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L’anno della maturità

di Elisabetta Rubicone

maturità“E tu dov’eri, cosa stavi facendo?” è la domanda che ti fanno più o meno tutti. Che imbarazzo dover rispondere “veramente non lo ricordo”.
Imbarazzo misto a senso di colpa. Perché io di quel 23 maggio del 1992 non ricordo nulla. Non ricordo dov’ero, cosa stavo facendo, con chi.
Era l’anno della maturità. Tutto vissuto in un’altalena di angoscia e sospensione nell’incoscienza, credo per salvare quel poco di nervi rimasti.
Una cosa però la ricordo benissimo. Ricordo la mia reazione alla notizia.
Una reazione della quale mi vergogno.
Pensai: “Beh, era questione di tempo”.
Poi altre emozioni prevalsero: sconforto, rabbia, frustrazione.

La traccia sull’attualità quell’anno riguardava la conferenza mondiale su ambiente e sviluppo che si era tenuta a Rio de Janeiro i primi di giugno.
I giornali e le televisioni ne parlavano come di un evento storico che avrebbe rivoluzionato in meglio la vita di tutti, risolto definitivamente i problemi di surriscaldamento globale e di inquinamento.

Feci quel tema, pensando ad altro.
Ne venne fuori un’amara dichiarazione di disillusione.
Il presidente di commissione agli orali mi disse, mentre ancora mi stavo sedendo: “signorina, il suo tema ci ha lasciati sbigottiti. Qui si parla di qualcosa di unico, di innovativo. Non può già partire con l’idea che resterà tutto come prima, che è tutto inutile. Non è troppo giovane per essere così cinica?”.

Ricordo esattamente dov’ero il 19 luglio 1992.
Ero a Capraia, a casa di un’amica, a festeggiare la maturità raggiunta.
Un posto da favola, un piccolo paradiso.
La mamma della mia amica entrò in cucina ansante: “Lo hanno rifatto. Hanno ucciso Borsellino!”.

Di quella volta invece ricordo tutto.
I colori della casa, quasi accecante nel suo bianco perfetto. I colori delle imposte, azzurre come il cielo terso di quei giorni. La tovaglia colorata sulla tavola. La faccia di quella donna, sinceramente sconvolta.

Quella volta ho pianto.

Guardavamo ai telegiornali la gente in strada manifestare la propria rabbia. La padrona di casa era raggiante. “Qualcosa sta cambiando, finalmente!” diceva. Io mi sentivo in colpa. Mi chiedevo solo “quanto durerà?”.

Nel 1992 non diventai solo matura. Quell’anno diventai vecchia.


23.05.2007 1 Commento Feed Stampa