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Questo non è un thriller

di Edo Grandinetti

leonardPer la lettura de “Il grande salto” di Elmore Leonard si consiglia, innanzitutto, di usare con attenzione il proprio orecchio(*). E di sedersi comodamente in poltrona, con confezione maxi di pop-corn. “Il grande salto” ha il sapore di un b-movie, o di un film dei fratelli Coen, ritmato com’è da dialoghi serrati, e da uno svolgersi casuale di eventi che rotolano fortuitamente l’uno dietro l’altro, annichilendo ogni anelito di suspense del lettore.
Leonard esordisce nella crime fiction irridendone regole e convenzioni. Ci racconta la storia di un ex-giocatore di baseball e di una ragazzetta in cerca di brividi e soldi facili.
Nessuno dei personaggi ha il controllo degli eventi. Tutto accade più per errore che per destino. Per certi versi ricorda Rapina a mano armata di Stanley Kubrick.
L’uso della terza persona è più vicino alla voice-over cinematografica, che all’io-narrante(**). Lo stesso finale ribalta le regole classiche dell’happy end hollywoodiano.

Ah, nonostante la copertina Einaudi (“Il più grande scrittore americano di thriller”), non aspettatevi un thriller.

(*)”Per tradurre Elmore Leonard in italiano è necessario essere buoni ascoltatori. Bisogna amare la conversazione, la storia viva che serpeggia tra le teste nelle piazze, i capannelli di pensionati che bisticciano in dialetto, le pause caffè nei corridoi, i pranzi estivi dai parenti di campagna, i bar aperti prima dell’alba, i viaggi in auto su e giù per la Penisola, le rare occasioni in cui nello scompartimento dell’Intercity Notte nessuno vuole dormire. 
Avere “orecchio assoluto”, senso musicale per la lingua che si parla intorno”. Wu Ming 1, Nandropausa 11.

(**)”Leonard è ostile all’io narrante, scrive usando la terza persona, ma non c’è un narratore esterno, men che meno “onnisciente”. Il punto di vista è sempre quello del personaggio che agisce”. Wu Ming 1, Nandropausa 11.


13.04.2007 2 Commenti Feed Stampa