Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Qualcuno fermi Chuck Palahniuk

Qualcuno fermi Chuck Palahniuk

di Edo Grandinetti

ExitChuck Palahniuk è uno scrittore molto prolifico. Troppo, tant’è che, dopo aver letto Diary, mi sono promesso di non leggerlo MAI più. Più passa il tempo, più i suoi libri diventano aria fritta. Qualcuno dovrebbe fermarlo, spingerlo a una dieta forzata. Lui o chi per lui, agente o editore. Ma la produzione di Palahniuk ingrassa a vista d’occhio, altrochè. Dopo Diary, ancora La scimmia pensa, la scimmia fa e Cavie. E ora Exit. Sono stato debole, ho voluto provare. Mi sono detto: “Ok, diamogli un’altra possibilità. Leggiamolo”. Ho sbagliato.

Oliver Stein è un broker giovane, bianco e di successo. Rapito da uomini incappucciati, viene rinchiuso in una cella e sottoposto a torture ed esperimenti. Farmaci, diete, operazioni deformano Oliver, che giorno dopo giorno osserva le mutazioni del suo corpo, rivendendo il significato di una vita all’insegna della ricchezza e alimentando un desiderio: uscire.

Un po’ Old Boy di Park Chan-wook, Exit contiene tutte le tematiche della poetica palahniukiana. Medicinali, mutazioni corporee, vendetta e, soprattutto, doppio, schizofrenia. Eh sì, di nuovo il tema del doppio, presente nei romanzi “copincolla” Fight Club e Survivor. Di nuovo un fratello/se stesso, di nuovo la duplicazione differente. Oliver viene rapito da Mark, gemello, abbandonato e sconosciuto, che grida vendetta per una vita troppo diversa e sfortunata. Fratello vero o immaginazione di Oliver? Palahniuk, come sempre, mantiene questa sottile linea di equilibrio, offrendo al lettore pochi punti d’appoggio, poche certezze. Il lettore modello di Chuck è masochista. Ama sentirsi rintronato, confuso. Tutto già visto. Tutto già letto. Ripeto: aria fritta.
Nulla di nuovo da Fight Club in poi. Ennesima e indesiderata poltiglia sulla deriva postumana della società statunitense.
In crescita la prosa, che mantiene, però, le sue caratteristiche, rimanendo rapida, veloce, violenta, macabra, oscura. Frasi brevissime di grande effetto si alternano alle solite, attente descrizioni mutagene. Irritanti, a volte. Sembrano voci enciclopediche, ma forse Chuck è un dadaista e ama il ready-made. A me, semplicemente, appare eccessivamente didascalico.

Forse è davvero il caso che qualcuno lo fermi. O che io smetta di leggerlo.

Exit, Chuck Palahniuk, Mondadori Strade Blu.


5.05.2007 11 Commenti Feed Stampa