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Karnaly: sogno, destino o sfiga? (seconda parte)

di Roberto Chilosi

pashupatinath

4^atto: in viaggio verso il fiume
Il nightbus impiegherà circa 26 ore per arrivare a Basantapur, dove i due dovranno trovare dei portatori per raggiungere l’imbarco.
Il viaggio è massacrante: all’interno del bus c’è così caldo e umido che, se si tenessero i finestrini chiusi, potrebbe piovere.
Passano le ultime tre ore sul tetto, sporchi, stanchi e puzzolenti, ma determinati e sereni.
A Basantapur che è proprio un bel paisiello a 2520 mt/slm, i due vengono circondati da stupendi bambini dai grandi occhi espressivi, alloggiano presso una famiglia di Sherpa e trovano subito i portatori.
Ma nonostante le loro menti siano serene i loro intestini no e, senza badarci troppo, entrambi vengono colti da una scarica di dissenteria.
Decidono quindi per un portatore a testa al quale far portare solo la canoa, ritenendosi assolutamente in grado di trasportarsi il resto del materiale.
BRAVIMERLI!
Durante la notte la diarrea impazza e la febbre sale ma, se la tenacia è una virtu’ dei forti e probabilmente anche dei coglioni, i due ne sono forniti in abbondanza e persistono nel non volere altri portatori.
Il confronto con i dislivelli dei sentieri nepalesi è durissimo e i due ne escono malconci, con 4 kg. in meno e le spalle segate dagli spallacci delle sacche.
Finalmente Dobham, l’imbarco classico, un altro bel paesino sul fiume, dove il novizio decide di fermarsi ospite di un’altra calorosissima famiglia di Sherpa.
L’A. no.
Nonostante le pessime condizioni fisiche, decide comunque di andarsi a imbarcare almeno a Mithlung, una 15na di km più a monte.
L’umiltà e la capacità di rinuncia evidentemente non sono di questi luoghi e ricomincia il cammino.
Il paesaggio benchè spesso celato dalla nebbia è molto suggestivo, con enormi oleandri in fiore e grosse querce asiatiche a contornare i sentieri.
Le montagne, proprio a causa della nebbia le vediamo solo a sprazzi.

5^atto: il fiume
Il Tamur alto la guida dice che è stato sceso poche volte e con qualche problema, poi l’A. capirà perché.
L’A. è già sfinito prima di entrare in acqua, dovrebbe riposare, ma soprattutto mangiare che, a causa degli intestini in subbuglio, ha masticato solo poco riso negli ultimi tre giorni.
Ma c’è troppa gente a Mithlung e l’A. vuole subito togliersi dall’umanità invadente dei locali ed eccolo in acqua, il suo elemento.
Lui è acqua o, meglio, dissenteria, ma sempre di liquidi si tratta.
Per i primi km il fiume è divertente e relativamente difficile (WW4), manovriero e con una portata intorno ai 50/60 m3/sec.
Tutto va bene, c’è un solo dubbio, spera di non dover trasbordare con la canoa carica.
Salendo ha visto il fiume e ritiene, benchè per alcuni km. molto difficile ed insidioso, di poterlo scendere tutto.
C’è solo un tratto, una gola, che non è riuscito a scorgere dal sentiero, ma non ci pensa.
E fa male.
Quando si accorge dell’errore è troppo tardi ed è già nella gola.
Primo trasbordo: una roccia enorme che ostruisce completamente il corso del fiume, qui stretto solo pochi metri.
Rapida con salto finale di WW 5+.
Trasbordo mostruoso, considerate le sue condizioni fisiche.
Non ha pensieri, solo fatica.
Altre rapide molto difficili, poi ancora un trasbordo.
Questa volta sviene. Si riprende e grazie a Dio, aveva previsto emergenze e trangugia un beverone reintegrante, forse a base di anfetamina che lo rimette in piedi.
Gli sembra di essere in acqua da giorni, ma sono passate solo 3 ore da quando si è imbarcato.
Finalmente la fine della gola, adesso il fiume è molto difficile, ma tutto praticabile.

In condizioni normali riterrebbe questa parte del fiume come una delle più belle e impegnative mai discese, adesso pensa soltanto ad arrivare.
E arriva.
E’ così stanco che non riesce nemmeno a parlare.
Gli sembra di non aver mai faticato tanto in vita sua, che di anni ne ha 33 e di cose ne ha fatte…
Il novizio nel frattempo si è perfettamente integrato nella realtà locale, adottato dalla ospitalissima famiglia.
Il mattino dopo partono per la discesa del tratto classico, 120 km., per percorrere il quale impiegheranno 3 giorni incontrando difficoltà fino a WW 4+.

Epilogo
Questa storia vera e assolutamente autoironica, è il resoconto parziale di un fallimento più che altro morale del viaggio.
Scendere un fiume significa goderne appieno ogni rapida, onda, rullo e non sperare di arrivare allo sbarco più in fretta possibile.
Soprattutto nei river-trip bisogna cercare di fondersi appieno con il fiume e con il mondo circostante, per sentirsi parte di qualcosa.

Questa volta ciò non si è verificato ed è questa la vera sconfitta.


15.04.2007 Commenta Feed Stampa