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Delirio 1

di Nicolò La Rocca

283352209_bb543b457f_t.jpgEntro nel bar come un automa. Un’intera scolaresca sta saccheggiando gli scaffali, metà vanno a pagare. Una ragazzina ogni tanto tira su con il naso. È così bella… ma il catarro le gorgheggia nella gola. Ha i lineamenti delicati e lo sguardo idiota. Avrà sedici, diciotto anni al massimo; per un attimo penso alle sue foto da bambina. Al padre che la lanciava in alto mentre lei ripeteva: “Ancora papà, ancora!” Penso alle notti insonni della madre, intenta ad accarezzarla cantando inutili ninna nanne. “Dammi lo scontrino!” Ordina all’amica. “Prendo un’altra Fanta col tuo scontrino, dai…” ma l’amica risponde: “No, non vedi che c’è quello stronzo all’uscita? Me lo ha strappato, cazzo!”
Vado al bancone e ordino un caffè. Lo bevo e poi cerco il tovagliolo. Davanti ai tovaglioli campeggia una lattina. Proprio non arrivo a prendere la mia salvietta. Allora sposto la lattina e ci riesco. Poi mangio un krafter o come diavolo si chiama. Lo mastico mentre galleggio. Quando mi sento niente.
Mi accorgo di avere di nuovo la bocca sporca. Istintivamente cerco il tovagliolo ma… eccola, la lattina troneggia nuovamente davanti al contenitore dei tovaglioli. È proprio attaccata.
“Di chi è questa lattina?” Domando guardando nel vuoto, come faccio sempre. Sto pensando una delle mie cose che non scriverei mai, perché non sono proprio sicuro di pensarla veramente, come se fosse un ricordo sincronizzato sul tempo presente, come se l’avessi già pensata ma già si trovasse nel “dietro”, nel “prima”, nel “fatto”, nel già detto, come questo bar, come le parole che sento e mai ascolto perché sarebbe inutile, non servirebbe a niente, perché le potrei ripetere a memoria io stesso, partendo da un punto qualsiasi della frase, o al contrario. Sto pensando e ‘sta tizia qui arriva, afferra la sua sua lattina e mi guarda sezionandomi schifata, come se le avessi chiesto chissà quale favore. È contenta di essere così incazzata, si vede che lo ha fatto apposta di mettere la sua lattina davanti ai miei tovaglioli. Mentre si allontana sculettando, con i fianchi larghi che tracimano dai pantaloni a vita bassa, mentre ride con la sua amica, vedo che inspira forte e sputa un grosso scaracchio che fuma sull’asfalto bollente del distributore di benzina. Penso che la prossima volta prenderò una Fanta. Almeno per provare.


4.05.2007 2 Commenti Feed Stampa