Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Zibaldone > Il momento è giunto

Il momento è giunto

di Sauro Sandroni

Tutto iniziò in un lontano giorno di maggio. Mi pare fosse, se non vado errato, ier l’altro sera. Come passa il tempo! Ma lasciamo da parte la filosofia. Mi trovavo, insieme al mio amico e coinquilino Sherlock Holmes, il famoso elettrauto, nel nostro appartamento al numero 221/b di Baker Street. La serata si preannunciava fosca e ben poco allegra; in cielo, infatti, si addensavano dense nubi, scure e gonfie di pioggia, e la scelta in televisione era tra Amici di Maria de Filippi e Un Due Tre Stalla. Boia, che palle! Insieme con Holmes avevamo dunque deciso di trascorrere la serata ognuno immergendosi nei propri hobbies. Holmes aveva appena afferrato il suo Stradivari ed io una videocassetta di Milly D’Abbraccio, quando udimmo per le scale i passi furtivi di un uomo. Mi precipitai alla porta: ritta sulla soglia c’era una figura alta e magra, intabarrata in un lungo pastrano nero che gli copriva anche la parte inferiore del volto. In testa portava un grande cappello ugualmente scuro, come quelli che portano i rozzi pionieri delle nostre colonie nordamericane. Immaginatevi una specie di Clint Eastwood con il fisico di Fassino, però travestito da Macchia Nera. Stavo per mandarlo affanculo, quando Holmes mi bloccò.
– Sì fermi, Watson: costui non è un venditore di Folletto, come potrebbe sembrare dall’abbigliamento, ma bensì il messaggero di una setta segreta, talmente segreta che ha anche un blog su internet: Cabaret Bisanzio. Venga pure avanti, Sir Grandinetti.
Non vi nascondo che, a sentire quel nome, sbiancai e mi sentii venir meno: ma che minchia me ne fotteva a me di chi era il tipo e di Cabernet Stocazzo? Oh, io avevo da vedere un film con Milly D’Abbraccio, mica le videodispense della scuola Holden! “Ma che si levasse dai coglioni!” pensai; però dissi:
– Davvero singolare, Holmes. E mi dica, intabarrato ed inatteso visitatore, cosa la porta qui?
Per tutta risposta, l’inquietante figura mi porse un biglietto. Con bella calligrafia, in caratteri Haettenschweiler, il piccolo foglio di carta recava le seguenti parole, che lessi a voce alta:
Merendine mulino bianco, detersivo, assorbenti, latte per il bimbo, pomodori zucchine du’ etti di prosciutto di Parma
Il losco figuro scattò velocissimo e mi tolse il biglietto dalle mani, sostituendolo con un altro. Il nuovo biglietto recava, vergate da mano ferma in un elegante calligrafia Microsoft Sans Serif, le seguenti parole (che lessi ad alta voce):
– “Il momento è giunto”.
Guardai alternativamente Holmes e il sinistro visitatore. Il mio coinquilino, a sentire quelle parole, era scattato in piedi ed aveva preso a misurare a larghe falcate il salotto.
– Ebbene, – disse, – sapevo che il giorno sarebbe arrivato, ma speravo che sarebbe stato il più tardi possibile. Watson, lei sarà curioso di sapere a quale momento io mi stia riferendo, non è vero? Watson? Watson! Ma cosa cazzo fa?
Sentendomi chiamare, smisi educatamente di scaccolarmi e di scrivere un SMS spinto a Katrinka, la graziosa tenutaria del pub di Covenant Street.
– Eh? – risposi. – Certo, come no, m’interessa un fottio, guardi. Dica, Holmes, dica.
– Ah, ecco, volevo ben dire. Deve sapere, Watson, che io faccio parte dell’accolita di fini intellettuali che scrive sul blog conosciuto come Cabaret Bisanzio. Siamo un club molto esclusivo: pensi, per farne parte occorre aver fatto un Di.Co. con il cardinale Ruini in persona.
Trasalii: e chi vorrebbe farlo, un Di.Co. con il cardinale Ruini? E’ brutto come la morte secca! Mica come Bagnasco, invece, che secondo me ha un suo bel perchè.
– A questo punto si chiederà con quale criterio vengano scelte le cose da pubblicare su CB; ebbene, i criteri sono severissimi. La decisione è in mano ad un comitato ristretto, formato da tre persone di cui nessuno conosce l’identità (anche se poi tutti sanno trattarsi dei famosi Tre Savi di Sion: Mimì, Cocò e Giacomo). Tale comitato, informalmente conosciuto come “riunione di condominio senza numero legale”, sceglie gli argomenti da trattare. Esso si riunisce una volta l’anno in una località segretissima (di solito si tratta della Premiata Ferramenta Paglianti, verso Porta a Lucca, citofonare “Ingrid”) ed attribuisce ad ogni singolo autore gli argomenti di cui poi dovrà parlare durante la stagione blogghistica, che va da settembre a luglio: “a La Rocca gli diamo la fenomenologia dello spirito in relazione all’epicureismo escatologico, al Pagliaro l’ontologia delle monadi kantiane in contrapposizione alla destra hegeliana, alla Rubicone la teoria della relatività spiegata agli allievi delle scuole coraniche” e via di seguito. Ebbene, a me è toccato un altro ben più immane compito: il primo post sui referrer di Cabaret Bisanzio. Watson, vecchio mio, vuole aiutarmi con questo terribile fardello? Watson? Watson, By Jove! Ma la vuole smettere di grattarsi il culo mentre le parlo, brutto idiota?

Quello che segue è dunque il primo post riguardante i referrer di CB, scritto da me, Dottor John Watson, sotto dettatura del mio amico e coinquilino Sherlock Holmes. Che per scriverlo ha dovuto drogarsi, tra l’altro.

Iniziamo la nostra disamina delle chiavi più simpatiche e carine con cui i graditissimi visitatori di CB sono giunti in questo luogo. Come antipasto, per carburare, proporrei un classico “donne che vogliono solo scopare“. Ebbene, o anonimo visitatore, sappi che esse non esistono e che si tratta, né più né meno, di una leggenda, tipo il coccodrillo nelle fogne di New York o il d.d.l. sulla riduzione dei costi della politica che sarebbe fermo in Commissione. Puoi trovare anche donne che vogliono solo scopare, certo, ma solo per una volta; vedrai che la volta dopo vorranno essere accompagnate in centro a vedere le vetrine, e la volta dopo ancora a trovare Zia Luisa, chè è tanto che non la vedono. Dai retta, smetti di sognare ed affronta la realtà. Un altro classico potrebbe essere quello rappresentato dalla chiave “culi a ponte“, ma non credo che essa necessiti di ulteriori approfondimenti, proprio per la frequenza con la quale si incontra. Chi, in vita sua, non si è mai imbattuto in un culo a ponte? Si pensi che era stato presentato persino un progetto di culo a ponte che unisse la Calabria con la Sardegna (sì, non con la Sicilia: propio la Calabria con la Sardegna), per dire, poi cassato per la fiera contrapposizione di Verdi, Comunisti Italiani e comitato Anti T.A.V. in vacanza al sud. Interessante può invece essere l’analisi ragionata della seguente chiave di ricerca: “scoparsi un animale“. Ebbene, qui siamo davanti ad una questione di gusti. Scoparsi un animale è solo una questione di gusti. Vabbè, naturalmente è anche questione di scegliersi l’animale adatto: scoparsi un agnellino è un conto, scoparsi una tigre o un rinoceronte un altro. Se propendete per la seconda o la terza ipotesi, beh, vi faccio i miei auguri e a mai più rivederci, purtroppo. Leggo poi che un romanticone è capitato qui cercando “frasi davanti al mare“. O leggiadro navigatore, forse non solo internettiano, posso dare un contributo alla tua alata ricerca citando una frase che dalle mie parti (Marina di Pisa/Calambrone/Cecina Mare) ho sentito spesso pronunciare dai gentiluomini che, dalle finestre dei circoli Arci siti di fonte al Tirreno in tempesta, scrutavano il mare color del vino con lo stesso sguardo che doveva avere l’ammiraglio Nelson sulla tolda del Victory: “boia, badalì stamani com’è ‘ncazzato, maremma maiala. Speriamo ‘un s’arzi troppo ‘l libeccio sennò domani mi tocca anda’ a recuperà ‘l gommone sul Monte Serra“. Spero di esserti stato d’aiuto, e che il progetto di due colpi alla gentil pulzella in riva al mare, come sicuramente stavi progettando, vada a buon fine anche grazie al mio contributo. Mi sembra poi di scorgere il non molto frequente “pittrice cerca modello per nudo” (certo, dicono tutte così). Mi astengo da fare battute sulla pittrice e sul pennello, perchè io son una personcina ammodino. Pittrice, cerchi un modello? Ebbene, eccomi qua. Sono timido, ma mi sacrifico. Per l’arte questo ed altro. Basta che la pittrice mi mandi prima una sua foto, anzi due: una nuda e una con il completo di pelle sadomaso, astenersi pittrici brutte e/o perditempo. Simpatica anche la chiave di ricerca “solo per i tuoi piedi“. I miei piedi ringraziano. Mi sa che tu sei uno che si diverte parecchio, eh? O sei il signor Vallverde? Avanti così, comunque. Mi ha poi colpito parecchio la chiave “nome moglie Leonida“. Ma come “moglie”? Ma non era Leonida la moglie? Non è un nome da donna, Leonida? Sennò si chiamava LeonidO, scusate… dico male? Ah, questi antichi greci! Com’erano licenziosi! Leonida era una donna ed aveva moglie! Ma pensa te! Per fortuna che oggi i tempi sono cambiati ed abbiamo il Family Day, bel mi’ Pezzotta, altrimenti qui va a finire che questi islamici, eh, non so se lei è d’accordo, signora mia, ce li ritroviamo a tutti i semafori, ah, ma io quest’anno vado a Lepanto a festeggiare la ricorrenza della vittoria del’Occidente, lei che fa, viene? Ah non può perchè deve andare dal commercialista per farsi dire come far risultare in nero la badante di nonno, eh? Vabbè, son cose che vanno fatte, sarà per un’altra volta, arrivederci e mi saluti il caro dottor Mengele, che è tanto una brava persona.
Mi sembra poi giusto sottolinerare la visita dell’acculturato che, non volendosi limitare ad un uso della rete che preveda esclusivamente la ricerca di donne ignude in posa sbarazzina, vaga per il web sperando di imbattersi nel celeberrimo e mai troppo apprezzato “angeli e demoni incipit“: sei fortunato, o internauta letterato. L’incipit che vai cercando è infatti questo: “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…”; no, scusa, mi sono confuso; è questo: “Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali”. Uhm… no, mi sa che non è neppure questo. Aspetta, com’è che hai detto? Angeli e Demoni? Ah, allora dev’essere questo qui: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Per la precisione, questa è la parte che parla dei demoni. Quella degli angeli viene dopo, ma nessuno si ricorda mai come inizia, nemmeno io. Nel mezzo poi ce n’è un altra che parla di lassativi (presumo), ma non credo ti interessi. Siamo arrivati alla conclusione. Mi sembra giusto, da parte mia, terminare questa breve prima disamina dei referrer di Cabaret Bisanzio con una frase che rimanga quale severo monito per noi blogghettari dall’ ipertrofico ego, gonfi di superbia & vanagloria. La frase è “la modestia non è di moda“. Parole sante, ragazzo mio, parole sante. Ti ringraziamo, o severo censore dei costumi internettiani: faremo tesoro delle tue parole, scolpendole nei nostri cuori di pietra attenti solo ai contatori delle visite e ai link su Blogbabel. Comunque, che non fosse di moda lo sapevamo già. Per la stagione primavera/estate, infatti, sono tornati prepotentemente gli anni ’50, con lunghe gonne plissettate e camicette smanicate in colori vivaci e sbarazzini che richiamano alla gioia di vivere di quel periodo, un periodo felice nel quale tutto sembrava possibile; per lui, invece, tornano prepotentemente i jeans stretti con il risvolto in fondo, da portare con semplici t-shirt che affermino con decisione il proprio ruolo nella società, il ruolo di un maschio che sa quello che vuole, anche se con pantaloni così attillati l’unica cosa che otterrà è probabilmente una bella orchite.
Bene, il primo post di Cabaret Bisanzio sui referrer finisce qui, ed era anche l’ora. Nel ricordarvi che il post sui referrer è anche il primo sintomo di decadenza blogghica (praticamente l’equivalente di quello che per gli imperi antichi era la divisione in più parti tra gli eredi dell’imperatore, siano essi figli o satrapi), vi porgo i miei saluti e vi do appuntamento alla prossima puntata (sì, ma nel muso).


27.05.2007 6 Commenti Feed Stampa