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‘U Posc

di

posc“Dottore, io lavorai per don Turi per assai tempo, anche se a lui non lo vedevo quasi mai. Questo quando che diventai uomo d’onore, dopo il rito che ci raccontai l’altra volta. Facevo il soldato. Dapprincipio, facevo lo spicciafaccende. Attenzione: cose di fiducia. Andavo alla Regione o viceversa al Comune a parlare con gli amici nostri. Si trattava di licenze, permessi. Dove andavo andavo, comandavamo noi.
“Dopo un paio d’anni diventai uomo d’azione. Dapprima dovevo impressionare a qualche amico che non voleva conoscere l’educazione, questo sempre usando rispetto. Quindi diventai proprio uomo d’azione di prima. Dopo pochi anni, ero diventato bravissimo a sparare e sapevo uccidere come a nessun altro della Famiglia. Gli omicidi già li confessai tutti, dottore.”

“Sì, La Fata. Vada avanti. Può dirmi esattamente quando conobbe l’onorevole Giuffré, e come?”

“Il giorno preciso non me lo posso ricordare. Che la testa non mi funziona tanto buono. Ma fu il periodo dopo le elezioni. Il dottore Giuffrè era salito coi nostri voti, che però non bastavano perché al dottore Giuffrè a Palermo tutti lo odiano. Si aggiunsero le schede bianche che i nostri uomini ai seggi avevano votato giusto. Ora, io conobbi al dottore Giuffrè…”

“Un attimo, La Fata, chiarisca prima questa storia dei seggi, e poi ci racconta di Giuffré. A quale elezioni si riferisce? Chi votò le schede bianche?”

“Dottore, questo fu quando acchianò il professore. Ci fu il trucco delle schede bianche. Mi scusi, ma mi pareva che lo sapeva. Noialtri votammo giusto quasi tutte le schede bianche. Ma non si capì come fu come non fu che Italia Libera non ci arrivò a vincere”.

“Non lo sapevo, me lo racconti bene.”

“Allora, prima delle elezioni il dottore Napoleoni in persona era venuto a incontrare i principali, insieme al senatore De Luca, che lei lo conosce, è amico degli amici e garantiva per tutti quanti. Dottore, noialtri con la politica ci davamo di tu, nessuno negava un piacere a nessuno, e il partito Italia Libera era come un’altra Famiglia. Ci avevano fatto un sacco di promesse, e ora aspettavamo appalti, compreso il ponte di Messina che lo sapevamo che non si poteva fare ma che portava lo stesso tanti piccioli da bagnarci il pane tutti, ci promisero che non scassavano la minchia nel traffico di droga, che facevano la revisione di molti processi, leggi più buone e pure l’indulto, che poi non lo so com’è l’hanno fatto i comunista. E pure levare ‘sto 41bis che ci ha rotto la minchia a tutti.
“Insomma, dottore, ‘sto fatto che il dottore Napoleoni non salì non fu una bella cosa e non si capì com’è che avvenne, che tutte cose erano organizzate buone. Fu una tragedia propria perché noialtri dopo che avevamo votato giusto e li avevamo fatti salire ci aspettavamo il giusto ritorno. Mentre nei comunista uno non ce ne può mettere fiducia. Capisce?”

“Capisco”

“Ci fu poi pure ’sto fatto della mattina dopo le elezioni: quando si è fatto arrestare don Benedetto Profeta. Era stato il capo, ma ormai era vecchio e malocombinato. Era nella necessità da quaranta anni. Aveva la prostata e il colesterolo, mischino, e aveva bisogno di cure. Non solo, lei forse non lo sa, dottore, perché nella televisione tutti dicevano che era ancora il capo, ma già lo avevano messo fuori dalla commissione, e pure lui si scantava che qualcuno lo voleva fare scomparire perché si era venduto a don Totò, questo fu qualche dieci anni fa.”

“Nel ’93.”

“Esatto, nel ’93. Che ha di allora che alcuni aspettano il momento giusto per farlo scomparire nell’acido, a don Profeta. Che già l’avvocato suo lo aveva detto pure al giornale: morse. Allora forse lui fece ‘sta pensata e ci conveniva il carcere.”

“Torniamo alle schede bianche che avete votato giusto.”

“Dottore, di questo fatto delle schede bianche non si doveva parlare né ora né mai. Napoleoni era un poco scantato, perché era una cosa grossa. Ci voleva un bell’affucanotizie. Se ne discusse a lungo nella riunione di principali, dove però, come c’ho detto, a don Profeta già lo avevano messo fuori. Io c’ero, con don Turi ci andai.
“Minchia, dottore, con la cattura di uno che lo cercavano da quarant’anni, di che cosa poteva parlare la televisione? Solo di questo, e le elezioni non gliene fotteva più una minchia a nessuno. Se qualche comunista, come a quello magro magro, quello che pare malato, parlava dei brogli lo pigliavano per pazzo, e soprattutto lo infognavano nelle pagine di dentro del giornale, quelle che non se le legge nessuno, e in televisione manco ce lo mettevano. Insomma, si può dire che lo stesso don Benedetto Profeta era d’accordo. Che poi pure se non era d’accordo, ormai i principali se l’erano venduto. Un po’ di villeggiatura sul continente non era un problema, se potevano venire vantaggi per tutta Cosa nostra.
“Allora si misero d’accordo per fare una bella cosa teatrale, una cosa che veniva bene in televisione. Organizzarono una casa che pareva Ollivùd e lo andarono a prendere colla mattinata. Ma dottore, quella non era casa sua. Lo portarono lì apposta. A me, quando vidi quella casa così malocombinata, quasi mi veniva da ridere. Lui la latitanza se la faceva bello comodo come un papa.
“All’ultimo minuto forse don Profeta aveva cambiato idea, a me mi venne ‘sto dubbio. Quando vide che vincevano i comunista. Tanto che fece trovare dentro casa cose elettorali del presidente. Questo fu uno sfregio, io subito lo capii. Che don Profeta non era uno scimunito, col presidente erano compari proprio e non era una cosa di dignità lasciare i volantini, che così al presidente lo infilava in mezzo ai guai. Sfregio fu. Solo che ormai se l’erano giocato.
“Dottore, il fatto fu che il dottore Napoleoni aveva promesso: niente più carcere duro. Quindi che problema ci doveva essere? Poi spuntò che avevano vinto i comunista e giustamente a don Profeta ci venne un colpo. Allora cambiò idea, e siccome ormai non poteva scappare più fece lo sfregio. Secondo me fu così.
“E oramai che doveva fare? Si mise una bella sciarpa bianca, questo per fare vedere che era massone pure lui e che era lui che si era arreso e nessuno gli aveva messo i piedi di sopra. Così lo faceva vedere a tutti i picciotti e pure ai granni, che don Profeta ci teneva a farci la sua figura”.

Interrogatorio del pentito Gero La Fata, detto ‘u Posc per l’auto sportiva su cui viaggiava, 22 maggio 2007. Il 28 novembre 2007 la perizia psichiatrica richiesta dal Tribunale di Caltanissetta lo dichiarò insano di mente.


22.05.2007 Commenta Feed Stampa