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Quando stai solo

di Filippo Bologna

vitelloniQuando stai solo ti abitui a stare solo. E allora il letto non ti sembra più troppo grande, e dopo un po’ ti fai coraggio e ti prendi anche l’altra metà, che da quando lei non c’è non hai più osato, e hai fatto conto di dividere con un tizio incontrato nello scompartimento del treno. Quando stai solo il silenzio non ti sembra silenzio. Diventa una voce. Che dice cose. Che solo tu puoi sentire. Quando stai solo il credito del telefonino ti dura un’eternità.

Succede che una sera non ti va di star solo.Allora esci e trovi gli amici. O una donna. Se la trovi, e te la ritrovi nel letto, dopo che c’hai fatto l’amore lei vuole abbracciarti e tu invece vuoi girarti su un fianco ma non lo fai perché sta male. Allora resti supino, dai ora dormiamo dici, che è tardi, e cerchi di evitare che i tuoi piedi si tocchino coi suoi. Perché i piedi sono una cosa intima, che si possono toccare solo se due persone si amano. Desideri che se ne vada in fretta e non vedi l’ora di tornare presto solo. Finalmente solo. Invochi l’alba che si porta dietro la promessa di un nuovo giorno e la scusa di avere cose da fare. Come quando sei in ascensore con altra gente e c’è quel silenzio gravido da ascensore, che è un silenzio d’apnea, che non finisce più, e non vedi l’ora che si aprano le porte perché vuoi schizzare fuori e tornare a startene solo, a gridare e respirare coi tuoi di polmoni. Quando stai solo non hai più paura di stare solo. Ti prendi il tuo tempo, ti fai le tue cose. E niente.

Il rischio di quando stai solo è che dopo un po’ ci prendi gusto. Specialmente se gli amici non ti mancano e sai dove trovarli, specialmente se è una donna, e non una ragazza, che ti manca. Perché una donna si trova e non è un problema. Uno dei problemi di quando stai da solo è che ti scordi di quanto è bello stare in due. Ma non in due così, tanto per starci (conosco un sacco di ragazze che stanno in due così, tanto per starci, perché hanno paura di stare sole anche un minuto e allora si lasciano e si fidanzano si lasciano e si fidanzano, e ne infilano uno dietro l’altro, come quegli anelli di carta dei festoni di carnevale). No, io dico in due proprio. Che la mattina ti svegli e fai l’amore e lei struccata è ancora più bella che la sera alla cena con gli amici e non ti fa fatica andare in cucina a mettere su il caffè e glielo porti senza che lei te lo chieda. E se è una bella giornata di sole ti sembra che hai un sacco di cose davanti. E non dietro. Cose da fare in due. Cose che non faresti mai da solo.

Quello ti manca. Però ci devi arrivare lì. Allora è dura. Perché all’inizio devi sempre superare una soglia, devi attraversare indenne quello sbarramento di parole e interessi che ti vorresti risparmiare perché non ti interessano ma che l’altro giustamente ti mette davanti perché vuole conoscerti (pretesa che tu non hai) e dice: io sono qui, vediamo se vieni a prendermi. Allora io quando mi trovo in queste situazioni, sorrido senza esagerare, guardo un punto indefinito nel perimetro del volto di chi mi sta davanti e annuisco piano, di modo che lei pensi che mi interessa quello che sta dicendo (ma in realtà ho capito subito che non mi interessa L’alchimista di Coelho e tutte le cose che interessano a quelli a cui interessa L’alchimista di Coelho). Sto attento a non farle capire che non mi interessa né lei né L’alchimista di Coelho. Perché se mi tana potrebbe dire: Ma almeno l’hai letto? L’hai mai letto? Mi potrebbe dire. No che non l’ho letto. E tu sei stata sull’isola di Pasqua? La vita è troppo breve. E come fai a sapere che non ti interessa? Lo so. La vita non è così breve. Ed è un discorso troppo lungo e intimo da fare a una sconosciuta. Le dovrei spiegare anche perché non possiedo scarpe a punta quadrata, perché all’università consideravo dei coglioni quelli che sottolineavano tutto il libro, perché mi fanno orrore gli uomini che si radono le sopracciglia e perché non sopporto quelli che dicono “a livello lavorativo”. E non mi va. Non mi va. Né di stare a sentire tutte le sue storie, né di raccontare le mie. Né di spiegare tutto da capo, una volta ancora, solo per non stare solo una notte. Ecco perché preferisco stare solo.

Il guaio è che quando stai solo ti abitui a star solo. E non ci si deve abituare a star soli. Un giorno potresti entrare dal tabaccaio. Comprarti un pacchetto di sigarette. Perché hai voglia di startene a fumare. Al buio. Da solo. E voltando il pacchetto potresti leggere: Stare soli da dipendenza. Non iniziare.


2.04.2007 29 Commenti Feed Stampa