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Si è spento il sole chi l’ha spento sei tu

di Manuela Vittorelli

Sole SpentoI film avanzano come treni nella notte.
(Regista francese, anni Settanta del XX secolo)

I film di fantascienza avanzano come astronavi nello spazio: c’è sempre un momento in cui cominciano a perdere pezzi.
(Anonimo postsovietico, inizio XXI secolo)

Allora, mettiamo che il Sole si stia spegnendo e che l’umanità sia condannata all’estinzione. Mettiamo anche che questa circostanza prenda tutti alla sprovvista. Nella realtà non so cosa succederebbe, in un film si arma un’astronave grande come Manhattan e si mandano su sei-sette persone: una botanica, un fisico, un bel giovanotto, un comandante, un omino che a un certo punto del film deve sbagliare i calcoli, uno psicologo e una tizia giovane che mantiene la rotta. Neanche un russo taciturno dedito a solitarie partite di scacchi su sottofondo di musica classica e in grado di ricavare l’ossigeno attraverso la rigenerazione dei pel’meni liofilizzati. Ci avrebbe fatto comodo.
Ah. E naturalmente una bomba nucleare da lanciare contro il sole per innescare una reazione a catena e riaccenderlo. Una. Una perché la Terra ha dato fondo a tutte le sue risorse per costruirla, e anche perché si è mai sentito di un film in cui il primo missile manca il bersaglio infilandosi gloriosamente dentro Plutone e il comandante dice: “allegria, ciurma, ne abbiamo un altro”?

L’astronave si chiama Icarus 2: Icarus tanto per portare un po’ di sfiga e 2 perché Icarus 1 e il suo equipaggio si sono persi in qualche punto del sistema solare, e chiediamoci perché.
A bordo si prendono decisioni difficili, gli uomini si azzuffano e le donne si scambiano complici sguardi di superiorità, lo psicologo si invaghisce del Sole e ammattisce per prolungata esposizione, si doppia il bel Mercurio. E. Si lascia un omino a studiare tutto da solo una correzione manuale della rotta. Lo si lascia lì a fare i calcoli con carta matita e gomma, a tirare le somme, a fare le divisioni e magari anche i numeri alla quinta. Lui li fa giusti, solo che si dimentica di riorientare lo scudo solare.
Ora, ragioniamo: questo pover’uomo vi fa i calcoli manualmente e deve anche riorientarvi lo scudo? Serve altro? Magari un caffè per tutti, 100% arabica con cremina e aroma alla cannella? E cos’è questo pulviscolo cosmico in camera di decompressione? Chiamate l’omino dei calcoli! C’è da annaffiare la serra? Omino dei calcoli! I bagni fanno pietà! Omino!
Così le cose cominciano ad andare seriamente a puttane, da subito, e ci giochiamo immediatamente il capo. Ci sono film in cui il comandante sopravvive alla missione sudato ma felice e ci sono film in cui deve dire “vado io” e infilarsi la tuta appena le cose si mettono male. Questo dice “vado io”. Neanche il tempo di piangerlo che ci va in fiamme la serra, fonte di insalata e di ossigeno.
Poi grazie al suo desolante bip bip troviamo Icarus 1, e riusciamo a metterci in una situazione in cui bisogna andarsene in fretta facendo stare quattro astronauti in una sola tuta. Incidentalmente, noto che sono finiti i bei vecchi tempi delle tute bianche e minimaliste: queste sono dorate, gonfie e increspate come Ferrero Rocher e sembrano il cambio d’abito di una diva ucraina alla finale dell’Eurofestival.
Ma tutto all’improvviso perde importanza, perché il film accelera. Accelera tanto che a un certo punto ci ritroviamo con poco ossigeno e mettiamo ai voti l’eliminazione di un membro dell’equipaggio: l’omino dei calcoli, naturalmente, lasciato a languire in un’infermeria per tutto questo tempo. Lui però ci ha già pensato da solo, soverchiato dal senso di colpa e dalle fosche previsioni sul futuro della missione. Guardate che l’ossigeno è sempre pochino, dice il saccente computer di bordo. Ma come, ne è morto uno.
Eh, allora chi è il tizio nuovo che sta nell’osservatorio? Colpo di scena. Il tizio nuovo è il comandante di Icarus 1, trasformatosi in una via di mezzo tra Übermensch e grande ustionato e intenzionato a fare di tutto per sabotare la missione, perché lui ama il Sole. La missione? Ah, già, la bomba. Dimenticavomi.
A quel punto però lo smarrito spettatore postsovietico è già entrato nella “modalità di visione James Bond”, che consiste nell’assistere alla sequenza di inseguimenti-ammazzamenti-esplosioni con lo sguardo coinvolto di una mucca che veda passare un pendolino, o di un passeggero del pendolino che intraveda dal finestrino un branco di mucche.
Finale poco chiaro, sabotatore sabotato, ossigeno esaurito, bomba esplode, sole si riaccende. Sulla terra il crepuscolo si trasforma in un’alba dorata. Adesso voglio vedere come ve la cavate con lo scioglimento dei ghiacci, l’esaurimento delle risorse energetiche, un’economia ormai basata su una valuta universale d’emergenza (tipo la pesca noce o il pomodoro pachino), l’estinzione dei pennuti trasformati per necessità in Moncler e tutta quella moquette di Goretex da smaltire. Fatemi sognare con la vita quotidiana di un rottamatore di SUV alle prese con le amarezze del vivere in una taiga siberiana improvvisamente troppo soleggiata.
In che senso, titoli di coda?


21.05.2007 2 Commenti Feed Stampa