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Sorrisi. Sorrise.

di Edo Grandinetti

CapaciLamezia Terme, Edificio Scolastico Maggiore Perri, 23 maggio 1992

C’era davvero poca gente, giusto qualche cazzone in divisa da scout e poco altro, e la cosa, a dire il vero, non mi stupiva, visto che anch’io ero l pi per caso che per scelta. Venivo da una settimana infernale, bocciato per la terza volta all’esame di diritto penale, e di sorbirmi una manifestazione su mafia e legalit non ne avevo nessuna voglia, in tutta sincerit. Il motivo della mia presenza era Maria Rita. O meglio, le tette di Maria Rita. Aveva diciassette anni, ma, cazzo, era una figa pazzesca. Magrissima. Avesse avuto qualche centimetro in pi, l’avrei eletta Playmate dell’anno.

La trovai subito.

Indossava jeans elasticizzati e una polo verde-acqua molto stretta. Con lei c’era un tipo basso dai capelli ricci.
“Ehi, finalmente sei arrivato”, disse venendomi incontro. “Lui Stefano”.
Il tipo mi strinse la mano guardandomi in cagnesco. Pensavo volesse staccarmi le dita, tanto era forte quella presa.
“Che facciamo? Ci spostiamo?” le dissi.
“No, senti”, mi sussurr con accento napoletano, “sono qui con lui. Mi pare brutto andarmene. Stiamo un po’ qui, anche se mi scoccio. Dopo andiamo dove vuoi”.
Annuii.

Poggiati a una ringhiera, ascoltavamo Cristiano tuonare dal palco la rabbia di chi ha perso un figlio(*). Avevo gi assistito ai suoi comizi. Era impressionante la collera con cui sfidava la ‘Ndrangheta. Ma non ero abbastanza concentrato per seguirlo, nonostante l’eco penetrante di quella voce. Mi interessava esclusivamente Maria Rita. Le labbra di Maria Rita.
Sotto lo squadro incarognito di Stefano, mi avvicinavo all’obiettivo con calma. Lei sorrideva, invitandomi a baciarla. Non volevo mica farmi pregare, ma quell’amico era in assetto da guerra. Sembrava pronto a uccidermi al primo passo falso.

Mi fermai a pochi centimetri da lei.

Ci fu un silenzio improvviso, innaturale, di quelli che fermano ogni cosa e gelano il tempo. Cristiano smise di urlare al microfono. D’istinto, mi staccai da Maria Rita.
“Che succede?” chiese.
“Aspetta un attimo”. Mi girai, sulla sinistra c’era un tipo che conoscevo, potevo chiedere a lui. Sottovoce mi disse la notizia.
“Minchia!” esclamai, con sguardo impietrito.
“Che successo?” chiese di nuovo Maria Rita.
“Eh. Hanno ucciso Giovanni Falcone”.
“E chi ?”
La guardai stranito.
Sorrisi.
Sorrise.

(*) A Lamezia Terme, il 24 maggio 1991, gli operatori ecologici Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte vengono assassinati in seguito a una rivendicazione della ‘Ndrangheta locale. Al momento, non sono stati trovati colpevoli.


23.05.2007 Commenta Feed Stampa