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Come Dio comanda (un’apologia)

di Marco Di Porto

AmmanitiCome Dio comanda mi ha stupito per alcuni motivi.
Provo a elencarli, in ordine sparso e del tutto non-organico: non sono un critico, prendete quelle che seguono come le impressioni di un lettore qualunque.

Dunque. Primo: era tanto che non mi capitava di non vedere lora, letteralmente, di riaprire il libro per continuare la lettura. Questo mi successo con Come Dio comanda dalla prima allultima pagina. Ed il miglior complimento che si possa fare a un romanzo, mi pare.

Secondo: Niccol Ammaniti parla di un mondo raccontato, con apocalittica angoscia e senso di estraneamento, da Aldo Nove (e da molti altri: ma Aldo Nove fa al mio scopo): cio parla della ricca provincia del nord-Italia, di luoghi (apparentemente) privi di storia, fatti di (impersonali) strade tangenziali, di (impersonali) capannoni, di (impersonali e cannibaleschi) shopping center che sorgono come cattedrali nel deserto a intervallare i capannoni e le tangenziali; e parla della gente che il ricco nord-est lo abita: perlopi persone incolte, grette e intristite dalla nebbia e dal logoro della vita moderna.

Ho citato Aldo Nove perch Aldo Nove fa una cosa che a me piace (piacque) molto, ma che per certi versi mi ha stancato, forse perch nichilista e il nichilismo, notoriamente, amato soprattutto dagli adolescenti e io non sono pi adolescente: di fronte a capannoni tangenziali shopping center eccetera, Aldo Nove si mette in una condizione di impotenza, rinuncia a raccontarci la gente e intensifica il racconto di s e del suo disagio.
Un po come fa Foster Wallace, che, troppo occupato a raccontarci del suo spleen da ipersensibile, si dimentica di buttare uno sguardo allAltro (il quale Altro, magari, la vita moderna se la gode pure, tutto sommato).

Invece Ammaniti fa altro: in Come Dio comanda i capannoni le tangenziali e gli shopping center continuano a essere quei simboli di perdizione della modernit, ma Ammaniti guarda al di l e decide di parlarci sul serio della gente che l ci vive. E la gente che l ci vive, evidentemente, non tutta Zombie Alienati Che Corrono Appresso AllUltimo Modello Di Cellulare: gli abitanti del nord-est, come tutti gli esseri umani, provano sentimenti, desideri, dolori, hanno psicologie complesse o imbecilli, hanno avuto uninfanzia, hanno subto traumi, si innamorano, piangono, e insomma fanno un sacco di cose che numerosi scrittori hanno deciso di nasconderci, per narrarci invece quanto dura e profonda la loro percezione dellalienante anno 2007.

In Come Dio comanda, dunque, ci sono teen-agers un po puttanelle che per in fin dei conti non sono tanto felici di essere teen-agers puttanelle e che invece subiscono limmagine che si sono cucite addosso, pur di stare in un gruppo e acquisire identit; e ci sono assistenti sociali pieni di problemi che si affezionano ai loro assistiti; e ci sono nazisti che alla fine uno fa quasi il tifo per loro, perch sono talmente imbranati e inconsapevoli e teneri e per nulla minacciosi e in fondo buoni che qualunque lettore (e si consideri che sono ebreo) non pu non fare il tifo per loro (lestremismo come scelta in definitiva anarchica e apolitica di rifiuto per tutto); e ci sono storie damore di un comico pazzesco, e storie di pazza narrate come solo il figlio di uno psichiatra poteva fare; e c un sacco daltra roba.
Il risultato che ti affezioni a tutti i personaggi e non vedi lora di sapere dove cavolo andranno (andr Niccol Ammaniti) a parare alla prossima pagina.

Terzo: in realt il giudizio di Ammaniti su questa cazzo di modernit c, ma molto lieve. E una frase. Precisamente, questa (pag. 137):

Potevi trovare tutto ci che desideravi: lo sportello bancario del Monte dei Paschi, punti vendita Vodafone e Tim, un ufficio postale, la nursery, i magazzini di vestiti e scarpe, tre parrucchieri, quattro pizzerie, una vineria, un ristorante cinese, un pub irlandese, una sala giochi, un negozio di animali, una palestra, un centro analisi mediche e un solarium. Mancava solo una libreria.

Ma lunico punto (mi pare) in cui N.A. si lascia andare alla critica (snob) di tangenziali capannoni & co. Per il resto, tutto un partecipare delle pazzesche vicende della banda di matti che sono i protagonisti del libro.

Quarto: i protagonisti dei libri di Ammaniti sono spesso bambini o adolescenti, e anche qui il personaggio principale (nonostante Come Dio comanda, romanzo assolutamente corale, non abbia un vero e proprio protagonista) un adolescente.
Ammaniti ci parla spesso di adolescenti per un semplice motivo: che davvero bravo a farlo. Cristiano Zena, questo ragazzino che invece di deprimersi a causa delle (innumerevoli: una specie di Giobbe in et prepuberale) avversit della vita, reagisce e lotta per (grazie a) lamore per un padre assurdo, un personaggio vivissimo, commovente, pieno di pensieri e di emozioni nonostante i capannoni e le tangenziali e gli shopping center. Chapeaux: assieme a suo padre, il personaggio pi riuscito e umano del libro.

Quinto: (quasi) una critica. Come gi mi era capitato di notare negli altri libri di Ammaniti, lautore non ha alcun intento pedagogico. Cio: non vuole spiegare, n tantomento imporre, un senso, una visione delle cose e della vita. Lui racconta, e poi sta al lettore giudicare (e anche codificare: Come Dio comanda un gran libro e molte scelte, nella trama, non sono casuali, ma dettate da una riflessione, se non filosofica, quantomeno assolutamente ragionata).

Per, ecco, se proprio devo trovare un neo a questo romanzo, la sensazione che in fin dei conti, dopo limpetuoso scorrere della narrazione, dopo che successo di tutto e dopo che ogni paragrafo stato cucito di fino in quanto tassello di un mosaico che davvero mi vien da definire in s perfetto, manchi quella nota che giustifichi, almeno un po, le scelte dello scrittore e quanto succede nella trama.
Insomma, una specie di teoria che mi suggerisca che tutto ci che avviene in Come Dio comanda non sia gratuito. Ecco.
So che una strana necessit di lettore…
Anche se a ben pensarci, poi, tutto scorre in modo talmente armonioso, in questo romanzo, che anche lassenza di un significato esplicito deve essere una scelta del grande (e consapevolissimo) narratore Ammaniti.


18.04.2007 38 Commenti Feed Stampa