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Marchetta 2.0: Cane rabbioso

cane rabbioso“Cane Rabbioso”, esordio letterario di Angelo Petrella [1], è un cazzottone nello stomaco, di quelli che ti lasciano senza fiato. Ho pubblicamente affermato più volte che a me piacciono i cattivi, i villains: ecco, il protagonista di questo libro è un cattivo davvero perfido, senza nessun chiaroscuro. Anzi, per meglio dire, è uno niente chiaro e solo scuro. Si tratta di uno talmente negativo e odioso che alla fine non risulta neanche cattivo: tutte le turpitudini che fa, infatti, le fa in un modo molto naturale e spontaneo, dimodoché quando arrivi in fondo al libro ti sembra che non sia neanche da condannare, semplicemente perchè lui “è fatto così”. Più o meno le stesse cose che provi dopo aver letto le malefatte di Alex in “Arancia Meccanica” (e guardate qui che popo’ di complimento sono andato a fare ad Angelo Petrella).

E le affinità con il libro di Burgess (che non ho citato a caso: l’ho citato appositamente per far capire che l’ho letto, e per vantarmi di conseguenza) non finiscono qui: ad accomunare “Cane Rabbioso” e “Arancia Meccanica” c’è anche lo stile con cui sono scritti (oltre al fatto che entrambi i libri hanno titoli di due parole, un sostantivo e un aggettivo; cosa che non può dirsi, ad esempio, di “Hannibal” o “Via col vento”, che quindi non hanno niente a che vedere con il libro di cui stiamo disquisendo). Entrambi sono in prima persona; entrambi hanno un ritmo narrativo vertigionoso. Bisogna provare a leggerli, per credere. L’Alex di Burgess è forse più deliziosamente barocco, mentre il Cane Rabbioso di Petrella è molto più (volutamente) naif; in ogni caso, tutti e due narrano la loro storia in un modo che dire trascinante è dire poco. E se l’originalità di Alex era rappresentata dall’uso di una terminologia assurda e surreale (ma sublime), quella di Cane Rabbioso è rappresentata dall’uso dissonante della punteggiatura e dall’assenza del discorso diretto, tutte cose (la punteggiatura “normale” e il discorso diretto) che rallenterebbero il ritmo e toglierebbero spontaneità alla narrazione (e ce ne rendiamo conto quando Petrella le toglie). Una scelta del genere rischia di scoppiarti in mano, se non sei uno che sa scrivere: ebbene, non è il caso di Petrella (ma si capisce che mi è piaciuto, questo libro, sì o no?).
La storia è semplice e breve (89 pagine). Io ho rischiato di abbandonarla dopo due frasi, perchè all’inizio ti sembra di avere a che fare con il classico, inflazionatissimoo serial killer che ci racconta sè stesso nell’atto di compiere un omicidio. Meno male che non l’ho fatto. Il narratore ci parla in effetti di come stia uccidendo un uomo e una donna, e di come questo gli piaccia; ma si dà il caso che il narratore in questione sia proprio il nostro Cane Rabbioso di cui sopra, di professione poliziotto, e non assassino seriale. E qui sta il bello: di poliziotti cattivi ne sono stati partoriti tanti, ma questo ha un “aroma” (lo so che si tratta di un poliziotto e non di un caffè, ma non miè venuto un termine migliore) tutto particolare. Questo non è solo cattivo (leggi “disonesto”): questo qui è anche schizofrenico, tossico e sadico, e il bello è che tutte queste cose traspaiono con efficacia nella scrittura di Petrella, che è bravo non spiegare niente e anzi, a lasciare in sospeso alcune cose; tutte le faccende si capiscono da sole, alla fine, perchè per spiegarcele basta seguire fino in fondo gli sproloqui perfetti del nostro narratore. Il resto della storia lo scoprirà chi leggerà il libro. A quei due o tre che amano i cattivi e che si fidano del mio modesto parere, io dico: leggetelo. Magari, se non amate il turiploquio e le scene caricate di una certa “violenza”, questo libro non fa per voi. Petrella non ha paura nè dell’uno nè delle altre. Però credo che allora non facciano per voi neppure la televisione italiana, le strade italiane e, forse, neppure la comune vita che purtroppo, oggi, è toccata in sorte ai più.
Che dire? Giudizio tecnico: bravo, settepiù. Tra poco esce il secondo libro di Angelo Petrella, sempre con Meridiano Zero e sempre con lo stesso protagonista. Io di sicuro non me lo faccio scappare.

Upload: il nuovo libro di Angelo Petrella è già uscito (il post era stato messo in draft prima); siccome sono un uomo di parola, non me lo sono fatto scappare, ma il protagonista non è lo stesso di Caner Rabbioso. A presto con una nuova ed entusiasmante marchetta! :-)