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F.B.A.I. Valdesi Blues

di Daniele Billitteri

FBAI– Pronto, leffebbiai?
– S, chi parla?
– Suca
– Come??
– Suca
– Ma chi sei?
– Franco, vecchio rincoglionito, sono Nicola. Ellos, non siamo pi niente
– Nicola! Minchia, secoli che non ti sento. E che successe? Thanno arrubbato il cardellino?
– Se, e se mi arrubbavano il cardellino io andavo alleffebbiai? Solo tu Franco, solu tu. Ma di dove ti uscita? E io che cerco nelle pagine gialle prima cerco Butera Franco, poi Butera Amato Franco, poi Detective Butera Ma ci potevo pensare mai che poi trovavo F.B.A.I: Franco Butera Amato Investigazioni? Cos uno che ha bisogno uno sbirro senza la divisa a chi telefona? Alleffebbiai.Dimmi tu se non prosopopea E comunque Franco, basta minchiate. Ho bisogno di te.
– Dimmi che dobbiamo fare Nicola. A dispositivo.

Pizzo Sella una montagna con la faccia tagliata e nella ferita ci hanno messo una poco di case che sembrano tanti babbaluci che si arrampicano sopra le balate. Babbaluci abusivi, case tirate su dalla sera alla mattina, grande vista su Palermo con Montelellegrino a mano manca e Monte Cuccio a mano dritta. Una montagna piena di case. Una montagna piena di carte. Bollate. Sequestri, confische, puntunieri, carabinieri, finanzieri. E dove poteva stare Nicola Lombardo? Nella pi alta, quella che quando ci arrivavi la machina ti dice: per favore ho i cilindri a matapollo.
Nicola, quando erano a scuola, gi era un truffaldo. Le sue scuse per giustificare coi professori erano leggendarie. Una volta si era inventato perfino che era morto suo nonno che invece era solo assittato nella carrozzella a rotelle con lispis, lictus. Ma lui lo fece morire per sparagnarsi uninterrogazione in geografia che per lui le Seychelles erano sempre le Ascelles. Poi non si erano pi visti per tanti anni. Franco era andato in Polizia, Nicola aveva fatto tutti i lavori: rappresentante di enciclopedie, rappresentante di grafica, rappresentante di penne stilografiche. Ma in realt lunica professione in cui era riuscito era quella del malo pagatore. Nessuno come lui conosce la psicologia del direttore di banca per quanti ne ha dovuti cotrastare. Da grande attore, era capace di farsi credere ricco per poi magari essere costretto a cambiare strada per non passare davanti alla salsamenteria col salsamentaro che lo cercava perch doveva pagare il conto. Poi aveva capito una cosa fondamentale. Per risolvere il problema del salsamentaro non cera che una strada: sposarne la figlia. Non che Anna fosse una donna qualsiasi. No. Era bellissima, una ragazza intelligente, paziente che se no lo mandava a fare in culo dopo una settimana. E Nicola lamava. Ma certo il matrimonio damore era stato pure un patrimonio damore e il salsamentaro, che a Partanna era unautorit, aveva traccheggiato col presidente del comitato di quartiere e, catena e catenella, era riuscito a far dare a Nicola la concessione di un pezzo di spiaggia a Valdesi dove, sempre cosi soldi fatti a cassette di pomodorini, peperoni e milinciane, era stato messo su un Lido con tanto di bar, rotonda con un jubochis dantiquariato e i vecchi posacenere di latta triangolari con la pubblicit della Cinzano che Anna aveva trovato chiss come. Valedsi Blues lo aveva chiamato e a Franco ricordava la Sirenetta che era proprio sulla Rotonda alla fine della Discesa di Valdesi, che avr pure un nome tutto suo, ma a Palermo se lo dici tutti si chiedono: e dov?.
Per quanto ne sapeva Franco, la cosa andava bene e Nicola ci campava anche perch i conti li teneva Anna e soprattutto il salsamentaro che lo dovrebbero fare santo solo solo per questo.
Franco, invece, aveva frequentato lonest e si era fatto sbirro. Era bravo. Tanto bravo che a Trapani lo stavano ammazzando e per qualche centimetro alla fine ci aveva rimesso solo la milza e non la spina dorsale. Angela non aveva voluto sentire discussioni: si era dimesso, si ammuccava una piccola pensione, un vitalizio assicurativo e aveva aperto lF.B.A.I con ufficio in via Monteplellegrino proprio sotto al Castel Utveggio che se si buttavano dal belvedere finivano screpentati sulla sua terrazza. Quasi.

Adesso erano seduti nellampio soggiorno con vista davanti ad un caff freddo granuloso.
– Franco mi vogliono fottere
– E mi hai chiamato per questa novit? Piedi piedi ci sono almeno duemila persone che hai fottuto tu e che avrebbero ottimi motivi per fottere te
– Non babbiare Franco, la cosa seria
– E allora dimmela
– Tu lo sai del Valdesi Blues giusto? Le cose vanno veramente bene e durante la stagione mettiamo insieme quello che ci serve per campare tutto lanno. Ma lo sai che per la prima volta nella mia vita non sono in rosso in banca? Insomma Anna io la dovevo incontrare quando avevo 18 anni e mi sparagnavo un sacco di casini. Insomma me la passo bene. Lo sai che mio suocero nella borgata s insomma rispettato e mi ha messo a posto lui. Insomma Franco, io pizzo non ne pago. Per me come lIva: assolto alla fonte. Ci pensa mio suocero che non so se paga o no ma comunque garantisce per me.
– Un discorso edificante Nico, dovresti tenere conferenze nelle scuole.
– E che vai cercando Franco? La faccio io solo la rivoluzione? Insomma questanno viene fuori la storia della droga.
– Droga?
– Si, c un firrio di cocaina che pare una putia. Lo sai che nel mio Lido ci vengono soprattutto i picciotti, che la sera si balla sempre. E io ho capito che c. che ti voglio dire?… apprecamento. Vengono soprattutto la sera non proprio dentro ma attorno. E cominciano a traffichiare. Franco, mai due volte la stessa persona, sempre diversi. Una volta un albanese, una volta un rumeno. Ma anche gente locale, palermitani ma non di qui, della borgata.
– Ma se li vedi perch non li cacci o chiami i carabinieri?
– Franco, ma allora sei rincoglionitoAllora: io me la passo bene, u travagghiu c. Sul Lido campano sei famiglie sparte la mia. Qua a Mondello mi vogliono tutti bene. Mio suocero . mio suocero! Ora, veramente pensi che non mi sono girato per capire chi me li manda? Niente Franco, non roba di qui. Tutti allargano le braccia e io sono nel difficile. Ogni sera dovrei armare una turilla facendo intervenire i picciotti della security. Ma una sciarra ogni sera la morte di un locale Franco. Ti fai il nome di posto tinto e col cazzo che ci vengono pi i ragazzini a bersi un mojto. Peggio ancora se chiamo i carabinieri. Quelli mandano qualche sbirro a borghese che come se fosse in divisa e il discorso lo stesso: mala nomina. Per non parlare che gli sbirri poi, a che ci sono, ti cominciano a domandare domande che, insomma, ognuno ha i cazzi suoi, giusto? Ma lei com combinato? Le fatture dove sono, gli scontrini eccetra eccetra. S e io campo facendo scontrini? Ma finiscila Franco, sei stato sbirro pure tu e queste cose le sai.
– S, le so. Ma la legge Nico. Ma comunque dimmi una cosa: perch io?
– In primis sei amico mio e di te mi fido. Mi conosci, sai chi sono, come campo. Insomma non ti devo spiegare niente. Secondo di poi tu sei del quartiere, hai una faccia conosciuta e sei sempre piedi piedi. Nessuno vedr facce nuove e magari si domanda cose che non si deve domandare. E poi ti sai muovere. E inutile che fai il santo: siamo nati tutti qua, con lo stesso certificato dove c scritto: io so campare. Tu non devi fare niente, mi devi solo aiutare a capire da dove viene la mano. Poi ci penso io.
– Se, ci pensi tu. E come ci pensi? Ce lo spieghi a tuo suocero e quello parla con chi deve parlare e ci portano un tir di concime per il giardino? Nico, sar nato qui, avr il certificato, ma sino a un certo punto.
– No, no, che hai capito? Poi ci penso io nel senso che tu vedi com il fatto e mi metti in condizione di avere il materiale che io poi vado dagli sbirri e ci dico: questa la storia, che dobbiamo combinare?
– Non mi convinci
– Franco, amico mio: ho passato i miei guai, ora ho due figli che sono sangue mio, mi sono messo a lavorare bello sistemato. Non voglio essere tirato di nuovo nella merda. Aiutami. Te lo chiedo per favore.
– Va bene Nico. Ma appena spuntano le prime ginocchia pezzi pezzi a qualche albanese che ha avuto un incidente, tu mi capisci, io levo mano e non siamo pi niente
– Affare fatto Franco. Tutto quello che vuoi. Io non mi muovo, non voglio sapere nemmeno che fai, dove vai, come fai. Niente. Basta che non ti fai sparare.
– Nico, m bastata una volta. Ora ho le mutande di latta
– S ma ora ci sono i kalashnikov

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Una volta Valdesi era come una signora grassa stesa al sole. Si muoveva poco e sulla ex palude piena di zanzare crescevano solo le casine dei ricchi e i primi circoli legati al mare: il Lauria, la Vela. Per non parlare dello stabilimento che sembra cos bardascio ma guai a toccarlo ai palermitani. Una volta. Poi arricchirono pure i tasci che le ville Liberty non ci piacevano, ci sembravano antiche. E allora patapum, tutte cose a terra per fare ville moderne oppure residence. Il Valdesi Blues aveva solo cinquanta metri di spiaggia che cominciavano dove finiva la spiaggia pubblica, quella gestita dal Comune. Non cerano cabine se non un paio di spogliatoi. Il Lido consisteva in una piattaforma di legno con un bar stile tropicale con una grande tettoia col tetto di foglie di palma. La sera, quando il sole saltava Capo Gallo per tuffarsi a Occidente, la spiaggia si riempiva di tavolini per laperitivo e, nella zona pi vicina allo stabilimento, veniva montata lamplificazione per la musica. I ragazzi ballavano sulla sabbia, in costume. Qualche bibita, tanta carne in movimento, sudore, desiderio, sbroglio. Poi i topini si partivano per la Italo Belga e si ammuccavano nelle capanne e schiniare o, addirittura, a tignare. Non cera, dal Lauria alla Torre, un posto cos. Il Valdesi Blues era un posto unico e destate era saldamente inserito nella movida palermitana.
Franco cera andato per tre sere di seguito con Angela. Passeggiavano con un gelato in mano preso al Chioschetto, accanto al Clubbino del Mare costeggiando la spiaggia tra le bancarelle dei coreani che vendevano treppiedi e forbicine, sfiorando quelle dei venditori di pipittoni. Si trovava di tutto: magliettine delle squadre, tricicli di plastica, bijotteria, sciarpe arabe, orologi. Di tutto
Eranoi passati e ripassati davanti al Lido e Franco aveva subito notato il movimento: gruppi di ragazzi attorno agli Scarabeo e agli scuteroni, occhiali da sole a mezzanotte, teste rasate, jeans sciddicati, cump di qua e cump di l. Ogni tanto arrivava uno e si avvicinava sorridendo. E il movimento aumentava.
Una sera Franco ci torn da solo per sedersi su una delle panchine di spezzatura di marmo color rosa tra unaiuola e laltra di oleandri. Mangiava calia e simenza e guardava.
Il tipo arriv come al solito e fece affari per unora. Poi si allontan e Franco, ciondolante come uno che non ha niente di fare, lo segu. Luomo cammin verso il Paese ma poi gir prima del triangolo spartitraffico dove c il mini luna park. Li fa capolinea la 614. Sal e si sedette nel sedile proprio dietro il guidatore. Sal anche Franco mescolandosi a una comitiva di ragazzine grassottelle, sudate e scollacciate accompagnato da una sinfonia di sonerie di telefonini.
Lautobus part e luomo scese a Piazza De Gasperi. Anche Franco scese e lo vide salire su una Yaris Verso grigia. Prese il numero di targa.
Lindomani, in poche ore seppe quello che gli serviva per cominciare: Salvatore Buccafusca, nato a Palermo il 23 maggio del 1969, abitante in via della Cinciallegra a Falsomiele. Professione: operaio dellAmia, un munnizzaro. Perch mai era andato a Mondello in autobus? Troppo presto per avere una risposta. Bisognava continuare a osservare
.
Ci mise una settimana ma alla fine nel suo calapino cerano cinque nomi, cinque uomini che andavano a Piazza De Gasperi, prendevano la 614, arrivavano a Mondello, si facevano il turno al Valdesi Blues, riprendevano lautobus e tornavano a Palermo. Non erano dello stesso quartiere: uno a Falsomiele, uno allo Zen, uno al Borgo Vecchio, uno in via Oreto, uno alle Falde. Ma avevano, oltre allet, una cosa in comune: lavoravano tutti allAmia.
Cinque spacciatori tutti netturbini? Ma che cosera, unassociazione? Franco ricord che suo cugino Mario lavorava allAmia. Non fu facile ma alla fine riusc a ricostruire che i cinque, a turno, facevano servizio sugli autocompattatori che ripulivano Mondello e portavano la munnizza a Bellolampo. E il gioved notte erano in servizio tutti insieme.
Ma cera un problema. Lo spaccio non centrava con il lavoro. Loro a Mondello ci andavano nel giorno libero e prendevano lautobus.

Un gioved Franco si ferm a lungo seduto a un tavolino dellAntico Chiosco, davanti alla fontana con la sirena. Verso le tre del mattino vide le luci gialle lampeggianti dellautocompattatore che sbuc in piazza. Cerano tutti e cinque e cominciarono a svuotare i cassonetti pieni posteggiati davanti alla farmacia prima di Simpaty. Lavoro normale, nulla di strano. Ma, davanti a un cassonetto Franco li vide fare una cosa e cap. Figli di buttana ecco come fanno.

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– Franco, sei un figlio di buttana pure tu e tua madre femmina buona
– Grazie Nico, sempre un piacere quando mi fai i complimenti
– Ma come cazzo hai fatto? Io ci potevo passare ore la davanti e non capire il resto di niente lo stesso.
– Ma tu non sei sbirro Nico, io s. E ora hai tutto per andare dai carabinieri e loro consano una bella operazione che lindomani il Giornale di Sicilia si fa i bagni.
– Ma come hai fatto?
– Nico, tu ne mangi ricci?
– Certo Franco, e chi che a Palermo non ne mangia? Una volta a Mondello si veniva solo per mangiare ricci, polpo, cozze scoppiate e muccuna. Ma che centra questo?
– Centra, minchia che centra. Tu lo sai che i ricci che si mangiano sono femmine? Che quelli che ti mangi sono le uova?
– S, certo
– E lo sai che i ricci maschi non servono a niente?
– S Franco, come tutti i maschi
– Esatto. E sai pure che sono diversi vero? Il riccio femmina pi panciuto, pi grosso e ha una serie di colori: viola, marrone, verdastro
– S
– Il riccio maschio invece com? Ci andavi a pescarli allAddaura?
– No Franco io non so nuotare e rischio di annegare pure nel vacile quando mi lavo le ascelle
– Il riccio maschio inconfondibile: nero antracite, ha il guscio pi piccolo delle femmine ma le spine pi grosse e pi lunghe
– S, grazie per la lezione di zoologia. E allora?
– Allora me lo spieghi perch uno che vende ricci nella cesta deve avere pure una parte di ricci maschi che non servono a niente? Chi glieli porta certo lo sa che differenza c e gli porta solo le femmine.
– Si va be, magari sono cose fatte cos, non c pi mestiere e sbagliano
– Ma finiscila: quelli sono soldi. Una dozzina di ricci ormai ci vuole il mutuo per comprarla. E, ammesso e non concesso, sbaglia chi pesca, certo non sbaglia chi compra le cartelle e a prima volta che ci trova cinquanta ricci maschi. Quello al pescatore se lo impaia per davanti. No, non pu essere.
– Va bene, non pu essere. E allora?
– Allora? E mi spieghi perch quando cinque netturbini svuotano i cassonetti nellautocompattatore li prendono, li avvicinano al camion, li agganciano e ammaccano un bottone e invece, davanti a un cassonetto, a uno solo, prendono i sacchetti a uno a uno per metterli nellautocompattatore? Che motivo c? E che motivo c di prendere il sacco con le scorce dei ricci e prendere tutti i maschi chiusi scartandoli tra quelli femmine aperti, metterli in un sacchetto a parte e portarseli in cabina?
– Mi stai dicendo che.
– Esatto Nico, un sistema infallibile perch nessuno guarda mai i netturbini che lavorano. Sono come ombre notturne. In fondo un lavoro che ancora considerato quello classico del morto di fame anche se ora ci sono laureati che si presenterebbero a un concorso per farlo. Ma una volta il netturbino era umile. Nessuno si occupa di loro. Anzi, col casino che fanno di notte, tutti non vedono lora che si levano di mezzo ai piedi. Io invece li ho osservati e ho visto il traccheggio
– Spiegami
– La centrale a Balestrate. Dipende dalla famiglia di Partinico. Alleanza con la cosca dellArenella. Collegamento con quella della Kalsa e di SantErasmo. Da l partono i pescatori che mettono i barconi sul tetto del Transit e vanno in zona a pescare i ricci con lacquanaut, il compressore che ti consente di stare sottacqua. Quando riempiono le ceste, arriva il tipo dellorganizzazione e consegna una cesta di ricci maschi lavorati
– Lavorati?
– S, bucati dalla parte di sotto: levi una specie di tappo, infili dentro una bustina con trenta, 40 grammi di coca e richiudi.
– E poi?
– Poi i ricci vengono consegnati a chi li vende per strada che sono soldati irregolari. Non sanno tutto, ma sanno che i ricci maschi non sono un errore e non si devono lamentare. Che ci guadagnano? Che improvvisamente il loro giro di affari si allarga perch cominciano a chiamarli per matrimoni e battesimi dove si mettono a distribuire ricci a sangue di papa, accanto a quello che consa i panini con le panelle o con la milza. Come si usa adesso pure nei matrimoni dei ricchi.
– E i netturbini?
– I netturbini recuperano e poi spacciano.
– Tutto questo per vendere un poco di cocaina al Valdesi Blues?
– Nico, ma che fa babbii? Ma ti rendi conto di quanti locali del genere ci sono sulla costa da Cefal a Balestrate? Un giro enorme, altro che Valdesi Blues.
– E ora che faccio?
– Puoi fare due cose: o vai dai carabinieri
– Ehm..
– Esatto. O vai da tuo suocero. E con quelli ci parla lui e ci spiega che magari il Valdesi Blues fanno finta che non esiste e vanno a rompere i coglioni da qualche altra parte. Questa te la vedi tu.
– Resti sempre il migliore Franco. Ce lho detto a Anna: quello proprio delleffebbiai.

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Franco guarda lUtveggio dalla terrazza delllufficio. Il Montepellegrino lo sovrasta senza ansia, gli assicura che anche stamattina si svegliato a Palermo. Gi, a Palermo. Sempre uguale dove le cose sono sempre antiche come la camminata a piedi. Nicola avrebbe risolto il suo problema senza passare dallo Stato. Eh s: Palermo sempre uguale. O no. Ogni tanto forse no.
Entra in ufficio, alza il telefono, fa un numero

– Questura, desidera?
– Pronto, qui leffebbiai, c il dottore Molteni?
– Ha detto effebbiai? Ma che dice vero?
– Si effebbiai e allora? Il dottore Molteni c o no?
– Glielo passo
– Pronto Franco il centralinista mi ha detto che c uno sbirro americano al telefono ma io ho capito subito che eri tu
– S Corrado, sempre io. Tu te ne sei salito invece: capo della squadra mobile
– E che ci vuoi fare Franco, la gallina che cammina torna con la gozza piena
– S specialmente se uno ha sposato la figlia del prefetto
– E che minchia Franco, e chi sei San Giorgio che lotta contro il Drago? Che ci posso fare se funziona cos? Piuttosto, che ti serve? Ho da fare.
– Corrado, ne mangi ricci?


22.04.2007 2 Commenti Feed Stampa