozze. Il romanzo è stato steso, curato e dato alle stampe in un mesetto, giorno più giorno meno. Con “Molteplici” volevo dire delle cose, e per farlo ho deciso di ripiegare su un plot oscuro e citazionista.

Questa è la prima di una serie di curiosità che mi sono sorte durante la lettura, è legata ai nomi di questi due amanti: Luca e Francesca. Da dove nascono?

C’è una forte trasmissione di memorie su questi due nomi, impossibile da spiegare in poche righe. Infatti per spiegarla c’è il libro, che non sono mica poche righe. Francesca e Luca sono due nomi che io ho ripreso in un contesto diverso per conferire un’atmosfera da third space a via Montenapoleone, dove si svolge tutta l’azione.

Curiosità numero due: l’autobus che porta Luca da Francesca passa alle 16:32.11, l’indomani lei esce per fare la spesa alle 14:38.11. Che significato ha questo 11? Sembra un segno esoterico.

In parte lo è. 11 è la monade e il duale, oltre che il numero di maglia di Gilardino, e io sono milanista. 11 è l’impossibilità di una comprensione dialettica del tempo, e il fatto che nella vita, così confusa e incerta, c’è sempre qualcosa di stabile e che questo stabile ci fa ancora più paura dell’instabile: in questo caso l’elemento fermo è l’11, anche se poi gioca Inzaghi. Ma quando gioca Inzaghi magari segna due gol, ed ecco che torna il tema esoterico del doppio.

Curiosità numero tre: La parola dio che esce dalla bocca degli amanti ha la d minuscola. Perché? Per te come è Dio? Dio? dio? nulla?

Dio è incontestabile, cioè senza contesto. Oltre che filosofo, sono anche teologo, passo gran parte delle mie giornate a rigirarmi attorno alle più sopraffine dissertazioni teologiche, che ora non te le sto a dire perché è chiaro che non puoi capirle, quindi trovo difficile rispondere a questa domanda. Ma io scrivo per questo, per capire cosa è dio. E credo di averlo capito.

Nelle pagine del libro ci sono tanti riferimenti alla diversità e a chi la combatte. Cos’è la diversità? Chi è un diverso?

La diversità nel diverso è colui che differisce, e scusa se a volte esprimo concetti di alta filosofia non immediatamente comprensibili. In fondo gli amanti sono così lontani dalla realtà che non possono neppure essere diversi dal resto del mondo. Mentre gli altri, che non sono diversi, sono uguali.

In “Molteplici”, che significato dai all’aberrazione? Mi sembra un tema vividamente presente.

Aberrazione dell’assurdità. Ma anche insurrezione. In parole povere, il gesto di un uomo che ha un rapporto esistenzialistico con il dato reale, cioè percepisce una specie di angoscia del Levante non inquinata che lo avvilisce nel processo di decodificazione degli enti che vede e che sente; nel caso dei miei personaggi la fine di un amore – che si prospetta come un gesto d’insurrezione cosmica. Chiaro, no?

Ancora una domanda sulla storia, verso la fine del libro parli di essere stanchi a vent’anni. Che cosa dovrebbe essere fatto perché ci sia una dimensione più umana della giovinezza?

E’ assurdo che io debba sentire il bisogno di diventare il nuovo Pasolini o il nuovo Parise. Dove sono, oggi, i Pasolini e i Parise? Perché devo farmi carico di una responsabilità così grande, cioè di fare da padre a quelli che dovrebbero essere i miei padri e invece si comportano da figli? Non è giusto, anzi è contro-natura, che io abbia più cose da dire degli scrittori di cinquant’anni. Tutto questo mi dà un forte senso di nausea e stanchezza intellettuale. Oddio come mi sento stanco, come nemmeno lui.

Da come finisce la vicenda si ha l’impressione che non ci sia una seconda parte, ma la domanda è d’obbligo: ci sarà una continuazione?

Certo, appena ho due ore libere scrivo “Molteplici erano le ragioni del cuore e sono pure aumentate”, che comunque sarà un romanzo totalmente diverso da “Molteplici sono le ragioni del cuore”. Le ragioni, si sa, moltiplicano le coscienze dell’essere nella pseudopoietica generale. Soprattutto le ragioni del cuore.

Passiamo dalla storia a chi la racconta. Tu scrivi da quando avevi 2 anni, un po’ come il figlio di Totti. Quando hai capito che la pagina scritta era la tua strada?

A due anni, appena ho avuta la penna in mano.

Ti ispiri a dei modelli? Chi sono i tuoi autori di riferimento?

Tutti e nessuno. Nel senso che il tempo che percepiamo procedere verso il futuro, io credo che vada a ritroso. Ho già detto che la comprensione dialettica del tempo non è possibile. E allora, quando sarà la loro epoca, saranno i classici ad ispirarsi a me. I vari Tolstoj piuttosto che Dostoevskij, Celine piuttosto che Balzac, saranno miei emuli. Fra i contemporanei, credo che il solo Walter Giannò possa essere considerato come fonte di ispirazione, come mio maestro. Non per nulla è autore di un mistery dal titolo “Il cuore ha sempre ragione”, immutabile verità. Non per nulla è stato invitato a scrivere sui più prestigiosi blog. Io ho migliorato il suo pur eccellente racconto, da una sola ragione sono passato a molteplici.

Il tema dell’omosessualità nella storia viene toccato a certi tratti velatamente ed in altri in maniera più pesante. Tu sei gay?

Non sono gay proprio per scelta politica, e non morale, pur riuscendo tranquillamente ad andare a letto, oltre che con le donne, con persone del mio stesso sesso. Sempre che ci vogliano venire, si capisce.

Progetti per il futuro?

Io ambisco al Nobel, non scherzo. D’altra parte ho già vinto il Nduja d’oro, che mi pare il giusto viatico.

Grazie a Ettore Mascarponi e appuntamento in libreria!


29.05.2007 10 Commenti Feed Stampa