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Non esiste

chess [1]Li vedi, si stanno preparando. Eccole, le testoline, ammucchiate come birilli davanti all’ennesimo negozio in odor di mafia. Oscillano a destra e a sinistra, un continuo andirivieni dalla strada alla bocca della porta che li accoglie come una madre. Quando si sparge la notizia che un commerciante sia un prestanome, o addirittura un boss, i birilli si accendono come fiammiferi. Si eccitano, respirano con i pori che si dilatano come se fossero migliaia di vagine, i maschi se lo sentono duro e le femmine cominciano a stricarsi come gatte in calore. Puoi odorare il rivolo di sudore che scola tra le natiche delle signore per bene. È una gara a placcare il nuovo mafioso, a farsi vedere con lui prima dell’evento al quale si stanno preparando tutti. Se vai a un matrimonio, sia di quelli di provincia, affollatissimi, con le canzoni di Claudio Baglioni o di Gigi D’Alessio in sottofondo, sia a uno di città – e magari ci arrivi con la moto BMW nuova nuova e regali come bomboniera l’ultimo best seller intellettuale che trovi in libreria e ti godi la colonna sonora dei Koop o di qualsiasi gruppo nu jazz – lo riconosci subito, il mafioso: sta al centro di densi capannelli, e quando i tavoli non sono stati assegnati preliminarmente è conteso dagli altri invitati: “Dai, siediti con noi”.
Vedi, si stanno preparando. C’è quel tizio col figlio sottobraccio, stasera approfitterà della festa per presentare il figlio al politico, per quel posto di guardia giurata a Roma. Lo vedi il politico – che te ne frega del partito? Dai, uno qualunque, dai, non stare lì a occuparti di questioni di lana caprina – mentre si prepara il discorso per l’evento, affondato nella sdraio di vimini, una delle tanti ammucchiate in modo grazioso nell’agriturismo gestito dalla moglie? (La moglie è una che ripete grazioso come se fosse un segno di punteggiatura). Il politico dirà, più o meno così: Bisogna attivare convergenze parallele al fine di innescare un ciclo virtuoso per il territorio della provincia di Trapani, così da predisporre una piattaforma sulla legalità che possa garantire una nuova era civile, al di là degli interessi di bottega e delle convenienze meramente partitiche… ecc. Insomma, cose così, peggio dei peggiori scrittori-fenomeno, con quella prosa stupidamente intelligente che troppo spesso ci tocca leggere, gonfia come le vene dei coglioni quando stanno per eiaculare.
Vedi, si stanno preparando. Volano le ultime carte del centro di ricerca Posiri, Polo Siciliano Ricerche… analisi, statistiche, cose così… una folata di vento è entrata mentre uno dei ricercatori chiudeva le finestre: studi sul numero di tombini presente nella cittadina, infiniti conteggi e comparazioni dei flussi migratori nella provincia di Trapani (saldo emigrati-immigrati, distribuzione per etnie, cose così), progetti per la formazione di formatori dello sviluppo, ragionamenti sulla cultura mediterranea nella prospettiva globale, studi di mercato sulle esportazioni del vino siciliano in Cina, cose così; volano nessuno si preoccupa di fare un po’ d’ordine. Perché tutti pensano solo a prepararsi all’evento. E il politico ha invitato tutti quanti, all’evento, in cui parlerà; semmai lì, all’evento, commissionerà un altro importante, fondamentale progetto, un’analisi statistica, la formazione di nuovi formatori, magari uno studio sulla mafia degli anni ’80 nella provincia di Trapani, e facilmente le carte volate fuori dalla finestra saranno rimpiazzate. La cosa importante sarà essere presenti all’evento e portare gente. L’amico comunista, l’amica ecologista, l’amico cattolico, l’amico di AN e quello di Forza Italia, gente così, che serve sempre nei momenti decisivi della vita, e non solo per darsi un tono.
C’è un tizio che sta sempre accanto all’onorevole. Quanti passi fa l’onorevole, tanti passi fa lui. Un minuetto estenuante, meraviglioso, una danza virile, eccitante.
Li vedi, si stanno preparando. C’è quella che dice Falcone è un mito, c’è quello che dice la mafia fa schifo, ci sono tutti, non manca nessuno. Non si può mancare. C’è il sindacalista che ci ricorda che all’inizio del Novecento i sindacalisti morivano per combattere la mafia terriera, c’è quello che dice che Falcone e Borsellino capivano la mafia perché erano magistrati siciliani, nati a Palermo e vissuti nello stesso contesto dei mafiosi, c’è quello che dice che avevano toccato una cosa che non dovevano toccare. Qualcuno parla della Juventus che è tornata in serie A, qualcuno dice che le amministrative non sono un banco di prova per il governo, cose così.
Il mafioso esce dalla sua clinica privata. È venuto per aiutare il politico a organizzare le cerimonie per l’anniversario della morte di Falcone. E poi non è una novità: ne organizzano di tavole rotonde sulla mafia. E che ci vuole? Uno scrittore impegnato, uno studioso di mafia, un sottosegretario e un membro dell’opposizione e la tavola è imbandita. Con l’occasione si vedono tutti, fanno il punto della situazione, regolarizzano gli assetti, cose così. Ogni morto ammazzato è un’occasione per chiacchierare alla luce del sole. Prima fanno un summit, magari dentro l’ennesimo negozio di sanitari. Questi edifici, vanitosi, in grado di proporre barocchi stilemi che li fanno assomigliare a grosse torte-gelato, spuntano come funghi atomici in tutta la provincia di Trapani. Li vedi mentre mettono a punto gli ultimi dettagli? Chi parlerà per primo, chi parlerà per secondo… Sotto il palco qualcuno dice che il politico è un pupo di pagghia, che l’hanno messo lì ma comanda l’altro, quello che adesso gli sta accanto. Qualcuno lo dice esibendo una puntuale conoscenza di come vanno le cose al mondo, come quelli che si avvicinano a noi quando giochiamo a carte e pretendono sempre di conoscere la mossa giusta, ma non si siedono al tavolo, perché non si abbassano a giocare con noi.
Pian piano arriva in piazza l’ambulante che abbannia: “Simenza!!!” Il venditore di palloncini. E poi, come un magma, una folla immensa, quelli che sono stati al matrimonio, quelli che vengono dal negozio del prestanome, quelli che lavorano nei centri di ricerca della Valle del Belice, i comunisti e gli ecologisti e i cattolici. Insomma, tutti.
Il politico comincia: “Quindici anni fa è stato ammazzato Giovanni Falcone…” E fa una certa impressione.