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Innocenti evasioni

di Elisabetta Rubicone

nov28_09.jpgSe stasera sono qui e vi posso parlare, perch sono evasa dallarchivio.
Larchivio del mio ufficio intendo.
Lo studio in cui lavoro infatti una palazzina di tre piani divisa in piccoli ambienti carini, ordinati, con scaffalature che prendono tutta la parete, dal pavimento al soffitto, altissimo.
I raccoglitori colorati che le riempiono, formano gradevolissimi accostamenti cromatici: una parete tutta blu, una tutta celeste, una viola, una rossa e cos via, fino a ricoprire lintero iride.
Quando si guarda una qualsiasi stanza del mio ufficio, non si pu non essere assaliti da un senso di allegra efficienza (sempre che ci si stia pochi minuti, ch altrimenti vabb, questa unaltra storia).
Dicevo. Lufficio proprio carino. Dal piano terra in su.
Nel sottosuolo c larchivio.
Si chiama archivio, l da noi, un insieme di stanzette, basse, umide e buie, piene di ragnatele, muffe variopinte, animaletti che divorano la carta e chiss cosaltro. Una volta una collega ci ha trovato anche un gatto. Il che fa presumere che ci fosse anche qualche topo da inseguire
Nessuna di noi ha voglia di indagare. Quando ci sono documenti vecchi da recuperare, facciamo la conta per stabilire chi sar la sfortunata a dover scendere.
Io finora me lero cavata, sono bravissima a barare nelle conte. Ma questa volta una collega pi sveglia delle altre ha voluto a tutti i costi contare lei. E mi ha fregata.
Ho provato a piagnucolare un po, adducendo scuse varie (soffro di allergia alla polvere, al buio, al chiuso, alle scale) ma non servito a niente
Cos mi toccato scendere.

Trovare linterruttore stata impresa ardua. Prima di individuarlo, ho carezzato roba viscida ed umidiccia, della quale non ho voluto appurare la natura.
Finalmente la luce!
Mi guardo intorno e vedo roba ammucchiata in ogni angolo, cos malridotta dallumidit e dallincuria (e vagamente odorante di urina di gatto), da essere ormai quasi irriconoscibile. Traccheggio alquanto prima di avvicinarmici; pur di non toccarla, fingo di interessarmi alle pareti, dalle quali mi tengo comunque alla larga, osservo le belle geometrie delle ragnatele pi grosse, fischietto
Ho fame. Per forza, lora di pranzo! Sento le colleghe che si preparano a tornare a casa (avete presente quellinfernale rumore di sedie strusciate che si ha in una classe scolastica allora della ricreazione? Ecco, qualcosa di molto simile, nonostante in ufficio abbiamo le poltroncine con le rotelline). Mi dico che ora di tornare su, profondamente dispiaciuta per non essere riuscita nemmeno ad iniziare la ricerca, e mi dirigo verso la porticina in cima alle scale. Ma chiusa!
Si richiusa!
Ehi, sono qui! Non ve ne andate, sono chiusa qui dentro!
Ehi! Ehi? C nessuno? Gi andate via?
C nessunoooooooooooooooooooo!

No, non c pi nessuno.
Bene, basta rimanere calmi.
E si trova la soluzione.
Ci deve essere per forza una soluzione!
Dio, ho fame

Va bene, calma
Dunque, le pareti sono spesse e non mi sente nessuno. La porta pesante e di sfondarla non se ne parla proprio. Arnesi per forzare la serratura non ce ne sono
Senti l lo stomaco

Ok, tutto a posto, va tutto bene, ora succede qualcosa che mi restituir la libert. E sicuro. Basta che mi sieda su questi scalini e qualcosa succede.
Dio cos questo rumore? Ah, ancora il mio stomaco
Ma quanto ci mettono a tornare?
E io che faccio?
Allora, posso contare i ragni. Uno, due no quella una mosca intrappolata. Dunque uno
Uff, non si respira.
Ed ho fame!
Guarda com grassa quella mosca! Certo che proprio bella grossa. Chiss quanta ciccia cha.
Garrisca al vento il labaro viola
Chiss che sapore ha una mosca?

Rumori?
S, rumori!
Ehi?
Ehi!
Ehi, sono qui!
Sono qui, mi sentiteeeeeeeee?

Niente

Mah, ora che rientrano le colleghe del mio piano, si accorgeranno della mia assenza. Cavolo, almeno le mie compagne di stanza!
Dunque, che ore sono?
Le cinque?
Ma non si accorge nessuno che non ci sono?
Ehi, dico, che fate, ve ne andate?
Ehi!
Cos questo rumore?
Magari un altro topo. Vieni bellino, vieni dalla mamma, che ti faccio vedere dov finito il tuo fratellino
Ma ma un gatto!
Micio?
Micio!
Micio, vieni qui, cribbio, non lo senti che ti sto chiamando?
Che fai, hai paura? Ma non devi, sono buona, non si vede?
Fermo! Dove vai?
Torna qui, guarda che ti piglio, non ti infilare in quel buco, che non ci passo, aspetta!
Acc, sono rimasta incastrata
Almeno si respira. E vedo, vedo delle luci. Che sono? Stelle?
Ma che ore sono?
Dio, un piccolo sforzo

E cos sono riuscita ad evadere. Sono tutta sgraffiata, ammaccata, sporca, con un terribile sapore di topo in bocca e con una nuova consapevolezza: le mosche non son buone da mangiare.
Ma sono fuori! Grazie a un gatto, il migliore amico delluomo.
Qualche volta.


17.04.2007 8 Commenti Feed Stampa