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L’affabulatore massimo

di

la taverna del doge loredanil ponte della solita oraAlberto Ongaro, classe 1925, è narratore eccentrico, poco celebrato, lontano dalle mode. Le sue storie sono dense di invenzioni, la sua capacità di affabulazione non ha eguali in Italia. Il libro più celebre La taverna del Doge Loredan è un’opera affascinante, una storia geniale strutturata su più piani narrativi in cui ogni pagina contiene tante invenzioni letterarie quante se ne trovano in mesi di produzione narrativa italiana alla moda. L’intera opera di Ongaro è fatta di romanzi imperdibili, avvolgenti e incantati: Il segreto di Caspar Jacobi ha una trama avvincente che non finisce di stupire fino all’ultima riga, Il ponte della solita ora si legge d’un fiato, rapiti dall’intreccio e dallo stile, da Francesco Soria e da Frederika von Klausen, Il segreto dei Ségonzac è un incantensimo dumasiano e malinconico.

Niente intimismo e ombelichi, ma grandi storie, coinvolgenti, avventurose, a volte tenebrose, raccontate con stile inconfondibile e scrittura raffinata dal narratore onnisciente, un narratore di gran fascino che non sparisce mai dalla pagina.

Sempre più spesso nel luogo dove mi trovo un uomo senza volto mi compare davanti e mi si ferma accanto sempre più a lungo di quanto io possa sopportarlo. E’ un uomo alto e asciutto, vestito con eleganza, una lunga e stretta redingote di velluto nero liscia e senza pieghe, pantaloni attillati dello stesso colore e dello stesso tessuto della giacca, camicia di seta bianca, scarpe con fibbie d’argento, un tricorno fuori moda che in parte copre la superficie vuota e piatta del suo viso“ (Alberto Ongaro, La taverna del Doge Loredan)


14.05.2007 Commenta Feed Stampa